Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI è probabilmente l’evento più dinamico capace di crescere nel panorama degli eventi enoici italiani e anche l’edizione 2024 sarà segnata da importanti novità e da una partecipazione record di vignaioli indipendenti. Nella mia questa intervista, il presidente della FIVI Lorenzo Cesconi offre un punto di vista interno e privilegiato sull’evento e sulla federazione che quest’anno porterà alla fiera di Bologna oltre 1.000 realtà. Un numero che testimonianza la crescente forza dell’associazione ma ha anche imposto ulteriori e funzionali accorgimenti organizzativi volti a migliorare l’esperienza dei visitatori. Inoltre, troverete un’interessante disamina su temi cruciali come il cambiamento climatico e la sostenibilità, e le azioni che la FIVI sta intraprendendo per garantire un futuro solido e responsabile per il mondo del vino italiano. Lieto di poter condividere le parole di chi rappresenta gli oltre 1700 vignaioli FIVI.
– Quali sono le novità del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI 2024?
La prima novità è che abbiamo raggiunto e superato quota 1.000 vignaioli presenti (qui potrete trovare l’elenco completo delle cantine partecipanti: mercatodeivini.it/vignaioli-e-vignaiole/): partecipazione importante, che va di pari passo con il continuo aumento di soci FIVI, ormai più di 1.700.
Le due cose insieme dimostrano che l’associazione non cresce solo in termini “quantitativi”, ma che crescendo rafforza il sentimento identitario e lo spirito di adesione, nella consapevolezza che insieme si è più forti, soprattutto in momenti complessi come questo, per il mondo del vino. Dal punto di vista organizzativo le novità più rilevanti sono la convenzione con Trenitalia per arrivare a Bologna con i Frecciarossa con sconti significativi, e la differenziazione del colore tra i portabicchieri dei wine lovers e degli operatori, per facilitarne il riconoscimento. Per il resto, piccoli ma significativi accorgimenti organizzativi, che speriamo rendano l’esperienza ancora più bella e piacevole per tutto il pubblico che verrà a trovarci in quei giorni.
– Quali sono i numeri di pubblico raggiunti dal Mercato e quali quelli prefissati per il 2024?
Nel 2023, prima edizione a BolognaFiere, abbiamo superato i 26mila ingressi, record assoluto per la manifestazione, e ovviamente puntiamo a crescere ancora. Ma non siamo ossessionati dai numeri: l’obiettivo principale è che il Mercato dei Vini rispecchi l’identità dell’associazione e sia coerente con i suoi valori e i suoi obiettivi. Di eventi del vino ce ne sono molti, ormai, e tanti hanno copiato il format del Mercato. Quello che non potranno mai copiare però è il fatto che il Mercato è organizzato dai Vignaioli per i Vignaioli, non è un evento commerciale, ma una manifestazione associativa: il Mercato è il nostro Manifesto concreto, e per questo lo riempiamo di contenuti politici, per questo organizziamo in quel contesto l’Assemblea dei Soci e lo utilizziamo come un’occasione di confronto e riflessione sui temi che stanno a cuore alle Vignaiole e ai Vignaioli.
– In questo momenti di congiunture critiche, sia a livello climatico/ambientale che economico, quali sono gli obiettivi della FIVI?
Per noi è fondamentale ragionare sempre in termini di sistema, mettendo mano sia alla politica vitivinicola che agli strumenti disponibili per le aziende: in questo senso abbiamo accolto con favore l’istituzione del gruppo di alto livello, nel quale anche le associazioni di categoria europea sono coinvolte, nel nostro caso tramite CEVI.
Il cambiamento climatico ormai è una realtà con la quale facciamo quotidianamente i conti, in ogni stagione dell’anno, quindi FIVI sta richiedendo con forza alle istituzioni di definire una PAC post 2027 che abbia al centro proprio il climate change. Bisogna aggiornare le misure settoriali, che prevedono al loro interno degli strumenti preventivi, ma vanno strutturati meglio anche gli strumenti di gestione del rischio: le misure oggi disponibili non sono più idonee, e i fondi insufficienti. In ultimo la ricerca, pubblica e trasparente, che non prenda in considerazione solo le nuove tecniche genetiche, considerandole la panacea di tutti i mali, ma anche alternative per metodi agronomici tradizionali, con un’attenzione particolare al biologico. Solo in questo modo le aziende potranno continuare le loro attività in modo sostenibile, sotto ogni punto di vista, tutelando il territorio e mantenendo vive le aree rurali.
Per un equilibrio di mercato, stiamo chiedendo un intervento sul fronte europeo con una misura di promozione realmente accessibile anche alle piccole imprese e attraverso un sostegno alle attività enoturistiche, fondamentali in questo frangente storico anche per un’educazione al consumo consapevole.
Infine, continuiamo ostinatamente a credere che questo processo debba essere accompagnato da una riflessione a livello nazionale sulle rese, intervenendo in modo coraggioso sui disciplinari di produzione, e sui criteri per il rilascio delle autorizzazioni, prendendo in considerazione aspetti come la verticalità aziendale, la sostenibilità e le giacenze. Se il modello produttivo continua a basarsi su quantità e volumi, richiedere contributi per l’estirpo e la distillazione di crisi suona come una grottesca presa in giro, non solo per vignaioli e viticoltori che lavorano bene, ma anche per il contribuente.
– Perché un vignaiolo dovrebbe aderire alla FIVI?
Perché insieme si conta di più, e da soli si conta poco o nulla, quando si tratta di rappresentare gli interessi della categoria. Nel 2008 la FIVI è nata con questa consapevolezza, e a 16 anni di distanza la consapevolezza è esattamente la stessa, non è cambiata di una virgola, così come non è cambiata la volontà di immaginare FIVI come un’associazione senza sovrastrutture burocratiche, leggera ma solida, nella quale tutti i Vignaioli si sentano rappresentati e possano dire la loro e dare una mano al lavoro collettivo. Nei prossimi giorni, il 23 ottobre, ci sarà l’evento diffuso in oltre 80 Punti di Affezione (qui l’elenco: fivi.it/blog/punti-affezione-fivi), “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini”: ecco, il format di Essere Vignaioli rispecchia esattamente lo spirito della nostra Federazione. Oltre cento soci FIVI si sono messi a disposizione di queste serate, spesso dovendo guidare per centinaia di chilometri, per raccontare le ragioni del nostro stare insieme attraverso i vini dei loro colleghi, non presentando i propri, quindi senza un tornaconto personale: è un concetto semplice ma rivoluzionario, e alle spalle di un evento come questo c’è un lavoro enorme, basato proprio sulla condivisione e sulla passione di ognuno di noi per il nostro mestiere.
– Riguardo gli operatori, si può constatare una crescita importante proprio dei punti di affezione FIVI. Di cosa si tratta e come si può entrare a farne parte?
I Punti di Affezione FIVI sono locali che più di altri hanno a cuore il lavoro dei Vignaioli e offrono una scelta molto ampia dei loro vini: enoteche, wine-bar, ristoranti e osterie che, come i Vignaioli, hanno fatto dei valori di territorialità, artigianalità, qualità e sostenibilità i pilastri della loro attività.
Si possono riconoscere perché in vetrina espongono il logo della FIVI, con Ampelio e il suo inconfondibile cesto di uva: sono tanti, diffusi in tutta Italia, in ogni Regione, luoghi speciali dove poter conoscere, assaggiare e comprare i vini dei Vignaioli indipendenti, raccontati con passione e competenza. Sul sito www.fivi.it ci sono esposti i requisiti minimi per essere riconosciuto come un Punto di Affezione, ormai quasi 400 in tutta Italia.
Ringrazio Lorenzo Cesconi per la consueta disponibilità e vi aspetto a Bologna per l’ennesima edizione del Mercato dei vini dei vignaioli FIVI al quale di certo parteciperò.
F.S.R.
#WineIsSharing

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