Appenninia – Il Festival dei vini degli Appennini a Vicchio dal 19 al 20 maggio

Due giorni alla scoperta di vino e stili di vita appenninici
Il 19 e 20 maggio “Appenninia Wine Festival Vicchio”

Venti le aziende partecipanti: degustazioni per tutti sotto le logge
Una masterclass con Francesco Saverio Russo per gli addetti ai lavori

Torna il 19 e 20 maggio a Vicchio ‘Appenninia Wine Festival Vicchio’, giunto alla seconda edizione. Una rassegna dedicata al vino, partito da Vicchio, dal Mugello e dai suoi produttori vinicoli con l’obiettivo di espandersi verso l’intera regione appenninica italiana.
Sono venti le aziende vinicole che faranno parte dell’edizione 2024: 16 del Mugello e della Valdisieve, mentre quattro sono ospiti di altre zone appenniniche: due arrivano da Faenza, una da Cortona e la quarta da Casola Valsenio. Queste, invece, sono le aziende del territorio che hanno dato la loro adesione: Bacco del Monte, Borgo Macereto, Canneto III, Fattoria di Cortevecchia, Fattoria di Poggiopiano, Fattoria Il Lago, Fattoria San Leolino, Frascole, Fratelli Morolli, Frescobaldi, I Carri, Podere Torcicoda, Tenuta Baccanella, Tenuta Matteraia, Tenuta Monteloro e Terre Alte di Pietramala.
Il programma prevede una degustazione presso la Loggia in piazza della Vittoria domenica 19 e lunedì 20 dalle 15 alle 19. Il biglietto, del costo di 15 euro, può essere acquistato presso la Pro Loco di Vicchio: in omaggio calice e portacalice esclusivi. Lunedì, dalle 10 alle 13, si terrà invece la mia masterclass su invito, per soli operatori del settore.
Questa seconda edizione – spiegano gli organizzatori – ha l’obiettivo di mettere insieme aziende grandi e piccole in un mix che ha le potenzialità per coinvolgere tutto l’Appennino, dalla Liguria alla Calabria. L’Appennino è una nuova realtà vinicola emergente ricca della sua diversità: terre che erano state in larga parte abbandonate hanno saputo conservare antichi vigneti e produttori, ai quali si stanno aggiungendo “nuovi” vitigni (quali il Pinot Nero), vigne e produttori. Il nostro intento è allora scoprire se esiste un denominatore comune tra queste tante realtà partendo da quella del Mugello e guardando oltre, idealmente verso tutto l’Appennino. E questo fattore comune partiamo a cercarlo innanzitutto nei vini che l’Appennino sta esprimendo: esiste un gusto appenninico, una filosofia appenninica, una logica appenninica nella produzione dei tanti, nuovi vini che stanno nascendo in queste terre alte italiane? Nella precedente edizione sono emerse alcune possibili tracce di ricerca: ad esempio, Giampaolo Gravina ci ha rappresentato l’idea del ‘selvatico’ come uno dei possibili tratti caratterizzanti le produzioni di Appennino. Ne esistono altri? O la diversità è il vero, irriducibile fattore unificante del contesto appenninico? Ma siccome ogni progetto di vino è sempre anche un progetto umano di vita, che rappresenta sempre la scelta di un territorio in cui esprimersi e di un luogo da amare e al quale dedicarsi, cercheremo anche di fare emergere i tratti distintivi di queste scelte di vita, quelle di chi ha scelto l’Appennino per creare vino”.

Personalmente, cercherò di esplorare la situazione attuale dei vini in degustazione, senza forzare la ricerca di un denominatore comune. Mi lascerò guidare dalle produzioni e dalle esperienze dirette dei produttori locali per comprendere meglio la prospettiva di queste terre e la loro futuribilità, in un’epoca in cui alcuni areali storici temono per il loro avvenire, mentre molti vigneti dell’Appennino nascono e rinascono con una minore incidenza delle criticità legate ai cambiamenti climatici.

F.S.R.

#WineIsSharing

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