The Winefathers e La Cricca – Due progetti da vignaioli per i vignaioli

In questo WineBlog, ogni tanto, amo dedicare spazio e visibilità a quei progetti che abbinino al meglio qualità, sostenibilità ed una comunicazione etica del vino e del lavoro dei vignaioli. L’ho fatto in passato con dei progetto di crowdfunding e lo faccio oggi con un’idea che seguo dagli albori e che oggi, finalmente, può definirsi una concreta realtà: The Winefathers.
Ho deciso di lasciare che siano gli ideatori a raccontarvi di questo bellissimo progetto, che rappresenta un unicum nel panorama del vino italiano e non solo, quindi godetevi l’intervista.
the winefathers
  • Cos’è “The Winefathers”?
The Winefathers è il primo sito
internet che consente di diventare parenti di vignaioli artigianali
italiani. Ma cosa significa esattamente? Significa che sul nostro
portale si possono supportare i progetti dei migliori vignaioli
artigianali italiani, progetti orientati alla sostenibilità, sia
essa ambientale (ad esempio il recupero di un vitigno autoctono in
via di estinzione) o sociale (ad esempio la produzione di un vino
lavorando con persone disabili). Supportando questi progetti si
diventa cugini, zii, fratelli o sorelle, fino a winefathers e
winemothers dei vignaioli. In cambio si ottengono ricompense
proporzionali all’offerta effettuata: da bottiglie di vino a
soggiorni dal vignaiolo, pranzi e degustazioni in famiglia ecc…
  • Come nasce il progetto e perché?
Il progetto è nato un po’ per caso,
come spesso capita. Siamo da sempre appassionati di vino e un giorno
Luca Comello (il fondatore di The Winefathers), lavorando su un altro
progetto imprenditoriale, si imbatte in un sito americano di nome
Etsy, che mette in relazione tra di loro piccoli hobbisti e
appassionati di tutto il mondo. Da lì si accende una lampadina:
perché non fare qualcosa del genere nel mondo del vino? Da un lato
ci sono tanti vignaioli artigianali che, pur avendo prodotti e
progetti di qualità, faticano a farsi conoscere, e d’altro canto
sono sempre di più gli appassionati che si interessano alla storia
di piccole cantine fortemente legate al loro territorio.
Qui troverete tutti i vignaioli aderenti al progetto: www.thewinefathers.com/winemakers.
vignaioli italiani
  • A cosa puntate?
A diffondere una filosofia chiara e
forte a cui teniamo molto: dietro un vino autentico e di qualità,
c’è storia, cultura, legame con il territorio, rispetto per la
natura e per le persone. Conoscere questi vignaioli, degustare
insieme a loro, ascoltare i loro racconti: tutto questo è lusso
secondo noi. Dobbiamo dire che il riscontro è molto positivo,
soprattutto da oltreoceano, e questo ci spinge ad andare avanti.
  • E La Cricca, come nasce?
Il lavoro dietro al computer cominciava
a stare stretto, ed ecco che, all’inizio del 2016 nasce il progetto
La Cricca
. Volevamo fare “il nostro vino”, ma chiaramente non ci
si improvvisa vignaioli…
In quel periodo, però, abbiamo
conosciuto l’enologo Giacomo Orlando, che lavora in una rinomata
cantina friulana ma sentiva lo stesso bisogno di realizzare qualcosa
di nuovo. E così abbiamo formato un gruppo – una cricca come la
chiamiamo noi – per lavorare insieme e portare in tavola la nostra
idea di vino friulano.
  • Quali sono i vini prodotti e quali
    sono i principi seguiti (se ci sono) in vigna ed in cantina?
Come prima produzione abbiamo scelto un
Friulano e un Pinot Bianco
. Si tratta di una piccola produzione di
circa 2.000 bottiglie. Abbiamo voluto puntare su un autoctono che da
sempre rappresenta il Friuli autentico, e un internazionale che ha
trovato nella nostra regione alcune interessanti interpretazioni, ma
su cui abbiamo voluto dire la nostra. I principi seguiti sono quelli
della sostenibilità, senza se e senza ma. Utilizzo di uve biologiche
e vinificazione secondo il disciplinare del vino biologico
.
Fermentazione spontanea per il Pinot. Ma non ci siamo limitati a
questo. I nostri vini hanno un livello di solfiti che è circa la
metà di quanto previsto dal disciplinare.
  • Quali sono i riscontri ottenuti
    sino ad ora?
Abbiamo appena lanciato i vini de La
Cricca, da neanche due mesi, ma i riscontri sono davvero ottimi. I
vini piacciono a esperti e non, e per noi è fondamentale, perché ci
fa piacere avere buone recensioni dai sommelier ma rimaniamo convinti
che il vero indicatore del successo è se la bottiglia finisce o
rimane a metà. Poi chiaramente c’è chi preferisce il Friulano,
autentico, salato, marino, retrogusto amandorlato, e chi il Pinot
Bianco, più strutturato, fruttato, con sentori di spezie.
  • Progetti per il “futuro”?

Come La Cricca siamo entrati nei primi
ristoranti ed enoteche, ma chiaramente per poterci far conoscere
siamo alla ricerca di locali giovani, guidati da appassionati che
abbiano voglia di proporre e raccontare un prodotto nuovo ai propri
clienti. E poi, sia come La Cricca che come The Winefathers,
punteremo sempre di più sul tema della sostenibilità. Stiamo
lavorando ad un ambizioso progetto con un’università tedesca… ma
ve lo racconteremo più avanti!
Sin dal principio ho trovato il concept del progetto The Winefathers davvero positivo e molto in linea con una comunicazione enoica organica, votata a far conoscere le realtà vitivinicole italiane più piccole e la figura del vignaiolo nella sua interezza, dalla fatica alla soddisfazione di portare in cantina le proprie uve e trarne un vino che sia frutto del proprio fare e del proprio sentire. Sono molto felice che le cose stiano andando bene, perché sono sempre molti i dubbi iniziali quando un progetto contiene una buona dose di sogno.
Per quanto concerne La Cricca, ho avuto modo di assaggiare entrambi i vini e devo ammettere che per essere una microproduzione sperimentale, alla prima annata, il lavoro svolto sia stato davvero notevole. Il Friulano è molto identitario, affusolato nella sua freschezza, ma ben composto nella struttura, con un finale sapido che invoglia al refill.
Il Pinot Bianco è un vino da attendere (sono sicuro che tra uno o due anni questo vino farà gioire anche i più scettici), ma che stappato “oggi” con degli amici che amano i bianchi affinati e non temono il legno ancora da integrare, ha mostrato un’evidenza lampante, ovvero che noi “enonerd” ci facciamo un sacco di paranoie sul legno, ma poi quando stappi una bottiglia così tra amici fuori “dalla cricca” il vino piace e la bottiglia finisce. A mio parere, quindi, la scelta di fare due vini così diametralmente differenti, eppure uniti da un concetto comune di sostenibilità e pulizia, è più che condivisibile, specie se si vuole inquadrare quale possa essere la strada da perseguire. 
I vini sono ben fatti, puliti e di buon equilibrio, quindi non mi resta che attendere le prossime annate, magari con numeri più importanti e godere le evoluzioni di questo bel progetto.

F.S.R.
#WineIsSharing

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