Da alcuni anni indico quelli che potrebbero essere, a parer mio, i territori da attenzionare tra gli areali che potremmo considerare degli “outsider”, in quanti meritevoli di una più positiva percezione. Nelle ultime edizioni di questa selezione ho citato areali come: Il Trentino, la Maremma e le sue ideali sottozone, i Colli Euganei, Oristano e la Vernaccia, l’Acquese e il suo Brachetto, Ischia, Aquileia, Cortona, l’areale del Ruchè di Castagnole Monferrato, il Bianchello del Metauro, i Monti Lessini, Villamagna, i Campi Flegrei, Bramaterra e Lessona, la Romangia, Lamole, il Chianti Rufina, Modigliana, il Mandrolisai, Albugnano, il Sannio, Custoza, Serrapetrona, Santa Maddalena, la Riviera Ligure di Ponente e molti altri areali con i loro vini di riferimento. Questa volta ho deciso di limitare la scelta a un novero più ristretto di realtà territoriali che ho visitato negli ultimi 12 mesi e ritengo in una fase di grande rinnovamento e spinta prospettica. Areali che attraverso una rinnovata coesione dei produttori locali stanno dimostrando di poter trascendere chi una mancanza di comunicazione adeguata, chi errori del passato, chi un posizionamento medio troppo basso che ha funto sin troppo a lungo da zavorra in un ideale percorso di valorizzazione, aprendosi a nuove prospettive. Elemento distintivo e volano fondamentale per il rilancio delle zone che ho scelto sarà l’enoturismo.
La rivincita degli outsider – 6 areali vitivinicoli destinati a stupire nel 2025
I Sette Colli di Ziano
I Sette Colli di Ziano Piacentino, in Emilia-Romagna, rappresentano uno dei territori vitivinicoli più interessanti e variegati, caratterizzati da una lunga tradizione vinicola, un mesoclima favorevole e terreni ideali per la viticoltura. La zona si distingue per la produzione di vini di alta qualità, grazie all’integrazione di tradizione e innovazione.
Storia e territorio: Dedicato alla viticoltura sin da epoche antiche, il territorio ha beneficiato delle tecniche introdotte da popolazioni come paleoliguri, etruschi e romani. Oggi, i Sette Colli combinano paesaggi mozzafiato con una viticoltura moderna, mantenendo l’identità storica.
Caratteristiche pedoclimatiche: I terreni argillosi e calcarei, con ottima capacità drenante, e il clima temperato con escursioni termiche significative favoriscono la produzione di uve di alta qualità, ricche di aromi complessi.
Vitigni e vini: L’area ospita vitigni autoctoni e internazionali come Barbera, Croatina, Ortrugo e Malvasia di Candia Aromatica, che danno vita a una varietà di vini, dai rossi strutturati ai bianchi freschi, fino a spumanti e dolci.
- Ortrugo: vitigno autoctono rivalutato, si esprime in versioni fresche, frizzanti e spumantizzate.
- Gutturnio: blend di Barbera e Croatina, proposto in versioni frizzanti e strutturate.
- Malvasia di Candia Aromatica: offre vini versatili, dal secco al dolce, con grande aromaticità.
Innovazione e tradizione: Le cantine locali coniugano tecniche moderne con metodi tradizionali, puntando sulla sostenibilità ambientale ed economica. L’associazione dei produttori locali lavora per valorizzare i vini attraverso l’enoturismo e un migliore posizionamento sul mercato.
L’enoturismo sta rappresentando un volano importante per i Sette Colli di Ziano, attraendo un numero crescente di visitatori grazie alla vicinanza a Milano e a un’offerta diversificata di eventi e degustazioni, che promuovono i vini locali e le eccellenze gastronomiche. Fondamentale il ruolo dell’enoteca dei Sette Colli.
La combinazione unica di biodiversità, tradizione e innovazione posiziona l’area come uno dei territori più promettenti, capace di rispondere alle sfide dei cambiamenti climatici e di offrire vini autentici e versatili, con un potenziale ancora da esplorare, specie per quanto riguarda le espressioni più importanti di Malvasia di Candia Aromatica, indiscussa regina delle varietà locali.
Oltrepò Pavese
L’Oltrepò Pavese, con la sua conformazione a grappolo, rappresenta uno dei territori vitivinicoli più importanti d’Italia, sebbene negli ultimi decenni abbia visto calare la percezione del suo reale valore. Tuttavia, questo territorio non può più essere considerato un “outsider”: è una terra dalla vocazione straordinaria, pronta a riaffermarsi grazie a un rinascimento vitivinicolo in atto, guidato da produttori determinati a riportare alla luce il meglio della tradizione e dell’innovazione.
Vocazione vitivinicola e rinascita oltrepadana
L’Oltrepò è una terra antica che sta vivendo una rinascita, grazie a un gruppo di produttori che combina passione, rispetto per il territorio e qualità in ogni fase della produzione. Dai vigneti argillosi e calcarei nascono vini che esprimono al meglio il potenziale di questa zona, confermando la sua naturale attitudine alla viticoltura di eccellenza.
I vitigni autoctoni come Barbera, Croatina, Uva Rara, Ughetta (o Vespolina) e Moscato rappresentano parte importante della variegata ampelografia locale. Accanto a vini tipici come Bonarda, Buttafuoco, e Sangue di Giuda, che raccontano la tradizione e l’identità locale, in quest’area si esprimono in maniera, talvolta, eccellente varietà alloctone di grande pregio tra le più selettive come Riesling Renano e Pinot Nero che, qui, hanno trovato un habitat ideale, dimostrando la straordinaria vocazione di questa terra e la sapienza dei propri vignaioli. L’Oltrepò Pavese vanta un vasto panorama di denominazioni, che comprendono:
- 1 DOCG: Oltrepò Pavese Metodo Classico, emblema della spumantistica.
- 7 DOC: Bonarda, Buttafuoco, Casteggio, Pinot Nero, Pinot Grigio, Sangue di Giuda, Oltrepò Pavese (declinato in più varietà)
- 1 IGT: Provincia di Pavia.
Ogni denominazione rappresenta un tassello di un mosaico ricco di tradizioni, tecniche innovative e peculiarità territoriali, in grado di offrire vini che spaziano dai bianchi freschi e aromatici ai rossi strutturati e complessi, fino a spumanti e dolci che conquistano per eleganza e profondità.
Pinot Nero e Riesling: nobiltà enologica nell’Oltrepò
Il Pinot Nero, protagonista indiscusso della spumantistica, si esprime anche in versioni ferme di grande finezza ed eleganza. Allo stesso modo, il Riesling Renano, con la sua straordinaria acidità e capacità di evoluzione, sottolinea la versatilità e la vocazione internazionale di questo areale. Entrambe le varietà attestano che l’Oltrepò Pavese è una culla ideale per vini di qualità superiore.
Guardare al futuro attraverso il territorio
L’Oltrepò Pavese non è solo una terra di vini, ma un laboratorio naturale dove innovazione e tradizione si incontrano. Le nuove generazioni di produttori stanno puntando su tecniche sostenibili e un approccio che valorizzi la biodiversità, consolidando il territorio come una delle realtà vitivinicole più promettenti d’Italia.
Quello in atto è un vero e proprio rinascimento oltrepadano che, grazie anche alla nuova governance del consorzio, permetterà nel giro di poche vendemmia la possibilità di passare, finalmente, dal menzionare l’Oltrepò fra i territori più sottovalutati e promettenti al citarlo fra le sicurezze del nostro paese. Un territorio già capace di raccontare un’identità forte e autentica.
Chianti Colli Fiorentini
Il Chianti Colli Fiorentini, una delle sottozone del Chianti, rappresenta un’area di straordinaria vocazione vitivinicola. Situato tra le colline che circondano Firenze, questo territorio si distingue per la ricchezza geologica, i microclimi variegati e una tradizione vinicola che si fonde con una visione contemporanea della qualità e dell’identità.
Un territorio unico e complesso
La geologia del Chianti Colli Fiorentini, con suoli argillosi e calcarei di origine neogenica, offre una base ideale per la viticoltura. Il paesaggio collinare, con altitudini tra i 150 e i 400 metri sul livello del mare, e le esposizioni prevalentemente soleggiate da sud-est a sud-ovest, creano microclimi diversificati che esaltano la maturazione delle uve e l’espressività dei vini. Questa varietà pedologica e climatica si traduce in una complessità che si riflette nei vini, permettendo ai produttori di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e di ottenere una qualità costante.
Il Sangiovese e i suoi gregari
Il protagonista indiscusso del Chianti Colli Fiorentini è il Sangiovese, vitigno simbolo della Toscana, che in questo territorio si esprime con vivacità acida, tannini ben definiti e un’evoluzione armoniosa nel tempo. Tuttavia, il valore aggiunto di questa zona risiede anche nei suoi vitigni gregari: Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, Mammolo e Malvasia Nera, che arricchiscono i vini con morbidezza, finezza aromatica e maggiore equilibrio. Queste varietà, spesso bistrattate, potrebbero tornare a essere centrali nella ricerca di un’identità di vigneto e territorio, andando oltre il concetto, a volte, limitante di purezza, in favore di una valorizzazione della complementarità varietale.
Stile e identità
Il Chianti Colli Fiorentini si caratterizza per uno stile contemporaneo, capace di coniugare freschezza, agilità e struttura. I vini presentano un equilibrio raro tra acidità, materia e tannini, con valori alcolici contenuti che ne esaltano la fruibilità. Le versioni “d’annata” privilegiano la piacevolezza immediata e la schiettezza aromatica, mentre le “riserva” offrono maggiore profondità e coerenza, bilanciando struttura e dinamica in sorso.
Biodiversità e innovazione
La diversità varietale e la capacità di adattamento alle condizioni climatiche fanno del Chianti Colli Fiorentini un modello di viticoltura sostenibile e futuribile. L’integrazione tra vitigni tradizionali e pratiche moderne permette di preservare l’equilibrio ambientale e di produrre vini che riflettono autenticamente il territorio. La crescente attenzione verso selezioni di vigneto e sottozone promette di consolidare ulteriormente l’identità di questa sottozona, valorizzandone le peculiarità.
Un futuro radicato nella tradizione
Il Chianti Colli Fiorentini non è solo un vino, ma l’espressione di un territorio altamente vocato e in continua evoluzione. Con un’attenzione crescente alla qualità, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle diversità locali, questo areale è destinato a riaffermarsi come una delle eccellenze del panorama enologico toscano, capace di offrire vini di grande identità, versatilità e contemporaneità.
Colli Berici
Situati a sud della città di Vicenza, i Colli Berici rappresentano un territorio unico e affascinante nel panorama vitivinicolo veneto. Questa area collinare, dalla forte identità geologica e climatica, si distingue per la sua straordinaria vocazione alla viticoltura, grazie alla combinazione di suoli complessi, microclimi favorevoli e una tradizione vitivinicola che si intreccia con una crescente attenzione all’innovazione.
Un territorio di origine antica
I Colli Berici sono il risultato di fenomeni geologici avvenuti milioni di anni fa. Le colline, di origine vulcanica e sedimentaria, offrono suoli calcarei e basaltici che garantiscono una grande varietà di caratteristiche per la coltivazione della vite. Questa complessità pedologica si riflette nei vini, che esprimono profondità, eleganza e una spiccata mineralità.
Con altitudini medie attorno ai 300m slm e picchi che superano i 500m slm, il territorio dei Colli Berici gode di un microclima mite e ventilato. La protezione offerta dalle colline circostanti e le escursioni termiche tra il giorno e la notte favoriscono la maturazione ottimale delle uve, preservando la freschezza aromatica e l’equilibrio acido.
Vitigni e peculiarità
L’areale dei Colli Berici si caratterizza per una straordinaria ricchezza ampelografica, ospitando sia vitigni autoctoni sia varietà internazionali che hanno trovato qui un habitat ideale.
- Tai Rosso (Grenache): il vitigno simbolo del territorio, espressione di vini dal colore vivace, con profumi di piccoli frutti rossi, pepe nero e una piacevole nota erbacea. Al palato si distingue per freschezza, tannini gentili e, potenzialmente, la più spiccata contemporaneità di beva.
- Garganega: varietà a bacca bianca che dà vita a vini freschi e minerali, con note di fiori bianchi, agrumi e mandorla, di ottimo bilanciamento fra materia e slancio, se ben coltivata e interpretata.
- Carmenère: tra le varietà internazionali, ha trovato nei Colli Berici un ambiente perfetto, dando vita a vini di struttura ma, al contempo, una spiccata percezione di freschezza e slancio. Spesso confuso con il Cabernet Franc, manifesta una maggior attitudine al cambiamento climatico.
- Merlot e Cabernet Sauvignon: le due varietà bordolesi si esprimono con eleganza e profondità, con un forte piglio territoriale, ematico e una buonissimo predisposizione alla longevità.
Tra le uve bianche, oltre alla Garganega, si possono trovare alcune interpretazioni base Chardonnay o Sauvignon Blanc, mentre le rosse possiamo trovare anche altre varietà locali a bacca rossa e il Pinot Nero, che aggiunge ulteriore complessità alla produzione locale.
Stile e identità dei vini
I vini dei Colli Berici si contraddistinguono per una grande eleganza e territorialità. Le varietà autoctone come il Tai Rosso e la Garganega esprimono freschezza, versatilità e uno stretto legame con il territorio, mentre i vitigni internazionali aggiungono struttura e complessità.
Lo stile dei vini è fortemente influenzato dalla ricchezza dei suoli e dai microclimi locali: i bianchi sono freschi e minerali, mentre i rossi spaziano da interpretazioni leggere e immediate a vini strutturati e longevi, adatti a lunghi affinamenti.
Innovazione e sostenibilità
Negli ultimi anni, i produttori dei Colli Berici hanno intrapreso un percorso di valorizzazione e innovazione, puntando su tecniche agronomiche sostenibili e lavorazioni in cantina capaci di preservare la purezza delle uve. Questo ha permesso di esaltare l’identità territoriale, rendendo i vini più riconoscibili e apprezzati sia a livello nazionale sia internazionale.
L’adozione di pratiche più rispettose, il recupero di vitigni autoctoni e il rispetto per la biodiversità sono al centro di un rinascimento che sta portando i Colli Berici a ritagliarsi un ruolo sempre più importante nel panorama vitivinicolo italiano di oggi e di domani, con l’unico cruccio di dover credere di più nel posizionamento dei propri vini, ancora troppo “sottovalutati” dagli stessi produttori in termini di prezzo medio.
In conclusione, i Colli Berici rappresentano un territorio di grande vocazione e potenziale, dove la tradizione vitivinicola si intreccia con l’innovazione e la sostenibilità. Dalle interpretazioni schiette e territoriali, di grande contemporaneità, del Tai Rosso ai vini strutturati e potenzialmente eleganti da varietà internazionali, ogni calice racconta l’essenza di queste colline venete, un luogo in cui natura e ingegno umano si fondono per creare vini autentici, eleganti e profondamente radicati nel loro territorio, a prescindere dal vitigno utilizzato.
Marsala
La Storia del Marsala: Tradizione, Identità e Rinnovamento
Il Marsala, uno dei vini più iconici e storici dell’enografia italiana, nasce nella calda e ventosa Sicilia occidentale, tra le saline, i vigneti e le onde del Mediterraneo che lambiscono la città di Marsala. Questo vino, dal carattere unico e dalla lunga storia, è il simbolo di un territorio che ha saputo custodire la propria identità, affrontare momenti di crisi e intraprendere un percorso di rinascita, ponendosi oggi come uno dei grandi vini italiani del futuro.
Le Origini del Marsala
La storia del Marsala inizia nel XVIII secolo, quando il commerciante inglese John Woodhouse, arrivato a Marsala nel 1773, scoprì il vino locale e lo trovò simile ai fortificati spagnoli e portoghesi che stavano spopolando in Inghilterra. Decise così di arricchirlo con acquavite, rendendolo più stabile per il trasporto, e di esportarlo oltremanica, dove riscosse immediato successo. Questo incontro fortuito tra la tradizione siciliana e il pragmatismo commerciale britannico segnò l’inizio della fortuna del Marsala come vino fortificato. Nei decenni successivi, altri imprenditori inglesi, come Benjamin Ingham e Joseph Whitaker, consolidarono questa tradizione, trasformando il Marsala in un prodotto di fama internazionale. Tuttavia, le radici del Marsala affondano molto più indietro nel tempo: già i Fenici, seguiti dai Greci e dai Romani, avevano valorizzato il potenziale vitivinicolo di queste terre.
Il Territorio
La zona di produzione del Marsala si estende nella Sicilia occidentale, un territorio caratterizzato da condizioni pedoclimatiche ideali per la viticoltura: Suoli calcarei e sabbiosi, che favoriscono la mineralità e la freschezza delle uve. Un clima caldo e ventilato, con estati lunghe e secche e brezze marine che mantengono le uve sane. I vignaioli allevano vigneti ad alberello e impianti più moderni a controspalliera, lottando con la forza del vento e all’intensità del sole locali. Questi fattori rendono il territorio del Marsala unico, conferendo ai vini una complessità aromatica e una straordinaria capacità di invecchiamento.
Classificazione del Marsala
Classificazione in base alla “Concia”
- Marsala Vergine
- Nessuna aggiunta di concia (solo alcol etilico o acquavite di vino).
- Marsala Fine e Superiore
- “Conciati” con aggiunta di alcol, mosto cotto e mistella.
Classificazione in base al Colore
- Oro
- Da uve bianche, senza aggiunta di mosto caramellizzato.
- Ambra
- Da uve bianche, con aggiunta di mosto caramellizzato.
- Rubino
- Da uve rosse (Nero d’Avola, Nerello Mascalese).
Classificazione in base al Grado Zuccherino
- Secco
- Zuccheri residui inferiori a 40 g/l.
- Semisecco
- Zuccheri residui tra 40 e 100 g/l.
- Dolce
- Zuccheri residui superiori a 100 g/l.
Classificazione in base al Tempo di Invecchiamento
- Marsala Fine
- Affinamento minimo di 1 anno.
- Marsala Superiore
- Affinamento minimo di 2 anni.
- Marsala Superiore Riserva
- Affinamento minimo di 4 anni.
- Marsala Vergine
- Affinamento minimo di 5 anni.
- Marsala Vergine Riserva
- Affinamento minimo di 10 anni.
- Spesso affinato con il metodo “Soleras”.
Denominazioni Storiche
- I.P. (Italia Particular)
- Utilizzata per il Marsala “Fine”.
- S.O.M. (Superior Old Marsala)
- Marsala Superiore Secco.
- G.D. (Garibaldi Dolce)
- Marsala Superiore Dolce.
Principali Uve Utilizzate
- Bianche: Grillo, Inzolia, Catarratto, Damaschino.
- Prevalenti nelle tipologie Oro e Ambra.
- Rosse: Nero d’Avola, Nerello Mascalese.
- Utilizzate esclusivamente per il Marsala Rubino.
Metodo di Affinamento
- Legno (Rovere):
- Utilizzato per tutte le tipologie.
- Il Marsala Vergine Riserva adotta spesso il metodo Soleras per complessità e profumi evoluti.
Questo schema evidenzia l’unicità del Marsala come vino liquoroso, intrecciando tradizione e tecnica per ottenere una varietà di stili adatti a ogni esigenza di gusto e commerciale. Quanto questo rischi di essere “troppo complesso” starà al Consorzio comprenderlo nei prossimi mesi.
Le Sfide del Passato e la Rinascita del Marsala
Nel XX secolo, il Marsala ha affrontato periodi difficili. La percezione del vino come prodotto economico e la diffusione di versioni industriali hanno offuscato la sua reputazione. Tuttavia, negli ultimi decenni, un movimento di produttori visionari ha lavorato per riportare il Marsala ai suoi meritati fasti, valorizzando la sua identità autentica e ponendolo al centro di un percorso di rinascita qualitativa.
Tra le innovazioni più significative:
- “Pre-British” e/o Perpetuo: una reinterpretazione tanto classica quanto contemporanea che si ispira alle origini storiche del vino, prima dell’arrivo degli inglesi. Questa versione non fortificata enfatizza l’autenticità e la purezza delle uve locali, dimostrando che il Marsala non ha necessariamente bisogno di alcool aggiunto per esprimere la sua identità.
- Bianchi Secchi: grazie al Grillo, si stanno affermando vini bianchi secchi che combinano freschezza e complessità, ideali per il gusto contemporaneo e capaci di raccontare una vocazione territoriale e varietale in cui sono pedologia, mesoclima e attitudine del vitigno a incidere, ancor più di uomo e tempo. Interessanti versioni che includono una ben ponderata macerazione e una gestione degli equilibri ossidoriduttivi che anelino a ricordare i vini ossidativi.
- Valorizzazione degli affinamenti: il Marsala è il vino che più di ogni altro sa “giocare” col tempo piegandolo, spesso, alla sua volontà, aumentando la propria piacevolezza, con complessità ed eleganza, mantenendo integra la propria riconoscibilità. Che si tratti di affinamenti in legno o in bottiglia, in un periodo enoico in cui si tende a bere sempre più “giovane” il Marsala può ribadire la sua innata attitudine all’invertire le regole del gioco.
Il Futuro del Marsala
Oggi, il Marsala guarda al futuro con rinnovata consapevolezza e ambizione. Questo vino, che ha scritto pagine importanti della storia enologica italiana, è pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nel panorama internazionale, grazie a:
- Un ritorno alle origini: interpretazioni autentiche e non fortificate, che valorizzano il territorio e i vitigni autoctoni.
- Una versatilità sorprendente: dalle versioni dolci a quelle più secche, dalle più “giovani” alle più longeve, il Marsala può esprimere il suo apice gustativo e diventare alleato ideale di Sommelier (anche e soprattutto dell’alta Ristorazione) in abbinamenti al calice che scardinino il classico “fine pasto” o “festività e dolci” in favore di contestualizzazioni diverse, che includano
- Un’identità forte e riconoscibile: il Marsala non è solo un vino, ma un simbolo della Sicilia occidentale, un ponte tra tradizione e innovazione, un elogio del connubio fra territorio, storia e fattore antropologico.
- Un territorio vocato: Marsala sorge al cuore della “fascia del sole”, tra i 32° e i 41° di latitudine nord, un’area privilegiata che accomuna i grandi vini liquorosi, dal Madeira al Porto. Qui, il sole, il mare e la terra si fondono in un equilibrio perfetto, dando vita a un territorio di straordinaria vocazione vitivinicola. Marsala è una città simbolo del vino, un crocevia di storia, cultura e natura, affacciata su due mari: l’azzurro del Mediterraneo, con le Egadi e l’antica isola di Mozia, e il verde vibrante dei vigneti che si estendono dalla fascia costiera all’entroterra. Questo paesaggio unico è reso ancora più suggestivo dalle saline dello Stagnone, un ecosistema straordinario che arricchisce il territorio di biodiversità e fascino, nonché di vocazione alla viticoltura. Le pianure e le dolci colline di Marsala, con i loro suoli fertili e il clima caldo e ventilato, hanno da sempre rappresentato un terroir ideale per la viticoltura. La coltivazione della vite è profondamente radicata in questa terra, che vanta una tradizione vinicola millenaria, arricchita dall’incontro con culture e commerci che hanno attraversato questi luoghi nel corso dei secoli. Non a caso quella di Trapani è ampiamente la provincia più vitata d’Italia.
Il Marsala, con la sua storia centenaria e la sua capacità di reinventarsi, rappresenta oggi molto più di un vino: è un’espressione del territorio siciliano, della sua cultura e della sua inesauribile voglia di rinascita. Grazie a interpretazioni innovative come il Pre-British e i bianchi secchi freschi, il Marsala è pronto a riaffermarsi come uno dei grandi vini italiani, capace di conquistare il palato degli appassionati di tutto il mondo e di continuare a raccontare una storia di eccellenza, passione e territorio. Il mio auspicio è quello di trovarne sempre più spesso in abbinamento al calice e, soprattutto, che le prossime revisioni del disciplinare riescano a fare più chiarezza e a limitare la confusione che vige ad oggi in una denominazione che deve necessariamente elevare alcune delle proprie tipologie, dando loro maggior rilevanza. Ovviamente questo andrà fatto senza dimenticare o cancellare in toto ciò che, ancora oggi, può mantenere alti numeri e aspettative commerciali, bensì effettuando i dovuti distinguo e fornendo gli strumenti a operatori e consumatori per comprendere con maggior nitidezza le diverse espressioni del Marsala.
Le terre del Lambrusco
Il Lambrusco è un vino simbolo dell’Emilia-Romagna, prodotto principalmente nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Mantova. Questo vino frizzante (oggi anche spumante), noto per la sua vivacità e freschezza, ha radici antiche che risalgono all’epoca romana, con riferimenti in opere di Virgilio e Plinio il Vecchio.
Zone di Produzione e Denominazioni
Le principali denominazioni del Lambrusco includono:
- Lambrusco di Sorbara DOC: Prodotto nella provincia di Modena, è noto per il suo colore rosso rubino chiaro e profumi floreali. Il disciplinare prevede un minimo del 60% di uve Lambrusco di Sorbara, spesso vinificate in purezza per esaltarne le caratteristiche.
- Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC: Originario delle colline a sud di Modena, si distingue per il colore rosso intenso, tannini pronunciati e note balsamiche. Recentemente, è stata introdotta la sottozona “Monte Barello” per valorizzare ulteriormente questa varietà.
- Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC: Prodotto nella pianura modenese, presenta un colore rosso rubino con riflessi violacei, acidità equilibrata e aromi di frutti di bosco.
- Lambrusco Reggiano DOC: Proveniente dalla provincia di Reggio Emilia, è spesso ottenuto da un assemblaggio di diverse varietà di Lambrusco, offrendo vini frizzanti e aromatici.
- Lambrusco Mantovano DOC: Prodotto nella provincia di Mantova, in Lombardia, è l’unica DOC al di fuori dell’Emilia-Romagna, con vini che combinano freschezza e struttura.
Caratteristiche del Territorio
Il territorio del Lambrusco è caratterizzato da:
- Clima: Subcontinentale, con estati calde e inverni freddi, influenzato dalla vicinanza del fiume Po, che contribuisce a creare condizioni ideali per la viticoltura.
- Suoli: Prevalentemente argillosi e limosi in pianura, con maggiore presenza di calcare nelle zone collinari, influenzando la tipicità dei vini prodotti.
Vitigni e Tecniche di Vinificazione
La famiglia dei Lambruschi comprende diverse varietà, tra cui:
- Lambrusco di Sorbara: Caratterizzato da bassa carica antocianica, produce vini di colore rosato con elevata acidità e sapidità.
- Lambrusco Grasparossa: Con tannini più pronunciati e note balsamiche, è ideale per abbinamenti con piatti di carne.
- Lambrusco Salamino: Offre vini con profumi di mora, viola e china, e un’acidità moderata.
Le tecniche di vinificazione variano dal metodo Martinotti al metodo classico passando per la più classica rifermentazione in bottiglia (da molti accomunata al non regolamentato “metodo ancestrale”), con una crescente attenzione alla qualità e alla valorizzazione delle specificità territoriali.
Evoluzione e Prospettive
Negli ultimi anni, il Lambrusco ha vissuto una significativa rivalutazione, con un focus sulla qualità e sull’identità territoriale. L’introduzione di nuove sottozone e l’aggiornamento dei disciplinari testimoniano l’impegno dei produttori nel valorizzare questo vino. Inoltre, l’enoturismo nelle terre del Lambrusco sta crescendo, offrendo esperienze che combinano vino, gastronomia e cultura locale.
In conclusione, l’areale vitivinicolo del Lambrusco rappresenta una realtà dinamica e in continua evoluzione, capace di offrire vini che riflettono la ricchezza e la diversità del territorio emiliano e lombardo.
Una doverosa nota a margine nonché interessante digressione va dedicata alla Spergola. Vitigno autoctono dell’Emilia-Romagna, principalmente coltivato nell’areale dei Colli di Scandiano e di Canossa. È estremamente versatile e viene vinificato in diverse tipologie: fermo, frizzante (secco o dolce), spumante (secco o dolce) e passito, ciascuna caratterizzata da peculiarità distintive che ne determinano qualità e posizionamento sul mercato. La zona pedecollinare reggiana, dove viene coltivata la Spergola, è caratterizzata da una grande varietà geologica: terreni di medio impasto, zone con sottosuolo gessoso, sottosuolo ricco di ciottoli e sassi, terreni argillosi impermeabili. La Spergola è in grado di esprimere una notevole varietà di stili, dai vini freschi e leggeri, perfetti per un consumo immediato, fino a prodotti complessi e strutturati come i passiti e gli spumanti. Grazie alla sua acidità naturale e alla capacità di adattarsi a diverse tecniche di vinificazione, questo vitigno rappresenta una risorsa preziosa per i produttori locali, contribuendo a valorizzare l’identità del territorio reggiano, manifestando una minor incidenza negativa dei cambiamenti climatici sulla sua produzione.
Questi sono solo alcuni dei territori e che consiglio di visitare e di approfondire nel 2025 e negli anni a seguire, in quanto l’Italia è piena di singolarità e identità zonali più o meno grandi, più o meno note, che per motivi commerciali e/o per un’errata comunicazione non stanno riscontrando l’attenzione e le valutazioni che meriterebbero.
F.S.R.
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