C’è un filo rosso che attraversa da anni il mio lavoro di ricerca e racconto del vino italiano: l’attenzione verso il talento e la caparbietà delle nuove generazioni. Anche quest’anno ho scelto di dedicare spazio ai più talentuosi giovani vignaioli d’Italia, un percorso che si intreccia con l’avvicinarsi di Only Wine, il salone nazionale dedicato ai giovani produttori e alle piccole cantine, manifestazione di cui ho il privilegio – e la responsabilità – di essere selezionatore e coordinatore tecnico.
Nel corso dell’ultimo anno ho incontrato tante ragazze e tanti ragazzi capaci di dare nuova linfa alle aziende di famiglia o di costruire, passo dopo passo, progetti personali solidi e credibili. Professionisti che vivono il vino come un mestiere totale, dalla vigna alla bottiglia, distinguendosi per sensibilità agronomica, competenza tecnica e, in molti casi, per una visione imprenditoriale sorprendentemente matura. In questa selezione trovano spazio anche quelle realtà familiari in cui fratelli e sorelle lavorano in perfetta sintonia, dimostrando come la piccola impresa possa ancora oggi essere un modello virtuoso, soprattutto quando produzione, gestione e comunicazione dialogano tra loro con coerenza.
Fare vino, oggi, significa muoversi in uno scenario complesso, segnato da sfide economiche, climatiche e sociali sempre più evidenti. I giovani vignaioli che ho incontrato ne sono pienamente consapevoli: il confronto con loro è stato prezioso per comprendere quanto potenziale, quanta lucidità e quanta energia stiano alimentando il presente – e soprattutto il futuro – del vino italiano. Di alcuni ho già raccontato il percorso negli anni passati, con l’orgoglio di averne intuito il valore fin dagli esordi; di altri scrivo per la prima volta, con la convinzione profonda che il loro lavoro meriti attenzione e fiducia.
Il 2026 si annuncia come un anno dinamico, attraversato da fermento e voglia di innovare e rinnovare in molti territori italiani. Sono certo che i nomi che seguono ne saranno protagonisti, come lo sono stati di un 2025 che mi ha spinto a selezionarli.
I PIÙ TALENTUOSI GIOVANI VIGNAIOLI ITALIANI (UNDER 40) DEL 2025
Una personale selezione delle giovani e dei giovani vignaiole/i, agronome/i, enologi ed enologhe che di più si sono distinti, ai miei occhi, durante il 2025 e che, sono certo, si distingueranno ancora per molto molto tempo!
Marta Mura (Giacu): Marta Mura è una giovanissima enologa di 25 anni. La sua passione per il vino nasce in ambito familiare, con l’apertura della cantina di famiglia nel 2017 e la gestione di un piccolo vigneto di proprietà nel mio amato Mandrolisai. Questo percorso la porta a iscriversi al corso di Tecnologie Viticole, Enologiche e Alimentari presso l’Università di Oristano, dove si laurea nel 2022. Nel 2023 prosegue la formazione con la laurea magistrale in Scienze Viticole ed Enologiche all’Università di Asti, affiancando allo studio le prime esperienze professionali, tra cui una vendemmia in Friuli presso un centro di vinificazione. Grazie al programma di doppia laurea, nell’ottobre 2024 si trasferisce in Portogallo per frequentare il corso di Enologia all’Università di Lisbona, dove svolge il lavoro di tesi e prosegue il percorso accademico, con conclusione prevista nell’aprile 2026. Nel 2025 prende parte a una vendemmia in Veneto, presso la cantina Montelliana a Montebelluna. Attualmente è rientrata in Sardegna, dove sta completando la stesura della tesi e lavora nell’azienda di famiglia, continuando a consolidare la contezza tecnica acquisita attraverso studi ed esperienze. Sono certo darà un contributo importante alla crescita di questo straordinario territorio del centro Sardegna.
Cristian Ferrero (Cantina Ferrero Cristian): appena conseguita la maturità decide d dare nuova linfa vitale all’azienda di famiglia. Situata nel cuore delle Langhe, a Monforte d’Alba, la Cantina Ferrero Cristian è stata fondata nel 1960 da Amedeo Ferrero, nonno del giovanissimo Cristian. Ricevuto il testimone dai genitori, Cristian ha deciso di proseguire l’attività di famiglia, ampliando la produzione e puntando su qualità e sostenibilità. I vigneti impiantati su terreni ricchi di marne, vedono protagonisti varietali quali Nebbiolo, Barbera e Chardonnay. La volontà del giovane Cristian è quella di utilizzare varietà differenti per restituire nel calice varie sfaccettature di un territorio dall’indiscussa vocazione ma che ha ancora molto da dare. Ovviamente
il Nebbiolo è e sarà sempre centrale nella ricerca espressiva del giovane produttore che ha già dimostrato di saper rendere altamente contemporaneo il proprio Barolo, senza tradire la propria identità zonale.
Alberto Ghiotto (Cà Oche): La passione di Alberto Ghiotto per il vino nasce tra le vigne del nonno, un’eredità affettiva prima ancora che agricola. Dopo la laurea in enologia, il produttore inizia un viaggio formativo che attraversa territori iconici: Bolgheri in Toscana, Napa Valley in California, i Colli Euganei e infine la Barossa Valley in Australia.
Esperienze che rafforzano la sua visione enologica, basata sull’equilibrio tra tecnica e rispetto per il territorio. Nel 2023 nasce così la piccola cantina Ca’ Oche, un progetto personale e artigianale che prende vita nei Colli Berici, cuore nascosto ma affascinante del vino veneto. Un giovane ma sapiente interprete che sta dando al Tai Rosso la veste contemporanea che merita e che più gli si addice.
Edoardo Losappio (Villa Le Prata): Edoardo è, senza tema di smentita, uno dei giovani talenti del vino italiano che di più mi hanno convinto negli ultimi anni. Spinto da grande curiosità e dedizione allo studio e al confronto, il giovanissimo vignaiolo ilcinese sta mettendo molto della sua personalità e delle sue esperienze di assaggio, viaggio e condivisione nei vini dell’azienda di famiglia Villa Le Prata. Azienda che rappresenta un perfetto esempio di come la variabilità pedologica di un areale cangiante come quello di Montalcino possa essere valorizzata al massimo, attraverso un approccio artigianale e rispettoso del territorio. Con vigneti ad altitudini superiori ai 500 metri e un clima fresco e ventilato, l’azienda riesce a produrre vini che esprimono freschezza, eleganza e grande predisposizione alla longevità. La parcellizzazione dei vigneti e la vinificazione attenta, con fermentazioni spontanee e l’uso di lieviti indigeni, sono la chiave per raccontare senza artifici di sorta la singolarità dei suoli e il carattere distintivo di ciascun vigneto. Il giovane e sempre più preparato Edoardo Losappio e la sua famiglia portano in ogni bottiglia il risultato di una ricerca appassionata per esprimere l’autenticità e la complessità dell’areale di Montalcino, con un profondo rispetto per la storia di questo vino ma senza rinunciare a un’interpretazione contemporanea.
Giovanni Frapporti (Vignali Varàs): il giovane trentino Giovanni ha ben presente il ruolo del vignaiolo come custode del territorio e delle sue unicità. Quando ha deciso di implementare la produzione in bottiglia selezionando le migliori uve dei vigneti di famiglia, che conduce assieme a suo padre, l’obiettivo primario è stato quello di valorizzare e proteggere varietà tradizionali come Marzemino, Enantio e Casetta, trasmesse da generazioni nel terrazzamento più antico della Vallagarina. Giovanni, con il suo ritorno alle radici, ha scelto di concentrarsi sulla coltivazione di questi vitigni storici, riportandoli alla loro massima espressione, assieme a suo padre. L’azienda, con solo 2 ettari di vigneto, è un esempio di dedizione e rispetto per la biodiversità e la tradizione vitivinicola montana. La scelta di vinificare con metodi artigianali, come la fermentazione spontanea in anfora e cemento e l’affinamento in legno e anfora, rende ogni bottiglia un omaggio alla storia e alla terra delle montagne trentine. Il lavoro di Vignali Varás contribuiscono al recupero e alla salvaguardia di un patrimonio viticolo unico, unendo passato e futuro con qualità e rispetto.
Beatrice Cortese (Beatrice Cortese Vini): Beatrice Cortese, classe 1994, è cresciuta a Neive, nel cuore delle Langhe, dove affondano le radici della sua storia familiare legata al vino. Il bisnonno acquistò i primi terreni nel XIX secolo e il nonno trasformò quel sogno in realtà.
Beatrice Cortese è un’autentica forza della natura, una giovane viticoltrice dal cuore intraprendente e dallo spirito gioviale che ha saputo dare nuovo slancio alla tradizione familiare. Con la sua energia e passione contagiosa, ha scelto di inseguire una visione artigianale e autentica del vino, rimanendo profondamente legata al proprio territorio. La sua cantina, aperta con grande dedizione e amore per il mestiere, produce vini che raccontano la sua filosofia di vita: una continua ricerca di qualità, senza compromessi, votata alla ricerca della convivialità e dell’emozione. Ogni bottiglia è il riflesso della sua determinazione e creatività, con vini che sprigionano energia e freschezza. Beatrice è la prova che, con intraprendenza e gioia, si può costruire qualcosa di originale in continuità con il passato e guardando con fiducia al domani.
Mattia Rivetti (Mattia Rivetti Wine): Mattia è titolare di una giovane realtà vitivinicola nel comune di Coazzolo, nell’areale fra Langhe e Monferrato. Nel 2020 ho decide di subentrare nell’azienda agricola di famiglia, da sempre dedita alla produzione di uve per altre cantine, volendo aggiungere un qualcosa in più, frutto delle esperienze in campo enologico maturate in Italia e all’estero e a diverse collaborazioni che continua a mantenere tuttora con altre cantine della zona. Dal 2020 quindi produce una minuscola quantità di vino (4 vini, con circa 600 bottiglie per tipologia) nata da una selezione dei migliori vigneti presenti: un lavoro pressoché sartoriale di scelta delle migliori particelle, senza tralasciare il discorso di vendita uve che continua e che occupa la grande parte del tempo lavorativo. I vini sono quindi una Barbera d’Asti superiore, un Dolcetto d’Alba, un Langhe Pinot Nero e un Vino Bianco a base Moscato, essendo nel cuore della zona di produzione classica del Moscato d’Asti.
Sara Costantini (Borgo del Cedro): Sara è figlia d’arte, ma non è solo questo che la rende un talento degno di essere seguito. Ha fondato nel 2019 la piccole e virtuosa azienda Borgo del Cedro, espressione di una giovane visione che unisce tradizione e sostenibilità, radicata nei suoli vulcanici dei Castelli Romani. L’azienda affonda le sue radici in un marchio creato dai suoi genitori nel 2012, dedicato all’esportazione di Frascati Superiore e IGT Rosso Lazio. Sara ha trasformato questo progetto in una realtà agricola a conduzione familiare, con la produzione autonoma di uve e vini. Le vigne si estendono su 8 ettari, sfruttando il microclima locale per creare vini freschi e territoriali che riflettono la qualità dei suoli vulcanici. L’azienda, sempre attenta alla sostenibilità e al rispetto per l’ambiente, adotta pratiche agronomiche responsabili e sta puntando a ottenere certificazioni SQNPI ed Equalitas. Con un futuro che guarda all’innovazione, Borgo del Cedro è una realtà giovane che promuove la cultura del vino e la storia enologica dei Castelli Romani, portando in bottiglia vini frutto di passione, impegno e una visione autentica di un territorio che merita una vera e propria rivalsa.
Mattia Zannoni (Tenuta Quattro Gemme): Mattia Zannoni è un giovane vignaiolo romagnolo che ha scelto di lasciare un lavoro stabile nel settore industriale per dedicarsi alla viticoltura. Nel 2019 riscopre il valore del lavoro agricolo prendendosi cura dell’orto del nonno, esperienza che accende definitivamente il desiderio di tornare alla terra. Con il sostegno della compagna Giulia, decide di cambiare vita e di costruire un progetto agricolo personale. Nel 2021 nasce Tenuta Quattro Gemme, sulle colline di Bertinoro, in Romagna: un podere essenziale, scelto per istinto e passione, in cui sono incastonati solo tre vitati a Sangiovese su suoli ricchi di spungone. Qui Mattia porta avanti un’idea di viticoltura artigianale, fatta di osservazione, rispetto per la natura e forte legame con la tradizione agricola locale. Tenuta Quattro Gemme è un progetto di ritorno alla terra e di crescita umana, che unisce visione contemporanea, memoria familiare e identità territoriale.
Un plauso a questi giovani e giovanissimi del vino italiano che, con passione e dedizione, si stanno distinguendo nel mare magnum enoico nazionale, con personalità ma, ancor più, con valori sempre più rari da trovare nelle nuove generazioni. Da par mio, non mi resta che rimettermi in cammino per cercare, osservare e raccontare queste storie di altri giovani di talento, con l’auspicio di condividere passione, visione e dedizione di chi merita la attenzione non solo per un mero dato anagrafico, bensì perché capace di lasciare un segno concreto nella storia del vino contemporaneo.
F.S.R.
#WineIsSharing

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