Il giovane vignaiolo Lorenzo Olivero e la sua piccola cantina Olivero Mario a Roddi – Barolo

Oggi vi porto a Roddi, in Langa, dove sorge la piccola azienda agricola Olivero Mario di Olivero Lorenzo.
Una piccola grande
scoperta fatta durante il mio ultimo viaggio nelle Langhe alla
ricerca di realtà ancora poco note, seppur integrate in un areale
già profondamente scandagliato come quello del Barolo.

cantina olivero mario roddi
A condurre la cantina è
il giovane Lorenzo Olivero, Olly per gli amici, che ha deciso di
portare in bottiglia il frutto dei 4 ettari di vigneto dai quali suo
padre traeva uva che preferiva vendere.
Dopo aver frequentato la scuola enologica di Alba e aver conseguito la laurea in
viticoltura, Lorenzo ha maturato esperienze al fianco di importanti
agronomi e tecnici del settore al fine di comprendere a pieno l’arte
del far vino partendo dalla vigna, come s’ha da fare.
E’ così che nel 2003,
ancora giovanissimo, Lorenzo inizia la sua avventura di vignaiolo e,
con il supporto di suo padre, inizia a produrre vino da quei 4 ettari
di vigneto suddivisi in altrettanti diversi piccoli appezzamenti,
tutti in un raggio di 15 km dalla cantina di vinificazione sede
dell’azienda.

vigne lorenzo olivero mario
Una storia comune a
molti, ma che vede nell’approccio di Lorenzo dei distinguo netti e
marcati nei confronti di ciò che potrebbe ricadere nell’ambito
della consuetudine.
E’ attraversando i
vigneti che circondano la cantina che mi rendo conto, infatti, di
quanto questo giovane vignaiolo abbia idee chiare, nitide, nette sia
riguardo la conduzione agronomica che la vinificazione.
Partendo dai varietali la
scelta dell’azienda è stata quella di impiantare autoctoni come
Arneis, Dolcetto, Barbera e, ovviamente, Nebbiolo e di sperimentare, al contempo, degli alloctoni come Merlot e Manzoni Bianco.
Questo per cercare di
privilegiare l’espressione del terreno e del contesto pedoclimatico
alla mera scelta del vitigno, pur ricercandone la più sincera
espressività.
Il tutto è condotto con un approccio alla viticoltura ragionato e ponderato, senza forzature, scevro da
dogmi o certificazioni: niente erbicidi; solo trattamenti a base
Rame e Zolfo contro Peronospora e Oidio; solo concimi organici,
letame e sovescio per il reintegro degli asporti al terreno.
vendemmia barolo roddi
Conoscendo bene le problematiche della zona legate alla Flavescenza Dorata la nostra chiacchierata è virata in pochi istanti verso il principale motivo per il quale Lorenzo trova poco utile aderire in maniera completa alla certificazione biologica, spiegato con estrema saggezza e competenza così: “Nonostante oggi il BIO sia un trend in decisa crescita,
io sono convinto che il perdurare, in Piemonte, di una alta
diffusione della Flavescenza Dorata, in particolare nell’areale dell’Albese, sia
un fattore da non sottovalutare se si vuol salvaguardare il proprio
patrimonio viticolo. E con la lotta biologica il controllo di questa
emergenza è praticamente impossibile.
In 11 anni di esperienza
(2006 / 2017) come collaboratore al fianco di uno dei migliori
agronomi e consulenti viticoli d’Italia ho potuto toccare con mano
il problema Flavescenza Dorata. La lotta Biologica obbliga il
viticoltore che vi aderisce, ad utilizzare per la lotta al vettore
(lotta obbligatoria per legge in Piemonte) l’unico insetticida
permesso, (perché di originale estrazione da una pianta) il Piretro.
Tale principio attivo risulta essere ad azione abbattente,
termolabile e fotolabile, ed attivo esclusivamente sui giovani di
Scafoideo, notoriamente la forma meno pericolosa perché poco mobile.
Ne deriva il profilo di un rimedio poco o per nulla efficace contro
il vettore e la malattia da esso trasmessa. Se poi si aggiunge il
fatto che per cercare di ottenere qualche risultato si è forzati a
eseguire almeno 3-4 trattamenti l’anno (contro i 2 del metodo
convenzionale), si capisce come l’impatto ambientale della lotta
biologica relativamente al problema Flavescenza Dorata sia quantomeno
discutibile. “
Al rispetto assoluto in
vigna segue quello in cantina, con vinificazioni con passaggi
meccanici di pigiatura e pressatura il più lenti e soffici
possibile, rimontaggi e follature manuali, senza uso di vinificatori
rotativi o in continuo. Viste le piccole dimensioni e la volontà di
parcellizzare i vigneti attraverso micro-vinificazioni alle
fermentazioni in acciaio fa seguito l’affinamento in legno piccolo
da 225 litri e tonneau da 400-500 e 600 litri. Nuovi e usati a seconda
dei vini e dell’annata.
In parole povere l’obiettivo di Lorenzo
Olivero è quello di fare vino nel completo diniego dell’enologia
additiva e correttiva e ci sta riuscendo egregiamente.
barolo piccola cantina
Lorenzo ama la tradizione
langhetta ma vede nell’accettazione pedissequa della stessa una
briglia alla sua voglia di mettersi in gioco. Esempi della sua voglia
di sperimentare sono rappresentati dalla dalla scelta di affinare il
suo Dolcetto da vigne vecchie (50 anni) in legno e dall’impianto di
Manzoni Bianco e Merlot in terra di Barolo.
In un momento in cui le
Langhe hanno dimostrato ampiamente la propria vocazione e la qualità
che ne consegue in bottiglia, Lorenzo sente forte la necessità di
non accettare la stasi e di non seguire i meri dettami del mercato,
cercando, altresì, di interpretare il proprio il territorio con uno
stile personale e mai banale. Un giovane vignaiolo che non vuole
scendere a compromessi e che vede nella ricerca della pulizia,
dell’intensità e di una buona dose di struttura l’equilibrio
naturale dei suoi vini, che mai dovranno essere esili o palesemente
difettati.
wine blogger francesco saverio russo
Dopo la lunga
chiacchierata in vigna ho avuto modo di sedermi nella piccola e
accogliente sala degustazioni dell’azienda per assaggiare tutta la
linea dei vini prodotti, ovvero ben 8 referenze, che per una realtà
così piccola stanno ad indicare una grande varietà di espressioni
varietali e territoriali.
Lorenzo produce un Langhe
Arneis (metodo criomacerazione prefermentativa), un Dolcetto d’Alba
classico, un Dolcetto d’Aba Superiore , una Barbera d’Alba e una
Barbera d’Alba Superiore, un Langhe Nebbiolo e Barolo da 2 Cru:
Bricco Ambrogio in Roddi e Bricco Rocca in La Morra.
Con l’annata
2019 dovrebbero arrivare anche un Langhe Bianco da vitigno Manzoni
Bianco e un Langhe Merlot, entrambi in poche bottiglie, ma di
significativa qualità.

Tra questi condivido con voi le mie impressioni sui seguenti vini:
vini olivero mario barolo
Arneis Langhe Doc 2017 – Olivero Mario: un’interpretazione dell’Arneis che sa coniugare al meglio intensità di frutto e slancio minerale. La macerazione prefermentativa esalta lo sviluppo aromatico mettendo i precursori nelle migliori condizioni per sviluppare un naso dalla forte spinta varietale. Il sorso è pieno e dinamico, vibrante per la sua netta sapidità. Un Arneis luminoso che rende onore al del Renesio, antico nome di un vitigno storicamente usato per la produzione di vini dolci ma che, oggi, ha la sua forza nella distintiva sapidità che compensa la non altissima acidità, rendendo il sorso inerziale.

Dolcetto d’Alba Superiore Doc Buschet 2016 – Olivero Mario: dalla vigna più vecchia dell’azienda ad oltre 500mslm Lorenzo produce questo Dolcetto che vuole palesemente dimostrare le potenzialità, spesso snobbate o male interpretate, di questo storico vitigno piemontese. Un vino carico di forza espressiva sin dal primo naso, pieno al sorso ma in grado di distendersi in un sorso ampio e profondo che trova nel tratto netto della sua trama tannica un distintivo tratto di nobiltà. 

Langhe Nebbiolo Doc 2016 – Olivero Mario: un altro concreto esempio di quanto l’annata 2016 calzi a pennello al Nebbiolo! Un vino di grande finezza, che gioca con il frutto e la balsamicità a tratti speziata che lo rendono fresco e intrigante. Un sorso integro, con una muscolatura tonica e slanciata, capace di un affondo notevole, con una chiosa minerale ferrosa di gran classe. Il tannino fitto e ben levigato non ostacola affatto la beva.

Barolo Docg 2014 – Olivero Mario: un’annata sfortunata, dai tratti particolarmente nefasti per le vigne di Lorenzo che oltre al freddo e alla pioggia hanno dovuto fare i conti con forti grandinate che ne hanno decimato le rese. Da qui la scelta di produrre un solo Barolo dall’assemblaggio dei 2 cru aziendali Bricco Ambrogio in Roddi e Bricco Rocca in La Morra. Un vino che non dovrebbe più ripetersi – o almeno questa è la speranza – ma che sa esprimere un’eleganza disarmante con note floreali in evidenza ancor più del frutto che, timido, tarda ad aprirsi con grande garbo e finezza. I tratti balsamici sono, qui, più sfumati quasi a voler condurre al sorso in punta di piedi. Un sorso che non manca di nulla e vanta un equilibrio impeccabile fra corpo e anima, fra materia glicerica e scheletro acido e minerale. Cesellato il tannino che ha scampato alla grande il rischio di risultare verde e immaturo, dimostrando la minuziosa attenzione nella scelta delle uve da parte di Lorenzo.

Molto valida anche la Barbera Superiore Campii Raudii 2015 che confido di riassaggiare presto, in quanto ancor meno pronta dei nebbioli.

In conclusione, questa piccola azienda a conduzione familiare trainata dal giovane vignaiolo Lorenzo Olivero ha saputo convincermi per la grande convinzione nelle proprie scelte per la qualità dei risultati ottenuti a discapito di futili pregiudizi. Sicurezze che, però, non impediscono di mettersi in discussione continuamente, di annata in annata, di scelta in scelta, mirando ad interpretare al meglio il frutto delle proprie terre, declinando ciascun varietale secondo il proprio contesto pedoclimatico, prediligendo uno stile ben definito e mai ruffiano.
Nelle sue micro-vinificazioni troverete un filo conduttore imprescindibile per Lorenzo: la pulizia come veicolo di identità varietale e territoriale.


F.S.R.



#WineIsSharing

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