Durante il mio ultimo viaggio in Veneto ho avuto l’opportunità di visitare di una realtà che conoscevo da anni ma solo tramite il calice, in quanto non ne avevo mai potuto approfondire direttamente dinamiche di vigneto e cantina. Parlo dell’azienda agricola Cavazza.
La storia della Cantina Cavazza è un intreccio di tradizione, innovazione e sostenibilità che affonda le proprie radici nella cultura vitivinicola del territorio. Fondata nel 1928 a Gambellara, in provincia di Vicenza, la famiglia Cavazza ha saputo, generazione dopo generazione, portare avanti con dedizione il lavoro della vigna, abbracciando nel tempo anche i Colli Berici. Quattro generazioni si sono tramandate il sapere contadino e l’amore per la terra, con l’obiettivo di produrre vini di eccellenza e preservare un legame profondo con il territorio.
Fin dalle sue origini, la Cantina Cavazza ha mantenuto un forte legame con la terra di Gambellara, un territorio di origine vulcanica che dona ai vini un’impronta minerale unica. Oltre 40 ettari di vigneti si estendono su queste colline, dove il vitigno autoctono Garganega trova un ambiente ideale per crescere. A partire dagli anni ’80, l’azienda ha esteso la propria attività anche sui Colli Berici, una zona caratterizzata da terreni di origine marina, ideali per la produzione di vini rossi di alta qualità.
Con ca. 130 ettari di vigneti di proprietà e una produzione di oltre 600.000 bottiglie all’anno, la Cantina Cavazza è oggi un’azienda all’avanguardia. La gestione dell’intera filiera è rigorosamente controllata dalla famiglia, che punta a garantire una qualità costante attraverso scelte concrete e sostenibili e producendo vini solo e soltanto dalle proprie uve. L’attenzione verso la sostenibilità si riflette in pratiche come l’utilizzo di concimi organici, la rotazione colturale, l’inerbimento controllato e l’adozione di un sistema di irrigazione a basso impatto ambientale.
La sostenibilità è un valore centrale per la Cantina Cavazza. L’azienda ha sviluppato un manifesto di viticoltura sostenibile che include pratiche come la diversificazione colturale, il rispetto della biodiversità e la salvaguardia delle vigne storiche. Ai bordi dei vigneti sono state create fasce di vegetazione tipica della flora mediterranea, come querce e lentischi, contribuendo alla tutela della biodiversità locale.
Dal 2019, l’azienda ha ottenuto la certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), che attesta l’adozione di pratiche viticole sostenibili e rispettose dell’ambiente. Il progetto di sostenibilità include anche un impianto fotovoltaico che rende la cantina autosufficiente dal punto di vista energetico.
La Cantina Cavazza è guidata oggi dalla terza e quarta generazione della famiglia, che porta avanti con passione l’eredità dei fondatori Giovanni e Augusta. I nipoti e pronipoti, tra cui Elisa, Stefano, Mattia e Andrea Cavazza, rappresentano il futuro dell’azienda, ognuno con un ruolo preciso e una visione chiara. Elisa si occupa del mercato estero, Stefano del mercato italiano, Andrea della parte amministrativa e Mattia dell’area enologica.
La gamma di vini prodotti da Cantina Cavazza è un vero e proprio viaggio attraverso le espressioni uniche del territorio di Gambellara, caratterizzato da un evidente filo conduttore minerale e vulcanico. Questo marcatore distintivo si riflette in ogni vino, attraversando zone, stili e tipologie, mantenendo intatta la sua forte identità territoriale. Gli assaggi fatti di Bocara risultano freschi e dinamici, confermando che si tratti, indipendentemente dall’annata, di vini che vogliono esprimere armonia e costanza, nella più netta e lineare espressione della varietà e del territorio. I Creari, invece, si mostrano intensi e materici, con una struttura bilanciata e una non scontata agilità. La macerazione a freddo in pressa di 48h e la lunga sosta sulle fecce fini conferiscono ampiezza e enfatizzano le peculiarità olfattive, gustative e tattili di una varietà che conserva nelle sue bucce buona parte della propria identità come la Garganega. In una fase privilegiata la 2020. Poi arrivano i vini prodotti con le uve appese (picai) e appassite in fruttaio: il Recioto di Gambellara docg, un vino energico, luminoso e armonioso, rappresentante della tradizione del territorio con un piglio più versatile e gastronomico (interessante sarebbe utilizzarlo per abbinamenti in contrasto che sdoganino i classici ma errati accostamenti dolce-dolce a fine pasto). Tradizione che si fa ancora più radicata e preziosa quando parliamo del raro Vin Santo di Gambellara doc, complesso e profondo, capace di sfidare il tempo con la sua evoluzione lenta e costante.
L’azienda, però, nonostante il grande rispetto per il passato, non ha mai smesso di osare e di innovare, come testimoniato dall’introduzione del Syrah sui Colli Berici, che – non vi nego – è risultata una scelta vincente e, per quanto mi compete, una sorpresa positiva nel calice: questo vitigno poliglotta che ben sembra essersi adattato alla traduzione di questo territorio, con una potenza espressiva che esalta l’equilibrio tra materia e bevibilità, senza perdere la classica e auspicata vena speziata, intrigante ma non eccessivamente “calda”, nonostante sia stato impiantato in una delle zone dalla temperatura media e dall’esposizione più importanti.
Tra gli internazionali, così ben acclimatati nei Colli Berici, è il Merlot a spiccare per capacità di esprimere un vino diverso, di grande afferenza territoriale e dall’indubbia contemporaneità, data da parametri analitici e da peculiarità organolettiche di difficile riscontro altrove, oggi. Ottima la 2019, attualmente in commercio, ma è la 2015 del Merlot Cicogna a colpire per equilibrio, dinamica, ritmo e affondo ematico, tanto da entrare di diritto tra le migliori referenze prodotto con questa varietà in Italia degustate quest’anno. Molto didattico il Cabernet, che conferma l’idoneità di un territorio con queste caratteristiche pedologiche e mesoclimatiche alla coltivazione di una varietà non certo semplice da trattare. Emblema vero del territorio è, però, il Tai Rosso che viene interpretato da Cavazza in due versioni: una più fresca e spigliata, l’altra più strutturata e concreta. Un vitigno che reputo tra quelli (come tutte le varietà dalla genetica ascrivibile alla famiglia delle Grenache) che di più possono anelare a raggiungere senza particolari elucubrazioni agronomiche ed enologiche quei canoni di piacevolezza, versatilità e riconoscibilità richiesti ai vini contemporanei.
Alla cuore della produzione si affiancano gli spumanti base Durella e Glera, che completano la gamma senza scadere in esercizi di stile dalla mera mira commerciale.
In sintesi, la forza dei vini della Cantina Cavazza risiede nella possibilità di attingere alle matrici di due territori distinti, ma complementari. Le colline vulcaniche di Gambellara offrono condizioni uniche per la coltivazione della Garganega, con suoli ricchi di minerali come ferro, magnesio e potassio. Sui Colli Berici, invece, i vigneti di Tenuta Cicogna si estendono su terreni di origine marina, con fossili marini e sassi calcarei che arricchiscono le piante di minerali essenziali. In questa zona, l’azienda ha saputo valorizzare il potenziale di un contesto ancora poco esplorato. In ambo i casi mineralità e longevità sono caratteri che vanno ben oltre l’abuso di questi termini nella maggior parte delle “brochure” delle aziende vinicole.
Grazie all’impegno verso l’ambiente e all’adozione di tecnologie innovative, la Cantina Cavazza è riuscita a coniugare i valori del passato e la proiezione futura, producendo vini che raccontano la storia di una famiglia e di un territorio, con uno sguardo rivolto alla sostenibilità e un piglio sempre più contemporaneo nell’interpretazione di vini che meritano grande attenzione per gli equilibri che riescono a mostrare.
F.S.R.
#WineIsSharing

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