Elvio Cogno – Tecnica, sensibilità e rispetto per tradurre al meglio l’identità dei Barolo di Ravera e non solo!

La Cantina Elvio Cogno, a Novello, oggi guidata da Valter Fissore e da sua moglie Nadia Cogno è, oggi, un riferimento per i vini delle Langhe, per identità e riconoscibilità

Seguo da tempo le evoluzioni della cantina Elvio Cogno, interessato alla capacità di Valter Fissore e sua moglie Nadia di non scegliere mai la strada più semplice né in vigna né in cantina.
La vista dalla sede di Novello è mozzafiato e concorre alla presa di coscienza di quanto i vini di questa realtà siano stati sempre ponderati in base al potenziale di ogni singola parcella.

Valter Fissore, seguendo le orme del suocero Elvio, continua a creare vini che riflettono appieno il carattere del territorio puntando, in particolare, sul “cru” Ravera, dal quale provengono le diverse interpretazioni di Barolo che questa realtà ha deciso di portare in bottiglia, dedicando loro diverse vinificazioni e tempi di uscita ponderati in base alla predisposizione della singola parcella.

E’ solo agli inizi degli anni ’90 (1991 prima annata) che inizia il percorso della Elvio Cogno così come la conosciamo ora. Difficile credere che quando acquistarono l’antica cascina del ‘700, oggi divenuta cantina, c’erano ancora stalle e granai, tanto è ben congegnato e tanto è pulito ogni spazio, compresi i nuovi locali per l’affinamento.

L’approccio enologico è laico, con la giusta amalgama fra ricerca e sperimentazione da un lato e fare artigiano e rispetto per la “tradizione” dall’altro, con la tecnologia e la tecnica che divengono fondamentali per eliminare la chimica. Le fermentazioni sono generalmente lunghe e a cappello sommerso e negli ultimi anni si è iniziato a dosare in maniera acuta e sensibile “strumenti” come il grappolo intero e la macerazione semi-carbonica per andare a lavorare sulla percezione di freschezza e sulle sensazioni tattili dei Nebbioli. Il risultato è la produzione di vini equilibrati: ricchi ma non eccessivi, dinamici ed eleganti, con un carattere e un’impronta classica ma, al contempo, capaci di segnare una rotta propria, quella che conduce verso l’obiettivo di tutti i produttori, ovvero la riconoscibilità

Un inciso va fatto sulla Nascetta di Novello, che proprio la famiglia Cogno ha riscoperto (l’azienda ne detiene il maggior numero di ettari) e rivalorizzato provando chiavi di lettura differenti, fino ad arrivare alla quadratura del cerchio con l’annata 2019 che, assaggiata oggi, mostra quanto scelte accorte nella gestione agronomica, il completamento della fermentazione in legno grande e le lunghe soste sulle fecce fini permettano a questo intrigante vitigno di esprimere tutta la sua personalità attraverso aromi minerali (pietra focaia), floreali e non solo fruttati e, soprattutto, grazie alla sua persistente sapidità. La 2022, probabilmente, farà la stessa strada e stupirà tra un paio di anni, ma per chi vuole comprendere a pieno l’identità più diretta e nitida del vitigno assaggiarla ora può fungere da quello che, senza tema di smentita, ne è il benchmark. Un plauso a Valter e all’azienda Cogno per aver voluto fortemente dare nuova vita a questa varietà che solo nel 2010 ottiene il riconoscimento come Doc Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello (dal 2002 era entrata nella Doc Langhe) la cui produzione è autorizzata nel solo Comune, da uve Nas-cëtta al 100%. Capofila dell’associazione dei produttori di questa preziosa varietà, Valter ha le idee molto chiare su dove potrà arrivare e a giudicare dagli equilibri trovati in bottiglia, non mi meraviglierei se arrivasse a risultati anche oltre le aspettative.

Grande il lavoro fatto sulla Barbera (entrambe Barbera d’Alba Doc), con la versione fresca (2022) che incarna le dotazioni di serie della varietà e dei vini tradizionali da essa prodotti, tutelandone freschezza e agilità, mentre la “Pre-Phylloxera” (2021), traduce in maniera pedissequa ciò che le viene comunicato da uno dei vigneti più vecchi di Barbera esistenti, conferendole profondità, concentrazione, tensione e persistenza, senza scadere, però, nella mera e ridondante opulenza, grazie a una gestione del legno garbata, alla vitalità tannica e all’ematicità spiccata. Una testimonianza di quanto fossero diverse le genetiche di un tempo (probabilmente anche più resistenti alla fdo).

Fresco, dinamico e saporito il Langhe Nebbiolo Montegrilli, giusto viatico verso i Barolo che, notoriamente, a casa Fissore-Cogno escono cadenzati, a prescindere dal disciplinare.

In ordine ho degustato il Barolo Cascina Nuova, che nell’annata 2020 si mostra già armonico, nitido, succoso, teso e saporito.

Poi si passa al Barolo Ravera (biotipo Lampia e Michet) 2020, più intenso, concreto, profondo e sanguigno. Di carattere e proiettato a un’eleganza classica, per nulla ostentata.

E’ la volta del Barolo Ravera “Bricco Pernice” 2019 (biotipo Lampia), figlio di un’annata luminosa, che ne esalta lo spettro floreale e speziato al naso e l’equilibrio fra materia e slancio in bocca. I tannini sono fitti e ben definiti. Chiude carnoso, umami di grande persistenza.

In chiusura il Barolo Riserva Ravera “Vigna Elena” (biotipo Rosè) che potrebbe spiazzare chiunque alla cieca, con il suo primo approccio olfattivo di rosa canina, pepe nero e piccoli frutti rossi, che fa pensare a come sarebbe un Nebbiolo fatto in Borgogna, poi si torna precisi come un gps a Ravera, ma il pensiero resta anche nel sorso capace di coniugare materia e slancio in maniera impeccabile. Tannini di rara finezza, chiusura tra ferro e sale e una beva che, nonostante l’importanza del vino (che non manca certo di struttura) è disarmante. Una delle linee più intriganti e convincenti assaggiate in langa da tempo. La ricerca, la consapevolezza tecnica, la sperimentazione e la sensibilità interpretativa hanno portato questa realtà a produrre vini di grande personalità, nella piena aderenza alla propria identità varietale (addirittura clonale) e territoriale.

E’ interessante quanto in un paio d’ore da Elvio Cogno, alla presenza di Valter, Nadia e il genero Giulio, oltre ad approfondire le dinamiche di vigna e di cantina dell’azienda sono state messe in discussione convinzioni radicate nel pensare e nel fare di molti tecnici “old school” senza mai voler imporre un approccio generalizzato, bensì raccontandosi per ciò che si fa ora alla luce di anni di tentativi e di crescita, con una sola cosa a non mutare mai: la volontà di produrre grandi vini di territorio capaci di coniugare eleganza, identità e beva. Se dovessi descrivere cosa cerco nei vini di langa contemporanei probabilmente inizierei proprio questi tre termini.

F.S.R.

#WineIsSharing

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