Gli Appennini – La viticoltura appenninica e una selezione di vini che ben ne rappresentano l’identità

I Vigneti Appenninici: Vocazione e Futuro nell’Era dei Cambiamenti Climatici

L’Appennino italiano, esteso dal cuore della Calabria fino alla Liguria, non è solo una catena montuosa di straordinaria bellezza e complessità territoriale, ma anche un importante crogiolo di biodiversità e pratiche agricole antiche. Questi territori, con i loro vigneti sparsi lungo colline e pendii, sono simboli della stretta connessione tra le comunità appenniniche e la loro terra. Tuttavia, con l’accelerazione dei cambiamenti climatici, la vocazione vitivinicola dell’Appennino è oggi al centro di profonde trasformazioni, che richiedono un’attenzione particolare per garantirne la futura sostenibilità.

L’Appennino: Un Patrimonio Culturale e Agricolo

Le viti coltivate in Appennino, in particolare in aree come la Toscana, le Marche, l’Abruzzo e l’Emilia-Romagna, raccontano storie di generazioni di viticoltori che hanno custodito una biodiversità unica. Questi vigneti, grazie alle condizioni ambientali favorevoli, hanno sviluppato caratteristiche peculiari che contribuiscono a una produzione di vini di alta qualità, apprezzati a livello nazionale e internazionale.

Nell’Appennino, la tradizione agricola, e in particolare la viticoltura, non rappresenta solo un’attività economica, ma un vero e proprio tessuto culturale. Le feste della vendemmia, i dialetti locali e le ricette tradizionali legate al vino sono espressioni di un legame profondo tra comunità e territorio. Tuttavia, questo equilibrio delicato è oggi minacciato dai cambiamenti climatici, che stanno rimodellando i cicli di produzione e la qualità stessa dei vini.

Cambiamenti Climatici: Impatti e Opportunità

Il cambiamento climatico ha già iniziato a trasformare radicalmente le condizioni climatiche delle regioni appenniniche. Il riscaldamento globale sta influenzando le temperature medie annuali, alterando i cicli di maturazione delle uve e influendo sulla qualità finale del vino. Le estati più calde e secche stanno portando a un anticipo della vendemmia, con conseguenze sulla concentrazione zuccherina e sull’acidità delle uve, due fattori fondamentali per l’equilibrio e la longevità dei vini appenninici.

Tuttavia, nonostante le sfide, l’Appennino possiede caratteristiche geografiche uniche che potrebbero rivelarsi un vantaggio competitivo in un mondo che affronta il riscaldamento globale. L’altitudine dei vigneti, le forti escursioni termiche tra giorno e notte e la presenza di microclimi variegati permettono alle viti di produrre uve di alta qualità anche in condizioni climatiche avverse. Queste aree, da sempre meno intensamente coltivate rispetto alle pianure, potrebbero offrire soluzioni alternative e/o aggiuntive da valutare per una viticoltura futuribile.

La Futuribilità della Viticoltura Appenninica

In questo contesto, la futuribilità dei vigneti appenninici risiede nella capacità di adattarsi e innovare, mantenendo al contempo vive le tradizioni secolari e valorizzando fortemente l’identità locale. La biodiversità rappresenta una risorsa fondamentale: il patrimonio genetico delle antiche varietà autoctone, che hanno resistito per secoli in queste terre, può fornire risposte efficaci ai cambiamenti climatici e diventare interessante a livello di mercato. Questi vitigni, spesso più resistenti alle malattie e alle condizioni di stress idrico, rappresentano un’alternativa valida alle varietà più diffuse. fermo restando che l’attitudine di alcune zone appenniniche ad ospitare varietà alloctone ostiche da allevare altrove è palese, come testimoniano alcune delle più nitide e coerenti interpretazioni di Pinot Nero italiane.

La Sfida dello Spopolamento e la Custodia del Territorio

Tra le molteplici sfide che l’Appennino affronta c’è sicuramente quella dello spopolamento. Le aree rurali e montane vedono un progressivo declino della popolazione, con una conseguente perdita di manodopera e competenze agricole. È essenziale, quindi, promuovere politiche di sviluppo sostenibile che incentivino le nuove generazioni a investire nella viticoltura appenninica. Solo attraverso una rinnovata attenzione verso il valore sociale e culturale del territorio si potrà garantire la custodia del paesaggio e la continuazione delle antiche tradizioni vitivinicole.

Conclusioni

In sintesi, i vigneti e i vignaioli dell’Appennino italiano, seppur messi alla prova da criticità climatiche, economiche e antropologiche, possiedono le potenzialità per continuare a essere un simbolo di biodiversità, sostenibilità e qualità. Attraverso l’adozione di tecniche e tecnologie più moderne, nel rispetto delle singole identità zonali e valorizzando le peculiarità specifiche del territorio di riferimento nell’esprimere valori analitici difficili da ricercare e riscontrare altrove. La custodia di questo territorio richiede non solo impegno tecnico, ma anche politiche che favoriscano la permanenza delle comunità locali, mantenendo vivo un tessuto culturale che è parte integrante dell’identità italiana. Per questo è fondamentale la creazione di movimenti e occasioni di confronto quali il festival Appenninia al quale ho avuto modo di partecipare e di dare un mio piccolo contributo nei mesi scorsi e che non mancherò di sostenere in futuro.

Qui di seguito una selezione di vini “appenninici” portati in masterclass all’evento Appenninia, provenienti da Toscana ed Emilia Romagna, nella speranza di poter contare su vini di un numero maggiore di areali appenninici il prossimo anno:

Fattoria Cortevecchia – Primum Salubre Ascesa VSQ (Pinot Nero, Metodo Classico Extra Brut)
Questo spumante Metodo Classico Extra Brut è realizzato interamente da uve Pinot Nero. Dopo una presa di spuma e affinamento sui lieviti per almeno 40 mesi, il vino è degorgiato e dosato con 4 g/l di zucchero, mantenendo uno stile secco. Al naso emergono note di crosta di pane, frutti rossi freschi e una leggera mineralità. Al palato è complesso, con bollicine fini e persistenti, un’acidità vibrante e un finale secco e lungo, ideale per accompagnare piatti a base di pesce e crostacei.

Fattoria Poggio Piano – Erta di Mandorlo Toscana Igt 2023 (Trebbiano Toscano, Verdicchio)
Questo vino bianco è un blend di Trebbiano Toscano e Verdicchio, provenienti da terreni calcarei e galestrosi nelle colline di Fiesole. Le uve sono raccolte a mano e subito pressate dolcemente per preservare la freschezza degli aromi primari. Fermentato e affinato in acciaio, offre al naso sentori floreali e agrumati. Al palato è fresco, minerale e con una buona acidità.

Matteraia – Pigola Toscana Igt Bianco 2022 (Müller Thurgau)
Questo Müller Thurgau è vinificato in acciaio. Al naso presenta note floreali e agrumate, con un leggero tocco di frutta esotica. In bocca è fresco e leggero, con una buona acidità e un finale piacevolmente aromatico.

Tenuta Monteloro – Mezzo Braccio Toscana Igt 2020 (Riesling)
Il Mezzo Braccio è un Riesling di grande eleganza, proveniente dai terreni argillosi e calcarei delle colline di Monteloro. Questo vino esprime al naso note di agrumi, fiori bianchi e una leggera mineralità. Al palato è strutturato, con un’acidità vibrante e una lunga persistenza. Il suo carattere minerale e la freschezza lo rendono fortemente aderente a ciò che ci si aspetta da una varietà così identificativa.

Terre Alte di Pietramala – Malapietra Toscana igt 2022 (Pinot Nero)
Questo Pinot Nero è vinificato solo in acciaio, con una macerazione di 10 giorni per estrarre delicatamente i tannini e gli aromi. Il terroir unico dell’Appennino Tosco-Romagnolo, con infiltrazioni di lava nei terreni, dona al vino una complessità minerale. Al naso emergono note di frutti di bosco e spezie dolci, mentre al palato è fresco, con tannini morbidi e un finale lungo e minerale.

Bacco del Monte – Monteprimo “Vigna Elena” Toscana IGT Pinot Nero 2021
Un Pinot Nero raffinato, affinato per circa 6 mesi in barrique di rovere francese e successivamente per altri 5-6 mesi in bottiglia. Al naso offre aromi di frutti rossi maturi, spezie e cuoio. Al palato è ben strutturato, con tannini morbidi e un’acidità equilibrata.

Frescobaldi – Pomino Pinot Nero DOC 2021
Questo Pinot Nero è caratterizzato da una maturazione di 12 mesi in barriques di rovere francese, che arricchisce il profilo aromatico con note di frutti rossi, spezie e sentori boisé ben integrati. Al palato è elegante e complesso, con tannini ben definiti e levigati, il finale è ematico e persistente.

Tenute Tozzi – Vivì Pinot Nero Ravenna IGP 2021
Il Vivì è un Pinot Nero prodotto nella zona di Casola Valsenio, affinato per 12 mesi in barriques di rovere francese e ulteriori 2 mesi in bottiglia. Al naso si percepiscono note di piccoli frutti rossi, erbe aromatiche e spezie dolci. Al palato è morbido, con tannini ben integrati e una buona persistenza.

Borgo Macereto – Il Borgo Pinot Nero 2020
Prodotto nella zona del Mugello, questo Pinot Nero è vinificato in tini tronco-conici di rovere francese, con una macerazione sulle bucce di circa 18 giorni. Il vino è poi affinato in tonneaux e barriques per 12 mesi, seguito da un ulteriore affinamento in bottiglia. Al naso presenta note di frutti rossi e spezie, mentre al palato è complesso e armonioso, con tannini eleganti e un finale lungo.

Tenuta Baccanella – Baccarosso Toscana Igt Pinot Nero 2020
Questo Pinot Nero al 100% è affinato in barriques nuove ed usate per circa un anno, seguito da un ulteriore affinamento in bottiglia per 6-8 mesi. Al naso emergono note di frutti rossi maturi, spezie dolci e leggere sfumature di vaniglia provenienti dal legno. Al palato è morbido, con tannini ben rifiniti e un’acidità ben equilibrata, che dona freschezza e lunghezza al finale.

Fattoria Brena – Sopra di Sopra Toscana Igt 2019 (Pinot Nero)
Un Pinot Nero elegante e raffinato, proveniente dai vigneti di Cortona, situati a circa 700 metri di altitudine. La fermentazione è spontanea e avviene in parte in acciaio e in parte in botte, con una macerazione di circa 10 giorni. Il vino è poi affinato in barriques per 12 mesi. Al naso offre note di frutti di bosco, ciliegia e spezie. Al palato è armonico, con tannini ben integrati e un finale persistente.

Frascole – Toscana Igt Pinot Nero 2019
Prodotto da vigneti situati in una conca circondata da boschi, questo Pinot Nero esprime grande freschezza e finezza. La vinificazione avviene in tonneaux aperti o piccole vasche di cemento con un ponderato apporto del grappolo intero, seguita da un affinamento di 12 mesi in barriques e un successivo riposo in cemento. Al naso si percepiscono aromi di frutti di bosco, spezie e una leggera nota floreale. Al palato è elegante, con tannini fini e una buona persistenza.

Podere Torcicoda – Argomenna Toscana Igt Sangiovese 2022
Questo Sangiovese proviene da una vigna situata nel cru di Acone, alle pendici del Monte Giovi, nel Chianti Rufina. Il vino è affinato per 14 mesi in tonneaux di rovere francese da 500 litri. Al naso emergono note di frutti rossi maturi, fiori secchi e spezie. Al palato è strutturato, con tannini robusti e un’acidità vibrante.

I Carri – Il Calice di Chiara Vino Rosso 2021 (Sangiovese)
Questo Sangiovese è vinificato in acciaio e affinato per 8 mesi in legno. Al naso offre aromi di frutti rossi freschi, spezie e una leggera nota erbacea. Al palato è giovane e fresco, con tannini morbidi e un’acidità ben equilibrata. È un vino sincero e versatile.

Fattoria San Leolino – Miraia Toscana Igt Sangiovese 2020
Questo Sangiovese nasce a 470 metri di altitudine, su terreni argillo-limosi che favoriscono una grande escursione termica. La fermentazione è spontanea e avviene in tini aperti, con una macerazione di 30 giorni. Il vino è poi affinato per 30 mesi in barriques, di cui il 20% nuove. Al naso emergono sentori di ciliegia matura, tabacco e spezie. Al palato è strutturato, con tannini robusti e una buona acidità, sinonimi di buon potenziale in termini di longenvità.

Podere il Lago – Chianti Rufina Riserva 2018 (Sangiovese)
Questo Chianti Rufina Riserva è prodotto da uve Sangiovese al 100%, raccolte a mano e vinificate con macerazioni delicate per esaltare gli aromi e i colori. Dopo la fermentazione, il vino è affinato per 18 mesi in barriques di rovere francese. Al naso si percepiscono note di frutti rossi, fiori e spezie, mentre al palato è corposo, con tannini morbidi e un’acidità bilanciata.

Fratelli Morolli – Daffodil Toscana Igt 2021 (Sangiovese e Merlot)
Questo blend di Sangiovese e Merlot è affinato per 24 mesi in cemento, mantenendo così freschezza e purezza aromatica. Al naso presenta note di frutti rossi e spezie dolci, mentre al palato è morbido, con tannini ben integrati e un’acidità equilibrata.

Canneto III – Spugnole Blend Toscana Igt 2018 (Sangiovese e Merlot)
Questo blend di Sangiovese e Merlot è vinificato in acciaio e affinato in tonneaux da 5 hl. Al naso emergono aromi di frutti di bosco, spezie e leggeri sentori erbacei. Al palato è equilibrato, con tannini morbidi e una buona persistenza. Perfetto per accompagnare piatti di carne e formaggi stagionati.

Ca’ Barchi – 30/Trenta Ravenna Igt 2023 (Centesimino)
Questo vino è prodotto al 100% da uve Centesimino, un vitigno autoctono della Romagna. Vinificato in acciaio e affinato in cemento, offre al naso profumi intensi di fiori rossi, ciliegia, amarena, lievi note vegetali e pepe nero. Al palato è fresco, con tannini morbidi e una buona acidità. Una versione fresca, agile e versatile della varietà.

La Sabbiona – Rifugio Ravenna Igt 2018 (Centesimino)
Questo Centesimino è affinato in vasche di acciaio e successivamente in cemento vetrificato. Al naso si percepiscono intensi sentori di piccoli frutti rossi, come more e mirtilli e l’immancabile nota pepata tipica della varietà. Al palato è caldo e avvolgente, con una buona tannicità e un finale giustamente asciutto, ematico e persistente.

F.S.R.

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