Serralunga Day 2026: anteprima Barolo 2023 del comune e il ritmo come cifra dell’annata

A Fontanafredda l’anteprima del Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2023. Un millesimo che, più che sulla monumentalità, sembra giocare su dinamica, tensione, succosità e capacità di restituire energia al sorso.

Il Serralunga Day 2026, ospitato a Fontanafredda, ha posto al centro della sua quinta edizione l’anteprima del Barolo DOCG del Comune di Serralunga d’Alba 2023, attraverso una degustazione alla cieca e un confronto tra i 25 produttori di Barolo dell’areale comunale, Master of Wine, critici e operatori internazionali. A guidare i lavori Gabriele Gorelli MW, affiancato da Andrea Lonardi MW e dalla scrittrice e critica enoica canadese Michaela Morris.

Un appuntamento che trovo particolarmente interessante perché consente di andare oltre la valutazione del singolo vino e provare a comprendere quale possa essere la cifra comune di un’annata all’interno di uno dei territori più identitari e, al contempo, sfaccettati dell’intera denominazione Barolo.

Ecco le azienda aderenti: Alessandro Rivetto, Angelo Negro, Anselma, Cantina del Nebbiolo, Cascina Adelaide, Ca’ Rome’, Damilano, Domenico Clerico, Ettore Germano, Ferdinando Principiano, Fontanafredda, Franco Boasso, Garesio, Giovanni Rosso, Luigi Baudana, Luigi Vico, Mauro Veglio, Palladino, Paolo Manzone, Pico Maccario, Podere Gagliassi, Tenuta Cucco, Tenuta Rocca, Villadoria e Vite Colte.

La 2023 nasce da un andamento climatico complesso, caratterizzato da un vero e proprio ritmo stagionale, scandito dall’alternanza tra piogge primaverili intense e non prive di criticità, periodi caldi nel corso dell’estate e un finale di stagione più luminoso e fresco, capace di accompagnare la vendemmia verso tempi più neo-classici, ovvero quello che possiamo intendere per “fresco” nell’era del cambiamento climatico.

Una stagione tutt’altro che semplice da gestire in vigna, ma che nel bicchiere restituisce un esito per certi versi sorprendente.

Perché se si osservasse l’annata soltanto attraverso la successione degli eventi climatici, ci si potrebbe attendere una maggiore discontinuità negli equilibri, maturazioni meno omogenee e trame tanniche più sgraziate.

E invece, nella maggior parte dei vini degustati, le difficoltà sembrano trovare una loro ricomposizione.

La percezione della maggior parte dei campioni in degustazione è abbastanza fresca, la materia non appare sovraccarica e la tensione riesce spesso a trasformarsi in slacio, mentre struttura e sapore tra ferro e sale trovano un punto di equilibrio tutt’altro che scontato.

I vini si sono espressi tendenzialmente attraverso equilibrio e dinamica, con strutture concrete, tannini ben percettibili e spesso fitti ma raramente sgranati, buona succosità e, soprattutto, una evidente tensione del sorso.

Non sorprende quindi che tra le parole scelte per sintetizzare il millesimo siano emerse energia, ritmo, tensione e godibilità.

Una lettura che ritrovo pienamente nelle mie impressioni e che mi fa particolarmente piacere, perché proprio “ritmo” e “tensione” erano due dei termini che ho scelto per raccontare le espressioni dei Barolo 2023 di Serralunga d’Alba.

barolo 2023

Il ritmo come chiave di lettura della 2023

Credo che proprio il concetto di ritmo di beva possa rappresentare una delle chiavi più interessanti per interpretare questa annata.

Non necessariamente il millesimo dalla maggiore completezza assoluta. Non quello che oggi offre la più evidente promessa di perfezione formale nel tempo. Ma un’annata capace di mettere il vino in movimento.

E credo sia interessante notare come il concetto di ritmo appartenga alla 2023 su due piani differenti.

Il primo è quello climatico: una stagione costruita per alternanze, accelerazioni e rallentamenti.

Il secondo, ancora più interessante, è quello del bicchiere.

Un ritmo fatto di alternanza tra materia e tensione, tannino e succosità, profondità e slancio saporito, tra l’ematico e il sapido.

In molti vini la struttura tipica di Serralunga resta perfettamente leggibile, ma non assume necessariamente una forma monolitica. La forza del territorio riesce spesso a esprimersi senza opulenza e senza eccessi muscolari, attraverso una trama tannica precisa, una buona componente sapida e una succosità capace di accompagnare il sorso e alleggerirne la percezione.

È qui che la parola “ritmo” smette di essere una suggestione e diventa una vera chiave di lettura.

Il vino entra, si distende, mostra il tannino, accelera attraverso spinta acidica e saporita, torna sulla polpa del frutto e riparte nel finale.

Quando tutto questo avviene senza cesure, il vino non è semplicemente equilibrato: è dinamico.

Ed è proprio questa dinamica che rende molti Barolo 2023 sorprendentemente godibili già oggi, senza che ciò debba essere necessariamente letto come una rinuncia alla profondità o alla capacità di evolvere.

2021, 2022 e 2023: tre modi diversi di interpretare Serralunga

Da questo punto di vista trovo particolarmente interessante confrontare la 2023 con le due annate che l’hanno preceduta.

La 2021 resta, a mio avviso, superiore per completezza, profondità ed eleganza prospettica.

Un’annata importante, capace di costruire struttura e potenziale evolutivo, ma che in alcune interpretazioni può apparire oggi ancora monolitica e austera, quasi trattenuta dalla propria stessa architettura.

La 2022, al contrario, ha mostrato con maggiore evidenza l’impronta di un’annata calda e asciutta.

Il calore diffuso nei vini ha spesso determinato una maggiore omogeneità espressiva, una materia generosa e una percezione più immediata della maturità, ma anche una maggior prontezza tannica.

La 2023 si colloca in una posizione differente.

Meno austera della 2021 e meno condizionata dalla sensazione di calore della 2022 (fatto salvo per una manciata di campioni in cui il calore ha inciso maggiormente e/o la stilistica sia in termini di affinamento che in termini di epoca vendemmiale sembrano aver inciso sulla percezione di freschezza del vino), sembra trovare nella dinamica uno dei propri tratti distintivi.

Non significa necessariamente minore capacità di evoluzione.

Significa, piuttosto, che il valore dell’annata non deve essere misurato soltanto attraverso concentrazione, imponenza o prospettiva temporale, ma anche attraverso la capacità del vino di mantenere energia e ritmo nel sorso.

È forse questo uno degli aspetti più interessanti della 2023: regalare un’emozione nel presente senza rinunciare necessariamente alla promessa del futuro.

Serralunga: quando il territorio detta la struttura

Questa lettura assume ancora più significato se contestualizzata nella menzione comunale di Serralunga d’Alba.

Parliamo, infatti, di uno dei comuni geologicamente e stilisticamente più riconoscibili del Barolo.

Il territorio è interamente mappato attraverso le sue Menzioni Geografiche Aggiuntive e comprende alcuni dei nomi più celebri dell’intera denominazione: Vignarionda, Francia, Falletto, Lazzarito, Cerretta, Margheria, Ornato, Parafada, Gabutti e Baudana, solo per citarne alcuni.

mappa serralunga barolo mga

A queste si affianca la possibilità di utilizzare la menzione “Barolo del Comune di Serralunga d’Alba”, espressione particolarmente interessante perché consente di leggere il paese non attraverso la lente di una singola vigna, ma come sintesi di differenti esposizioni, altitudini, microclimi e interpretazioni produttive.

Ed è proprio questo a rendere significativo il Serralunga Day: cercare non soltanto ciò che differenzia una MGA dall’altra, ma ciò che rimane riconoscibile quando le differenze vengono ricomposte in una lettura territoriale più ampia.

Una parte fondamentale di questa identità nasce dalla geologia.

La parte più antica, che conserva alcune peculiarità dei depositi dell’Alta Langa, prende il nome di Formazione di Lequio. Essa costituisce il substrato della collina di Serralunga (e una parte di Monforte) ed è caratterizzata dall’alternanza di strati di marna chiara compatta e livelli di sabbie talvolta cementate a dare la tipica Pietra di Langa. Nella parte più a nord di Serralunga, si possono trovare le Marne di Sant’Agata Fossili, costituite per lo più da sedimenti fini, limosi e argillosi, con una certa variabilità, con aree ricche di sottili strati sabbiosi oppure prevalenti livelli limosi.

Sono condizioni pedologiche che hanno contribuito storicamente alla formazione di Nebbioli dalla struttura importante, dalla trama tannica serrata, dall’acidità incisiva e dalla notevole capacità di evoluzione, ma anche di una notevole eleganza prospettica.

Serralunga è stata a lungo identificata attraverso la forza, la verticalità, la compattezza e la capacità dei propri vini di richiedere tempo.

Ed è proprio per questo che la 2023 risulta particolarmente interessante.

Perché riesce spesso a conservare la struttura di Serralunga senza trasformarla in rigidità.

Il tannino c’è.

La materia c’è.

La profondità non manca.

Ma tra questi elementi sembra esserci più spazio e più movimento.

Tannini materici, succosità e una freschezza inattesa

Uno degli elementi più interessanti emersi dalla degustazione riguarda proprio la relazione tra struttura tannica e facilità di progressione del sorso.

La trama resta profondamente “serralunghese”, ma in molti casi i tannini appaiono materici, croccanti, definiti, più capaci di sostenere il vino che di irrigidirlo.

Accanto a essi emerge una succosità evidente, che contribuisce alla fluidità della beva e alla sensazione di persistenza.

È forse questo equilibrio tra materia e dinamica a rappresentare il tratto più contemporaneo della 2023.

Anche il quadro aromatico sembra muoversi nella stessa direzione.

I profumi risultano spesso inizialmente riservati, coerentemente con il carattere del territorio e con la giovane età dei vini, ma lasciano già intravedere una buona articolazione.

Alle note più classiche del Nebbiolo — rosa, viola, cipria — possono affiancarsi suggestioni più fresche e agrumate, richiami alla buccia d’arancia, al mandarino, al tamarindo, erbe officinali e sfumature più carnose.

Più che cercare un descrittore dominante, però, trovo interessante leggere questa pluralità come riflesso diretto della varietà dei microclimi, dei suoli e delle scelte stilistiche delle diverse cantine.

Perché parlare di Serralunga non significa parlare di uniformità.

Significa parlare di un’identità territoriale forte all’interno della quale convivono interpretazioni differenti.

Cambiamento climatico e capacità interpretativa

C’è poi un elemento che credo meriti una riflessione più ampia.

Annate come questa dimostrano quanto sia ormai riduttivo provare a prevedere automaticamente il profilo di un vino partendo esclusivamente dai dati climatici.

Sulla carta, stagioni caratterizzate da alcuni degli effetti più ricorrenti del cambiamento climatico dovrebbero tradursi con maggiore frequenza in equilibri fragili, maturazioni disallineate e texture tanniche più sgraziate.

Eppure sempre più spesso il risultato nel bicchiere racconta qualcosa di diverso.

Perché nel frattempo il sistema vigneto sembra adattarsi (nonostante le difficoltà amplificate dalla sempre minor biodiversità dovuta alla carenza di bosco e alternanza fra vigna e altre colture) e la maggior contezza tecnica di produttori, agronomi ed enologi sta, sicuramente, contribuendo a mitigare l’incidenza di tali cambiamenti.

Gestione della parete fogliare, lavorazione dei suoli, tempi di raccolta, rese, gestione dell’acqua, estrazioni, macerazioni e affinamenti sono diventati strumenti attraverso cui leggere l’annata con estrema sensibilità ed elasticità, anziché subirla operando a “protocollo”.

La tecnica, quando non diventa standardizzazione, può rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui assecondare l’identità di un territorio, riducendo le criticità analitiche ed organolettiche che possono surclassare l’espressività di un vino.

Ed è probabilmente uno dei temi più importanti che emergono oggi assaggiando territori storicamente associati alla forza e all’austerità come Serralunga.

Barolo e Brunello: più interessante osservare come è cambiata l’interpretazione

La quinta edizione del Serralunga Day ha rinnovato anche il confronto tra Barolo e Brunello di Montalcino, attraverso una masterclass dedicata alla capacità di evoluzione nel tempo delle due denominazioni, con vini capaci di riportare il confronto indietro fino agli anni Novanta.

Due territori profondamente differenti per geologia, clima, varietà e cultura produttiva, ma accomunati da identità, riconoscibilità e dalla capacità propria dei grandi vini di attraversare il tempo senza perdere il legame con il luogo da cui provengono.

Questi i vini in degustazione: Barolo Fontanafredda 1996 – La Delizia; Barolo Ettore Germano 2005 – Cerretta; Brunello Casanuova delle Cerbaie 2001; Brunello Col d’Orcia 2001; Barolo Palladino 2005 – San Bernardo; Barolo Principiano 2006 – Boscareto; Brunello Corte Pavone 2006; Brunello Palazzo 2006; Barolo Domenico Clerico 2011; Barolo Tenuta Rocca 2012; Brunello Ferrero 2010; Brunello Banfi 2015 – Poggio alle Mura; Barolo Manzone 2013 – Meriame; Barolo Alessandro Rivetto 2015 – Vignarionda; Brunello Argiano 2016; Brunello Camigliano 2019 – Paesaggio Inatteso; Barolo Giovanni Rosso 2017 – Vignarionda; Barolo Luigi Vico 2018 – Prapò; Brunello Poggio Antico 2019; Brunello Querce Bettina – La Faretra 2019; Barolo Angelo Negro 2019; Barolo Garesio 2019 – Cerretta; Brunello Podere Brizio 2019; Brunello Tassi 2019 – Vigna Colombaiolo; Barolo Villadoria 2019; Barolo Damilano 2020 – Serralunga; Brunello Croce Di Mezzo 2020; Brunello Carpineto 2021.

Personalmente, però, durante questo tipo di degustazioni trovo ormai quasi più interessante osservare la crescita interpretativa avvenuta negli anni che verificare ancora una volta il potenziale evolutivo di Barolo e Brunello. Quel potenziale esiste e resta un valore importante, ma non più una conditio sine qua non della qualità di un vino che, “per fortuna o purtroppo”, si spera venga consumato in un arco di tempo meno dilatato di quanto si fosse orientati a pensare qualche lustro fa.

Ciò che trovo ancora più stimolante è comprendere come siano mutate la viticoltura, le estrazioni, l’uso del legno, la ricerca della maturità fenolica, il rapporto con l’alcol e, più in generale, l’idea stessa di equilibrio. Piccoli cambiamenti fatti, però, nel rispetto di un’identità diffusa che non rifugge la storicità ma, al contempo, non teme di mostrarsi più contemporanea.

Ecco le aziende che hanno rappresentato il Consorzio del vino Brunello di Montalcino: Argiano, Banfi, Camigliano, Caprili, Carpineto, Casanuova delle Cerbaie, Col d’Orcia, Corte Pavone, Croce di Mezzo, Ferrero, La Fortuna, Palazzo, Podere Brizio, Poggio Antico, Querce Bettina, Tassi e Uccelliera.

Dalla potenza alla dinamica

È forse questa la riflessione più interessante che porto con me dal Serralunga Day 2026.

Il Barolo di Serralunga continuerà a essere associato a parole come struttura, profondità, tannino e longevità.

Ed è giusto che sia così.

Ma la 2023 suggerisce che a questo vocabolario possano aggiungersi altri termini.

Ritmo. Tensione. Energia. Succosità. Godibilità.

Parole che non negano la struttura, ma la mettono in movimento.

Ed è significativo che proprio queste siano diventate anche le parole attraverso cui produttori, tecnici e degustatori abbiano scelto di sintetizzare collettivamente l’annata.

Una 2023 che sembra raccontare bene il momento che il vino sta vivendo: la necessità di confrontarsi con il cambiamento climatico senza rinunciare alla riconoscibilità dei territori, ma anche la capacità di reinterpretare concetti come profondità, eleganza e longevità attraverso una maggiore attenzione alla qualità dinamica del sorso.

Quella organizzata a Fontanafredda è stata, ancora una volta, un’occasione concreta per riflettere sull’identità di un territorio, sull’evoluzione delle annate, sulla capacità interpretativa dei produttori e, inevitabilmente, anche sulla semantica del vino e sulla prospettiva dell’intero settore.

Perché forse la 2023 di Serralunga racconta proprio questo: la forza non deve necessariamente tradursi in potenza, la profondità non ha bisogno della pesantezza e un grande vino non deve necessariamente impressionare per restare impresso. A volte deve semplicemente trovare il ritmo giusto.

Per quanto riguarda i vini, sarà opportuno assaggiarli nuovamente più avanti per poter dare un parere più coerente con ciò che vi troverete nel calice una volta in commercio, ma la qualità media è risultata oltre le aspettative.

Francesco Saverio Russo

#WineIsSharing

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