Nel cuore del Friuli-Venezia Giulia, a confine con la Slovenia, si estende l’areale del Collio — in friulano “Cuei”, in sloveno “Brda” — che dalla prima collina alle frazioni interne del territorio (compresi Mernico / Dolegna del Collio, Cobaler / Canale d’Isonzo e Lasizze / Canale d’Isonzo) permette alle proprie vigne e ai propri vignaioil di affondare le proprie radici su un terreno e una cultura vitivinicola unici.
La sua peculiare geografia — incuneata tra l’Adriatico, il fiume Isonzo, il fiume Iudrio e il massiccio delle Alpi Giulie — ha da sempre favorito una viticoltura d’eccellenza, con una palese trazione bianchista, seppur alcune varietà a bacca rossa stiano dimostrando di poter raggiungere picchi di eleganza di tutto rispetto (soffrendo, talvolta, meno di alcune varietà a bacca bianca l’esito dei cambiamenti climatici).
L’areale è stato “terra di confine”: geograficamente, culturalmente, politicamente. Nel corso dei secoli è passato per dominazioni romane, veneziane, asburgiche-ungariche, ma ha conservato la propria identità anche e soprattutto grazie alla viticoltura e al vino. La denominazione Collio Doc, riconosciuta già a partire dal 1968, è parte integrante della storia e della vita di queste genti e di queste terre.
Così come è identitaria la peculiare matrice pedologica, la “ponca” — una marna calcarea sovrapposta a arenaria flysch di origine eocenica — insieme all’influsso mitigatore del mare e alla protezione delle montagne, generano condizioni pedoclimatiche d’eccezione che agevolano, al netto dell’andamento dell’annata, escursioni termiche significative, ventilazione costante e, quindi, maturazioni ottimali, specie dal punto di vista aromatico.
La zona è inoltre contraddistinta da una “singolarità interna”: nonostante l’apparente compattezza, vi convivono zone e microzone profondamente differenti — più calde, più fresche, più ventilate, più alte o più basse — e ciò comporta che parlare del Collio come di un’unica uniforme unità vitivinicola sarebbe riduttivo: c’è una coesione di areale ma una vivace diversità in ciascuna frazione. Il che rappresenta tanto un valore aggiunto quanto una sfida in termini di comunicazione e riconoscibilità.
Fin dagli anni ’70-’80 la produzione del Collio ha incarnato una sorta di “maître blanc” della viticoltura italiana: prevalenza schiacciante dei bianchi (oltre l’85% della produzione) e una sperimentazione tecnica e agronomica d’avanguardia, anche se negli ultimi lustri altri areali si sono fatti sotto, sia in termini tecnici che di appeal.
Tante le carte sulle quali puntare: Friulano (storicamente “Tocai Friulano”), Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, e varietà internazionali quali Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Bianco.
La DOC consente sia vini in purezza sia vinaggio/blend (o, sempre più rari, in uvaggio/cofermentazione) con ampia libertà per i bianchi; per i vini rossi del Collio si prediligono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Pinot Nero.
In questo contesto la “ponca” diviene elemento identificativo: quella mineralità che si percepisce nei vini è spesso attribuita a quel suolo specifico.
Per questo ho molto apprezzato la scelta del Consorzio di Tutela Vini Collio che ha deciso di focalizzare il tasting per la stampa dell’evento “Collio Evolution” quello che è, di certo, il più capilarmente diffuso (seppur non in termini di ettari vitati) e fedele “traduttore” del territorio: il Friulano.
Questa scelta, lungi dall’essere scontata, riassume un percorso di consapevolezza territoriale che mira a valorizzare non solo varietà e tecniche, ma soprattutto identità e longevità, attraverso la diversità zonale e interpretativa ma, al contempo, mettendo in luce comuni denominatori che il Friulano sa esprimere al meglio. Una strada tortuosa ma imprescindibile, quella che dovrà necessariamente portare il Collio e i suoi produttori a decidere su quali cavalli puntare particolarmente e intorno a cosa definire nella maniera più nitida, coerente e aderente possibile la propria identità territoriale. Pur continuando a pensare la risposta più plausibile possa essere quella del Collio Bianco Doc, allo stato attuale delle cose il Friulano rappresenta, effettivamente, la bandiera più credibile della denominazione.
Durante la sessione di degustazione dei vini messi a disposizione dalle 53 cantine presenti si sono alternate annate diverse e stili distinti — dalle versioni più fresche e agili alle più evolute , da quelle con vinificazione “classica” a quelle con diversi gradi di macerazione, passando per più o meno importanti affinamenti in legno. Tutte (o quasi) accomunate da:
- la mineralità derivata dal suolo di ponca;
- un equilibrio ben calibrato tra struttura materica e agilità di beva, anche nelle versioni più mature;
- la capacità di evolvere nel tempo, rispondendo alla vocazione territoriale del Collio, che non è solo vino giovane, ma anche potenziale di invecchiamento.
L’approccio scelto nell’evento richiama una sensibilità matura e la volontà di dare spazio a più interpreti e zone possibili: non soltanto dimostrare che il Friulano esiste e resiste come varietale più rappresentativo del territorio (e di gran parte della regione, che deve necessariamente mostrarsi sempre più unita e, devo ammettere, che da questo punto di vista ho avuto modo di constatare aperture importanti al confronto con gli altri areali) ma leggerlo come espressione del terroir – della collina fra Isonzo e Iudrio, delle microzone dominanti, della ventilazione della Bora, dell’escursione termica — tutti dettagli già ampiamente presenti nel modello Collio.
In questo senso, la degustazione diventa un momento d’interpretazione: individuare come in versioni diverse si manifestino in modo costante certe “impronte”: quella della ponca (minerale, talvolta salina), quella della freschezza non scontata in una zona che non può spingersi più in alto di ca. 270m slm (a San Floriano) e che gode di esposizioni importanti che, di questi tempi, non facilitano la mitigazione degli esiti dei cambiamenti climatici (specie per l’impatto dell’irradiazione solare), quella dell’energia e della profondità che col passaggio degli anni si fa più netta e che mostra e dimostra una tenuta del tempo ancora proverbiale. Non nego, però, che all’interno di questo tipo di manifestazione, confido possa trovare spazio anche il Collio Bianco, sia nell’espressione coerente con la più vasta “tavolozza” ampelografica offerta dal disciplinare (sarebbe sciocco non ricordare che alcune delle più note espressioni della tipologia contemplano anche varietà internazionali) che, ancor più, in quella da uve autoctone, che sta vivendo un momento di rinascimento importante, con sempre più realtà coinvolte in un processo di rivalorizzazione di un vino che parla di passato con un linguaggio altamente attuale, capace di bypassare il racconto meramente ancorato al vitigno, anteponendogli il territorio e mitigando gli esiti dei cambiamenti climatici con equilibri sempre più difficili da ottenere con costanza con il singolo “ingrediente uva”.
La mia selezione dei migliori vini Collio Doc Friulano assaggiati (alla cieca) in occasione di Collio Evolution 2025 (118 campioni totali):
ANNATA 2024
- Borgo Savaian – Collio DOC Friulano 2024 → Energico!
- Drius – Collio Bianco DOC Friulano 2024 → Armonico
- Ferruccio Sgubin – Collio DOC Friulano 2024 → Classico
- Fondazione Villa Russiz – Collio DOC Friulano 2024 → Raffinato
- Fruscalzo – Collio DOC Friulano 2024 → Netto
- Komjanc Alessio – Collio DOC Friulano 2024 → Vivido
- Korsic Wines – Collio DOC Friulano 2024 → Coerente
- Magnas – Collio DOC Friulano 2024 → Concreto
- Sturm – Collio DOC Friulano 2024 → Completo
- Marco Felluga – Russiz Superiore – Collio DOC Friulano “Russiz Superiore” 2024 → Profondo
- Pascolo – Collio DOC Friulano 2024 → Impeccabile
- Raccaro – Collio DOC Friulano 2024 → Preciso
- Skok – Collio DOC Friulano 2024 → Fedele
- Tenuta Borgo Conventi – Collio DOC Friulano 2024 → Moderno
- Toros – Collio DOC Friulano 2024 → Fiero
- Venica & Venica – Collio DOC Friulano “Ronco delle Cime” 2024 → Contemporaneo
- Vosca – Collio DOC Friulano 2024 → Dinamico
ANNATA 2023
- Cantina Formentini – Collio DOC Friulano 2023 → Lineare
- La Rajade – Collio DOC Friulano 2023 → Autentico
- Livon – Collio DOC Friulano “Manditocai” 2023 → Armonioso
- Polje – Collio DOC Friulano 2023 → Slanciato
- Ronco Blanchis – Collio DOC Friulano 2023 → Nitido
- Sturm – Collio DOC Friulano “Bio” 2023 → Completo
ALTRE ANNATE
- Fantinel Tenuta Sant’Helena – Collio DOC Friulano “Rijeka” 2022 → Intenso
- Marco Felluga – Russiz Superiore – Collio DOC Friulano “Russiz Superiore” 2022 → Complesso
- Paraschos – Collio DOC Friulano “Kai MCL” Riserva 2021 → Materico
- Bolzicco – Collio DOC Friulano 2020 → Agile
- Bolzicco – Collio DOC Friulano 2019 → Saporito
- Pighin – Collio DOC Friulano 2019 → Neoclassico
- Damijan – Collio DOC Friulano “Nekaj” 2018 → Sfaccettato
- Primosic – Collio DOC Friulano “Skin” 2017 → Articolato
- Colle Duga – Collio DOC Friulano 2016 → Salino
- Gradis’ciutta – Collio DOC Friulano 2016 → Luminoso
- Ronco Blanchis – Collio DOC Friulano “24 File” 2016 → Equilibrato
- Tenuta Stella – Collio DOC Friulano 2016 → Riconoscibile
- Muzic – Collio DOC Friulano “Valeris” 2015 → Apicale
- Venica & Venica – Collio DOC Friulano “Ronco delle Cime” 2012 → Integro
- Carlo di Pradis – Collio DOC Friulano 2001 → Sorprendente!!!
A prescindere dagli esiti della degustazione tecnica (e nella consapevolezza di aver tralasciato alcune referenze che potrebbero risultare più performanti nelle degustazioni dei prossimi mesi), l’evento Collio Evolution testimonia, senza tema di smentita, un passo ulteriore verso una rinnovata consapevolezza dell’areale: il Collio, infatti, non si accontenta più di rappresentare solo l’eccellenza tecnica bianchista italica, ma punta ad essere – e a farsi riconoscere – come “territorio” con molte facce, ma un linguaggio comune.
In parallelo emergono alcuni trend: la valorizzazione delle singole unità zonali e di vigneto (sicuramente da implementare), un approccio agronomico sempre più accorto (anche in un territorio complesso come questo) e la comunicazione di una identità giocata su ferme certezze, come la propria matrice geologica e pedologica e le proprie condizioni mesoclimatiche, e contaminazioni intriganti tipiche delle terre di confine. Questo contribuisce a far emergere il Collio come denominazione che non “spinge” solo verso il bianco, ma verso la qualità, la territorialità e l’evoluzione stilistica, con dei Rossi, specie quelli base Merlot, che – seppur sottotraccia – stanno toccando picchi di eleganza e contemporaneità sempre più difficili da raggiungere in altri lidi.
F.S.R.
#WineIsSharing

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