Milo e le sue 8 contrade – Straordinaria enclave bianchista dell’Etna che sfida il tempo in tutte le sue accezioni

Siamo nel cuore del versante orientale dell’Etna, nonché nell’unico areale autorizzato ad aggiungere la menzione “Superiore” alla denominazione Etna Bianco Doc… siamo a Milo!

Pronunciare il nome Milo significa evocare la culla naturale del Carricante (che per il Superiore sale all’80%, invece del 60%) e dei suoi gregari (es.: Minnella, Catarratto, Grecanico Dorato, Inzolia, Trebbiano ec…), vitigno capace di trasformare la luce ionica, le altitudini fresche e i suoli vulcanici giovani in bianchi unici per energia, slancio verticale e profondità salina.

Qui il pedoclima è un intreccio di elementi irripetibile: le brezze dello Ionio, le piogge più generose rispetto ad altri versanti, le forti escursioni termiche che allungano il ciclo di maturazione e massimizzano l’espressività dei precursori aroamtici. La vendemmia spesso arriva a ottobre, regalando uve con acidità spiccata e pH contenuti, chiave della longevità. Fondamentale, la rinnovata contezza tecnica, sempre più orientata alla precisione artigianale e al rispetto dell’identità più intima di ogni singola zona dell’areale.

I suoli, di matrice piroclastica, alternano sabbie laviche e ceneri fini: terreni drenanti ma con buona riserva idrica in profondità, capaci di donare equilibrio vegetativo e quell’impronta salina che ritroviamo sempre nel bicchiere.

Il Carricante, tardivo e coriaceo, trova qui la sua espressione più pura: bucce spesse, acidità naturale, scarsa ossidabilità. Vinificazioni prevalentemente in acciaio, soste sui lieviti e, in alcuni casi, fermentazioni e lievi affinamenti in legno grande o tonneau, danno vini filigranati, dinamici, tesi e minerali, dotati di un notevole equilibrio fra materia e slancio.

Giovani, si presentano paglierini brillanti, con note di cedro, lime, fiori bianchi, finocchietto e quella pietra bagnata che sembra materializzarsi tra naso e palato. Con il tempo, si arricchiscono di miele d’agrumi e cenni idrocarburici. In bocca sono taglienti e sapidi, con finali spesso ematici, più di ritmo che di potenza, e con una capacità di resistere al tempo che li pone tra i bianchi italiani più longevi.

Milo è un mosaico di solo 8 contrade (sulle 142 – prima 133 – contrade dell’intero areale dell’Etna Doc) che raccontano sfumature diverse e rappresentano solo una piccolissima parte della produzione totale dei vini del Vulcano. Nello specifico le contrade di Milo, ergo in cui è possibile produrre Etna Bianco Superiore sono: Contrada Villagrande, Contrada Pianogrande, Contrada Caselle, Contrada Rinazzo, Contrada Fornazzo, Contrada Praino, Contrada Volpare e Contrada Salice.

Un tempo l’Etna Bianco di Milo era il vino semplice dei pescatori e delle tavole quotidiane: fresco, diretto, dissetante. Oggi è diventato una delle espressioni bianchiste più autorevoli del Mediterraneo, ma il futuro dipenderà dalla capacità di proteggere questa identità e valorizzare ancora di più le contrade, affrontando le sfide climatiche con consapevolezza. Milo parte avvantaggiata: altitudine, suoli giovani e ventilazione naturale sono alleati preziosi per preservare freschezza e coerenza. A Milo, infatti, sussistono molte delle condizioni per mitigare gli esiti dei cambiamenti climatici e permette di produrre vini di grande contemporaneità, con gradazioni non eccessive nonostante il raggiungimento della piena maturazione delle uve, con acidità importanti che non decadono di molto neanche nelle raccolte tardive, una forte aderenza al territorio con uno spettro organolettico che attinge a 3 dei più interessanti marcatori territoriali, ovvero vulcano, montagna e mare.

Come esempio di connubio fra tipicità e visione contemporanea e futuribile dei vini di Milo, eccovi sei Etna Bianco Superiore che ho portato in degustazione a ViniMilo e che raccontano di un micro areale tanto compatto nella qualità espressa quanto cangiante nelle sue sfumature:

  • Barone di Villagrande – Etna Bianco Superiore Doc 2024 e Contrada Villagrande 2021
    Due vini che raccontano la storia e la continuità di una famiglia pioniera nella produzione di grandi bianchi a Milo, con una sana e sempre più utile fiducia nei confronti dell’uvaggio classico di territorio che prevedeva, oltre alla forte di base di Carricante, un piccolo ma fondamentale supporto di alcuni tipici gregari. Il primo più immediato, diretto, con florealità e freschezza luminosa; il secondo più stratificato, grazie al passaggio in tonneau, con maggiore complessità e una profondità che guarda lontano.
  • Iuppa – Lindo Etna Bianco Superiore Doc 2023 e 2020
    Qui si respira la forza di una realtà a conduzione familiare giovane e coesa. Nel 2023 la nitidezza è cristallina, con fresche note di fiori gialli, agrumi e lievi speziature. Il sorso è teso e salino; il 2020 mostra come l’evoluzione sappia trasformare questa freschezza in equilibrio e maturità, mantenendo sempre un’anima territoriale tra mare e vulcanica montagna.
  • Terre di Nuna – Etna Bianco Doc 2022 e 2015 (per pochi metri non rientra nell’areale del Superiore, ma può tranquillamente essere accomunato agli stessi)
    Alta quota e colata lavica del ’71: vini tesi, minerali, quasi montani. Nel 2022 prevale l’energia citrina, vibrante; il 2015, prima annata aziendale, è più complesso, ampio e profondo capace di coniugare una certa golosità olfattiva a un sorso teso e intensamente sapido.
  • Benanti – Etna Bianco Superiore Doc Contrada Rinazzo 2022 e 2020
    Un piglio classico e senza tempo. Nel 2022 emerge l’anima citrina, aniciata, incisiva; il 2020 mostra un passo ulteriore, più armonico e persistente, senza perdere l’impronta salina che rende Rinazzo una contrada di riferimento.
  • Maugeri – Etna Bianco Superiore Doc Contrada Volpare 2024 e 2022
    Dal recupero virtuoso dei vigneti di famiglia nascono vini che uniscono forte identità e raffinata eleganza. Il 2024 è fine, armonico, slanciato ed elettrico tanta è la tensione che attraversa il palato, senza eccessi e con un’eleganza rara; il 2022 più compiuto, energico, sfaccettato e persistente.
  • Di Rachele – EBS Rachele 2023 e 2021
    Una piccola realtà, un sogno familiare diventato concretezza. Il 2023 è schietto e diretto, floreale e minerale, il 2021 più maturo ma per nulla stanco, con un sorso che racconta sa di perseveranza e passione, ma anche di amore per la propria terra e visione prospettica.

Mi piace, quindi, pensare a Milo non solo un’enclave bianchista di quello che il complesso vitivinicolo che di più ha saputo valorizzare la sua percezione in epoca enoica recente (l’Etna!), bensì come un laboratorio a cielo aperto, in continuo divenire, in cui attorno al vino crescono vigneti, cantine, strutture ricettive ed eventi capaci di nobilitare un piccolissimo comune e preservare integrità del contesto e popolazione, con molti giovani che decidono di rimanere o di tornare.

L’Etna Bianco Superiore non è un titolo formale, ma la sintesi di una vocazione autentica: concedere al vino bianco italiano una delle sue espressioni più valide, vibranti, longeve e coerenti. Un territorio che sfida il tempo come concetto di divenire, evolvere e migliorare in vigna, in cantina e in bottiglia; sfida il tempo come clima e futuribilità della viticoltura nonostante la crisi climatica; sfida il tempo come avversità e difficoltà dettate da convergenze economiche e sociali che vedono il vino in una morsa; sfida il tempo come elemento fondante del terroir che, qui, si fa radice profonda e sguardo rivolto ben oltre l’orizzonte.

F.S.R.

#WineIsSharing

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