Salt West “Radici nel Mare” e Officina del Vento – Ecco come i Master of Wine e i produttori locali vogliono restituire dignità e identità allo Stagnone di Marsala

Salt West – Il progetto di rivalorizzazione dell’identità della Riserva dello Stagnone di Marsala fortemente voluto dai 3 Master of Wine italiani (con la loro Officina del Vento), con il supporto dei produttori locali e non solo!

Ci sono luoghi in cui la natura ha scolpito un’identità inconfondibile, che sembrano gridare al mondo la loro bellezza ma che, al contempo, sussurrano le loro necessità al vento restando, spesso, inascoltati. Lo Stagnone di Marsala è uno di questi: un ecosistema unico, prezioso e, purtroppo, fragile e non adeguatamente preservato. 

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. I tre Master of Wine italiani – Pietro Russo, Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi – hanno deciso di tradurre le potenzialità di uno dei contesti più fotografati e amanti dai turisti, nonché uno storico fulcro della viticoltura marsalese (e non solo), in un atto d’amore per un territorio che malcelava il suo bisogno di fiducia, di aiuto, di rivalsa. Nasce così Salt West, un progetto di rivalorizzazione che unisce sostenibilità, identità e qualità.  

I principi cardine del manifesto di Salt West:

Zona

  • perimetro storico della Riserva dello Stagnone;

Vigneti

  • di almeno 10 anni
  • Varietà Grillo, Catarratto e Inzolia
  • Tutela dei vigneti storici
  • Nuovi impianti da selezione massale

Sostenibilità ambientale

  • Vigneti di proprietà o direttamente condotti da viticoltori
  • Divieto di diserbanti e insetticidi

Stile dei vini

  • Bianchi fermi
  • Alto Grado Naturali
  • Fortificati

Un’iniziativa che non può prescindere dal supporto dei produttori locali e dal coinvolgimento di altri attori che insistono sul territorio, e che ha già portato alla nascita di un marchio collettivo e di 3 vini presentati ieri a Bologna, in occasione del portfolio tasting di Vino&Design. Tre referenze base Grillo diverse nell’interpretazione – che deve, volutamente, avere ampio margine di manovra permettendo ai produttori di esprimere la propria personalità, nel rispetto dell’identità territoriale – ma unite da un filo conduttore di sole, di vento e di mare che lo Stagnone sa imprimere a ogni vino ivi prodotto. Bottiglie riconoscibili dallo spettro organolettico identitario ma, ancor prima dell’assaggio, dal logo che portano in dote: “Radici nel mare”.

Un logo che mette in risalto la vicinanza dal mare dei vigneti dello Stagnone che, ovviamente, vedono le loro viti affondare il proprio apparato radicale in un plateau calcareo irrorato da falde di acqua dolce capaci di permettere alle piante di vivere e vegetare rigogliose. Un equilibrio pedologico che va di pari passo con un microclima in grado di mitigare gli esiti dei cambiamenti climatici e di rendere quest’area ideale per una viticoltura di qualità oggi e, anche, in prospettiva futura.

Ecco i primi tre vini “Salt West” a fregiarsi del logo “Radici nel mare” presentati dai produttori ieri a Bologna:

Vignarara Sicilia Doc Grillo 2024 – Francesco Intorcia Heritage: solare, energico, slanciato, ritmato e saporito. Vino capace di coniugare forza e dinamismo come pochi bianchi siciliani sanno fare. Non un mero esercizio di stile, per chi conosce la varietà e queste terre alla perfezione e ne vuole esaltare bellezza e vocazione da ogni angolazione, da ogni punto di vista, senza mai sottrarsi alle sfide, anzi facendone un mantra aziendale.

Firma del Tempo Sicilia Doc Grillo Riserva 2023 – Cantine Fina: elegante, ampio, suadente, ma non privo di nerbo e di incisiva salinità. Un uso ponderato del legno che dimostra quanto questo territorio, i suoi interpreti e il suo traduttore principe, il Grillo, sappiano bilanciarsi vicendevolmente trovando sempre equilibri in grado di far restituire fedelmente un’identità che prescinde dallo stile.

Sicilia Doc Grillo 2023 – Officina del Vento: un vino fine, garbato, sfumato, teso, sfaccettato e salino. Di buona dinamica e di decisa profondità sapida. Un’interpretazione introspettiva, educata e mai eccessiva, che sembra voler raccontare di un primo passo in una terra in cui tutti, anche chi è “indigeno”, deve sentirsi ospite per poterle riservare il rispetto necessario all’ascolto più intimo e profondo. Un approccio sensibile e consapevole, orientato a trasmettere all’interlocutore che avrà modo di assaggiare una o più di una delle 4170 bottiglie prodotte in questa annata una forma di dialogo tra uomo, vigna e mare di grande sincerità e concretezza, senza voli pindarici o sovrastrutture di sorta.

Questi non sono solo vini. Sono un segnale, un richiamo di un territorio che chiede attenzione, rispetto e cura. Salt West è un atto di restituzione e di rivalsa, perché in un’era in cui è sempre più difficile creare bellezza e biodiversità, diviene fondamentale il tempo che dedichiamo a preservarle.

La speranza, da par mio, è che quella che è una delle più gettonate mete turistiche siciliane (e non solo!) diventi, anche grazie a progetti come Salt West, una tappa fondamentale per gli enoturisti potranno essere i primi fautori della rivalorizzazione di un contesto vitivinicolo unico nel suo genere.

F.S.R.

#WineIsSharing

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