Pur restando fedele al buon “vecchio” ma sempre più “moderno” Sughero monopezzo (purché di qualità e con controlli lo rendano sempre più sicuro) ho sempre sostenuto che la disponibilità di molteplici soluzioni di tappatura sul mercato odierno sia, ovviamente, un’opportunità e non un limite. Potremmo dire che oggi abbiamo “un tappo per ogni vino”! Sì, perché se ponderiamo anche lo strumento di chiusura in funzione della tipologia di vino, della preparazione all’imbottigliamento e degli obiettivi che vogliamo raggiungere, avere uno spettro di chiusure più ampio può, sicuramente, agevolare il lavoro dei produttori. In merito a ciò, ci sono innovazioni che non si limitano a risolvere un problema e a fare “promozione” dicendo solo ciò che non fanno (parlando di TCA), bensì cambiano il modo stesso in cui un settore pensa il futuro, offrendo una serie di migliorie tangibili nel mondo dei tappi alternativi.
Una di queste è Xpür® – e la sua evoluzione Xpür® Qork. È la sintesi di un percorso iniziato nel 2016, approdato al lancio globale nel 2021 e destinato, a oggi, a definire un nuovo standard nelle chiusure tecniche in sughero, per ecologia, neutralità ed efficienza.
In un mondo in cui il sughero rappresenta uno degli esempi più virtuosi dell’equilibrio tra persone, pianeta e profitto, le tre P della sostenibilità, Amorim si conferma l’unica realtà capace di offrire soluzioni davvero armoniche. Non lo dicono solo i numeri – oltre 3.700 cantine servite – ma la coerenza con cui l’azienda ha saputo trasformare una materia naturale straordinaria in uno strumento enologico moderno, sicuro, performante.
Il dibattito eterno: qual è la chiusura ideale?
In oltre vent’anni di lavoro tra cantine, vini e produttori, ho assistito alle evoluzioni più diverse. E se c’è un argomento che continua a dividere, appassionare e interrogare il settore, è proprio quello della scelta della chiusura.
Non si tratta solo di tecnica.
Non si tratta solo di sostenibilità.
Non si tratta solo di praticità per il consumatore.
La verità è che “il tappo è l’ultimo coadiuvante enologico che metti in bottiglia”.
E se prendi dieci bottiglie dello stesso vino e le chiudi con dieci tappi diversi, avrai dieci vini diversi.
È un pensiero tanto semplice quanto rivoluzionario, che finalmente sta entrando con forza nel dibattito contemporaneo: la chiusura influenza l’evoluzione, la longevità e persino la percezione del vino.
Xpür®: la risposta Premium che mancava
In questo scenario complesso e spesso polarizzato, Xpür® nasce come la risposta più convincente a ciò che una parte sempre più ampia del mondo enologico chiede:
- neutralità sensoriale,
- controllo dell’ossigeno,
- sostenibilità reale,
- prestazioni moderne,
- assenza di componenti plastici superflui,
- percentuali di sughero naturale ai massimi livelli del mercato.
Xpür® rappresenta il miglior compromesso oggi esistente tra tecnologia e natura, garantendo performance costanti e un bilancio di sostenibilità senza precedenti:
–34,75g CO₂ eq per tappo, certificato da Ernst & Young.
Il miglior valore al mondo nel segmento delle chiusure tecniche in sughero microgranulato.
E lo fa consumando soltanto il 25% dell’energia e il 10% della CO₂ necessarie ai sistemi precedenti.
La rivoluzione silenziosa della CO₂ supercritica
Per ottenere questo risultato, Amorim è ripartita da un principio antico e modernissimo insieme: la tecnologia dei fluidi supercritici, la stessa alla base della decaffeinizzazione del caffè.
Perché funziona?
Perché è la tecnologia più efficace al mondo per rendere il sughero una materia neutra, libera da contaminazioni, capace di accompagnare il vino verso un’evoluzione armonica e prevedibile.
Il processo convenzionale, nato negli anni ’90, aveva però limiti significativi: alto consumo energetico, cicli lunghi, costi elevati, applicabilità solo a granuli molto piccoli.
Amorim, insieme a partner olandesi, tedeschi e italiani, ha deciso di riscrivere il paradigma.
Cosa cambia con Xpür®
- –90% di CO₂ necessaria per trattare 1 kg di sughero
- –75% di energia consumata
- tempi di trattamento 4–5 volte più rapidi
- oltre il 90% di CO₂ recuperata
- capacità di trattare granuli da 0,5 fino a 8 mm, aprendo la strada a nuove formulazioni tecniche
Il risultato? Una rimozione perfetta del TCA – al di sotto di 0,3 ng/L – e l’eliminazione di centinaia di altre molecole responsabili di off-flavors (anisoli, pirazine, terpeni ossidati e molto altro).
Una neutralità sensoriale che, fino a pochi anni fa, era considerata impossibile per un prodotto naturale.
Xpür® e Xpür® Qork: due prodotti, una filosofia
Xpür®
- 98% di sughero naturale
- nessuna microsfera plastica
- controllo dell’OTR limpido e prevedibile
- 6 mesi: 1,06 mg/O₂
- 12 mesi: 1,14 mg/O₂
- oltre 12 mesi: 0,05 mg/O₂ anno
- shelf life fino a 10 anni
- bilancio CO₂ certificato: –34,75g/tappo
Xpür® Qork
La versione ancora più avanguardistica:
- stesso trattamento Xpür®
- collante 100% vegetale derivante da olio di vinacciolo
- 100% privo di polietilene e poliuretano
- OTR leggermente più basso e ancora più omogeneo
- 6 mesi: 0,95 mg/O₂
- 12 mesi: 1,11 mg/O₂
- shelf life: fino a 10 anni
- sughero riciclabile al 100%
- bilancio CO₂ certificato: –36,32g/tappo
È, ad oggi, il tappo tecnico con la più elevata percentuale di sughero presente sul mercato.
Una materia prima che è un patrimonio
Quando si parla di sostenibilità, è facile cadere nella retorica.
Ma basta osservare anche solo una piccola parte dei 2,1 milioni di ettari di foreste da sughero che abbracciano il Mediterraneo occidentale per capire che il sughero non è un materiale, è un ecosistema.
È l’unica barriera naturale che separa il Sahara dal Sud Europa.
È una delle filiere più circolari al mondo.
È un dono della natura che regala ad altri doni – i vini – la possibilità di esprimersi al meglio.
Ecco perché Xpür® e Xpür® Qork non sono semplicemente dei tappi:
sono un modo per rimanere fedeli alla natura del vino.
La prima alternativa di qualità al sughero monopezzo
L’entusiasmo globale è stato tale da spingere Amorim a costruire immediatamente una seconda unità Xpür®, operativa dal 2023.
Segno tangibile di una domanda crescente e di una fiducia consolidata.
Il messaggio del settore è chiaro:
abbiamo bisogno di soluzioni performanti, sostenibili, naturali, neutre e prevedibili.
Eppure, io continuo a voler vedere nei tappi monopezzo di ultima generazione (in termini di controlli e trattamenti di eradicazione e finitura/lubrificazione) la soluzione più performante per i grandi vini, in particolare rossi, che vogliono poter essere apprezzabili appena aperti ma anche poter anelare a un’evoluzione coerente con il suo potenziale di longevità e la complessità che si richiede a un vino con qualche anno o lustro alle spalle. Di certo, però, le chiusure alternative rappresentano una maggior garanzia per i produttori e ben comprendo la volontà di voler eliminare potenziali fonti di problemi post vendita, ergo ansia e insicurezza, adottando chiusure con uno standard più lineare e, apparentemente, meno variabilità. I test fatti negli ultimi anni, con degustazioni alla cieca dello stesso vino, stesso lotto di imbottigliamento (con protocollo) e varie tipologie di chiusura hanno evidenziato che, se il sughero monopezzo resta, a mio parere, quello in grado di raggiungere i livelli più alti di espressività sia sul breve che sul medio e lungo periodo, le chiusure in microgranina, là dove non provochino eccessive riduzioni (dipende molto anche dalla preparazione del vino e dalla predisposizione del vino stesso alla “chiusura”), mantengono più coerenza di campione in campione. Il rischio – non accade con la tipologia di tappo presentata in questo articolo – è quello di rilascio di sentori omologanti o di scalping laddove si utilizzi una percentuale di collanti e microsfere troppo alta. Questo provoca un omologazione negativa (nel caso dello scalping, spesso confusa con una riduzione ma che non se ne va mai!) che, però, non può essere sempre riconducibile al tappo, in quanto spalmata su tutte le bottiglie. La domanda che ogni produttore dovrebbe farsi, quindi, è: “Cosa voglio dal mio vino? Che esprima al meglio il mio operato in vigna e in cantina, puntando all’eccellenza o che non mi dia alcun problema di tca o eventuali variabili riconducibili al sughero, accettando però di non permettere al mio vino di esprimere a pieno il frutto del mio lavoro?
F.S.R.
#WineIsSharing

Lascia un commento Annulla risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.