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  • Addio al mero punteggio! Anch’io proverò le novità del Concours Mondial de Bruxelles in Calabria

    Il Concours Mondial de Bruxelles aggiunge un giudizio personale dei giudici alla valutazione dei vini degustati

    Chi mi legge da tempo sa che non ho mai pubblicato punteggi e sono sempre stato tanto rispettoso quanto distante dal mondo delle valutazioni che tendono a relegare la presunta “qualità” di un vino a un numero. Eppure, per accrescere le mie competenze e la mia professionalità ho preso parte a molte commissioni di valutazione nel corso degli anni trovandomi non sempre pienamente a mio agio ma ottenendo in ogni occasione spunti interessanti di riflessione sul mio approccio e su quello di chi opera in tali commissioni con maggior costanza del sottoscritto. Tra tutte le realtà con le quali mi sono rapportato quella che si è sempre dimostrata più attenta alle evoluzioni dell’enosfera in senso stretto e in senso lato è, senza tema di smentita, quella del Concours Mondial de Bruxelles di Vinopres, tanto che quest’anno ho accettato di buon grado l’invito a far parte dei ca. 350 degustatori (qui trovate la lista concoursmondial.com/it/giuria), provenienti da varie parti del globo, che si riuniranno dal 19 al 22 maggio in Calabria e più precisamente a Rende (Cosenza). Terra che merita di accogliere un evento così importante e che, sono certo, farà onore alla Calabria e all’Italia tutta.

    app winespace concours mondial bruxelels

    Una piccola grande rivoluzione nella valutazione dei vini del Concours Mondial de Bruxelles

    Sarà proprio in questa edizione del concorso che i giudici potranno sperimentare (alcuni lo hanno già fatto nelle sessione dedicata ai Rosati tenutasi a marzo a Valladolid, Spagna) una nuova tecnologia utile ad arricchire il proprio giudizio con impressioni personali su ogni vino, redigendo un commento di degustazione tramite il proprio supporto digitale in dotazione (tablet). In seguito, un’Intelligenza Artificiale analizzerà i dati. È la prima volta che una competizione di questa portata utilizza una tecnologia simile.

    Il Concours Mondial de Bruxelles ha deciso di far evolvere il suo metodo di degustazione verso un metodo più completo e più vicino alle tecniche tradizionali utilizzate dai suoi giudici. Oltre ad utilizzare il consueto metodo in cui i vini ricevono un punteggio su 100, ogni giudice dovrà aggiungere un breve commento che descriva al meglio le sue impressioni sul vino. I giudici avranno a disposizione una tastiera che permetterà loro di scrivere i commenti durante la degustazione, proprio come farebbero nel taccuino di degustazione personale.

    I commenti di degustazione saranno poi analizzati da un’Intelligenza Artificiale, appositamente progettata per comprendere e analizzare testi enologici. Essi andranno a completare il sistema di valutazione dei vini su 100 punti e forniranno informazioni “qualitative” sulla percezione dei vini.

    Aumentare l’affidabilità e la credibilità del Concorso

    Attraverso questa evoluzione, il Concours Mondial de Bruxelles desidera:

    Affermare il suo status di importante attore del settore e rimanere all’avanguardia dell’innovazione.
    Fornire risposte concrete al desiderio dei produttori che chiedono più trasparenza e più feedback e che ora riceveranno dettagli pratici sul modo in cui è stato percepito il loro vino.
    Rafforzare la garanzia di serietà e di qualità che i consumatori si aspettano quando acquistano una bottiglia di vino premiata con una medaglia del Concours Mondial de Bruxelles.

    Valorizzare la competenza professionale dei degustatori

    Con la sua comunità fedele di degustatori internazionali, il Concours Mondial de Bruxelles vanta un prezioso pool di esperti che garantisce la qualità dei vini premiati. Alcuni di loro hanno espresso il desiderio di veder introdotto un sistema più flessibile, che permetta loro di esprimere opinioni più personali e non semplicemente di valutare i vini sulla griglia dei 100 punti.

    La zona di testo fornita dal nuovo metodo di degustazione permetterà ora ad ogni giudice di esprimere pienamente le proprie percezioni.

    Intelligenza artificiale per elaborare e sintetizzare i dati

    Durante i 3 giorni del concorso saranno degustati circa 7.500 vini, ognuno di esso da almeno 5 degustatori. In totale, verranno scritti circa 40.000 commenti di degustazione.

    La start-up Winespace, che ha sviluppato un’Intelligenza Artificiale capace di analizzare con precisione i commenti enologici, avrà l’incarico di elaborare i dati alla fine del concorso.

    Questa tecnologia, frutto dell’ingegno di specialisti di enologia e di ricercatori di intelligenza artificiale dell’Istituto Nazionale Francese di ricerca in scienze e tecnologie digitali (INRIA), utilizza le ultime innovazioni del Natural Language Processing per capire e interpretare accuratamente il significato di ogni frase.

    L’algoritmo è oggi in grado di processare numerose lingue, permettendo alla maggior parte dei degustatori di esprimersi nella propria lingua madre e/o lingua d’uso.

    Esperimenti realizzati negli ultimi 6 mesi

    Negli ultimi 6 mesi sono state effettuate diverse serie di “test” durante le varie sessioni del Concours Mondial de Bruxelles (Messico, Spagna, Portogallo). Gli esperimenti hanno permesso di convalidare non solo la precisione della tecnologia ma anche la compatibilità del metodo utilizzato con le specificità del concorso.

    Ambizioni

    Dopo il passaggio al digitale nel 2018 (da fogli di carta a touch pad), questa innovazione rappresenta un importante passo avanti per il concorso.

    A partire da quest’anno, per ogni vino iscritto ai concorsi, i produttori riceveranno una sintesi della degustazione del loro vino che riassume le opinioni dei membri della giuria.

    Questo nuovo metodo di degustazione dovrebbe, in seguito, essere esteso a tutte le manifestazioni organizzate da Vinopres (concorsi, Vino.be, Guide des Vins Belges, ecc.).

    Il Concorso tornerà in Italia a settembre, dal 20 al 23, quando Marsala diventerà capitale mondiale dei vini dolci e liquorosi. Quale migliore location per la Sessione dedicata ai Vini Dolci e Fortificati del Concours Mondial de Bruxelles, se non la città siciliana della prima DOC italiana?

    Per conoscenza:

    Vinopres

    Fondata nel 1992, VINOPRES S.A. è attiva da oltre 30 anni in diversi settori quali l’organizzazione di eventi, l’editoria, i saloni, le competizioni di vini e di superalcolici, le PR. La sua conoscenza generale del mercato del vino e dei prodotti è senza pari e si concentra principalmente su tre aree di competenza:

    • organizzazione di concorsi ed eventi: Concours Mondial de Bruxelles, Spirits Selection, Concours Mondial du Sauvignon, México Selection, Saké Selection.
    • edizione della rivista VINO.BE e della guida dei vini belgi.
    • realizzazione di campagne promozionali per le regioni, in collaborazione con le organizzazioni interprofessionali e i sindacati del vino.

    Winespace

    Winespace è una start-up di Bordeaux specializzata in vino, dati e intelligenza artificiale. Il suo core business è quello di riprodurre le competenze degli esperti di vino (commercianti di vino, sommelier, enologi, ecc.) attraverso strumenti digitali, e quindi offrire soluzioni innovative ai professionisti del vino (strumenti di consulenza al consumatore, strumenti di analisi delle tendenze, ecc.)

    La start-up ha lavorato per diversi anni con l’INRIA (Istituto Nazionale di Ricerca in Scienza e Tecnologia Digitale). Rivendica una forte competenza nell’analisi dei testi enologici e dei dati sul gusto del vino.

    Winespace si sviluppa grazie al sostegno di diverse strutture di supporto come Bordeaux Technowest, l’incubatore Bernard Magrez, Inno’Vin e l’acceleratore Upgrade Nouvelle-Aquitaine.

    Ringrazio l’ufficio stampa del Concours Mondial de Bruxelles per aver condiviso queste importanti novità riguardo le quali sarà mia premura pubblicare un report al ritorno dalla sessione di degustazione della prossima settimana in Calabria.

    F.S.R.

    #WineIsSharing

  • Il gin, un distillato tutto da scoprire

    Come si beve e con cosa abbinare il gin

    La giusta combinazione tra liquori e bevande crea cocktail davvero unici e particolari: ad esempio i gin Malfy sono ideali per preparare un ottimo spritz, ma possono anche essere bevuti lisci, con un po’ di acqua tonica, del succo al pompelmo o abbinati a qualsiasi altro frutto fresco e dissetante.

    Il gin è sicuramente uno dei distillati più versatili: può essere gustato durante l’aperitivo o dopo cena, come digestivo o combinato a qualche stuzzichino.

    Ottenuto dalla distillazione di un fermentato ricavato da cereali (generalmente frumento e orzo), il gin viene generalmente aromatizzato con bacche di ginepro, erbe, aromi e spezie: ogni ingrediente viene attentamente selezionato e cambia da produttore a produttore, e ogni marchio ha la sua ricetta segreta che viene tramandata nel corso degli anni.

    In ogni caso il gin per essere riconosciuto come tale deve rispettare alcune precise normative: prima di tutto il regolamento europeo prevede che il titolo alcolometrico minimo non sia sotto i 37,5% vol. e il sapore del ginepro dev’essere facilmente percepibile e sovrastare tutti gli altri aromi.

    Attualmente esistono al mondo diverse tipologie di gin: più dolci, amari, alcolici o aromatizzati, alcuni sono più indicati per determinate miscele, altri per essere bevuti lisci:

    – il London Dry Gin è il più utilizzato nei cocktail e il suo aroma di ginepro è molto marcato;

    – il Blended Gin ha una lavorazione più lunga e particolare, realizzata attraverso due differenti fasi di distillazione;

    – il Distilled Gin viene ulteriormente infuso con frutti e fiori di cui può anche assumere la colorazione.

    L’Old Tom Gyn, il Plymouth Gin, lo Sloe Gin e il Compound Gin sono le altre tipologie più conosciute di questo distillato. Negli ultimi tempi è però possibile gustare gin con aromatizzazioni davvero uniche: in commercio è infatti possibile trovare il gin al limone, quello al pompelmo, o all’arancia, perfetti per preparare ottimi e rinfrescanti cocktail.

    Qualsiasi momento è perfetto per gustare un buon gin

    Il gin può essere bevuto liscio o mescolato nei cocktail: non esiste una vera e propria regola che stabilisce quali gin siano più indicati da miscelare e quali invece più adatti a essere sorseggiati da soli.

    Alcune persone preferiscono berlo a temperatura ambiente, per assaporare e sentire ancora di più le particolarità di questo distillato, altri invece lo vogliono bere liscio ma ghiacciato, tenuto quindi in freezer. In questo modo sarà sicuramente più dissetante, ma il freddo farà percepire molto meno le note speziate e fruttate di questo prodotto.

    Per quanto riguarda i cocktail preparati con il gin, alcuni sono famosissimi e rientrano nella lista dei 50 cocktail più bevuti al mondo, altri sono meno conosciuti anche perché ultimamente sono tanti i cocktail che vengono costantemente sperimentati e aggiornati dai bartender moderni.

    Un tipico esempio è sicuramente l’Amalfi Spritz: fresco e dalle note agrumate, questo drink è una perfetta via di mezzo tra un aperitivo e una bevanda dissetante, da gustare al caldo, d’estate sotto l’ombrellone.

    Con il gin al limone si può invece preparare un ottimo Gin Tonic, che può anche essere abbinato a una cena a base di pesce oppure essere sorseggiato per digerire dopo mangiato.

    Il gin è sicuramente uno dei distillati più versatili e proprio per questo bisogna testarlo con attenzione per capire come e con quali ingredienti abbinarlo: sperimentare è il modo migliore per creare bevande e cocktail unici e sensazionali.

    Per deformazione professionale e per l’amore che nutro nei confronti del vino non dovrei dirlo, ma la realtà è che i cocktail base Gin possono essere rielaborati, magari con maggiore diluizione e, quindi, minor grado alcolometrico, come principio di un percorso di degustazione o come abbinamento particolare in corsa in ristoranti fine dining e non solo. Sono sempre più numerosi, infatti, i Sommelier che cercando di inserire nel proprio percorso di degustazione al calice abbinamenti con gin tonic particolari e/o con cocktail in grado di offrire un’esperienza gustativa inattesa e divertente ai commensali del proprio ristorante.


    c.s. by Malfy Gin

  • Nino Barraco – Un perfezionista in vigna e un abile sperimentatore in cantina

    A volte si tende a pensare che l’artigiano non possa cambiare, non evolva, in quanto abbarbicato al proprio fare, sia esso frutto di tradizione, eredità esperienziale o radicata convinzione. In realtà, l’artigiano fa e impara, da errori e successi, da dubbi e scoperte, il tutto senza mai sentirsi padrone di verità assolute, bensì di una consapevolezza in continuo divenire.

    Faccio questa premessa perché durante il mio ultimo viaggio a Marsala sono stato a trovare un artigiano (so che a molti questo termine non piace, ma da figlio di un artigiano padrone dell’arte del restauro e del cesello, mi sento di poterlo usare nella sua accezione più positiva) della vigna e del vino. Parlo di Nino Barraco, ritrovato con piacere dopo qualche anno dall’ultimo incontro fugace durante un evento enoico in cui il suo banco era, come di consueto, molto frequentato. Parlare di vigna e di vigna e di vino con lui è sempre estremamente piacevole e costruttivo, ma la percezione che ho avuto potendolo fare camminando i suoi campi e assaggiando nella sua cantina è stata ancor più chiara di quelle avute in passato.

    cantina barraco

    Un approccio critico, uno sguardo indagatore nei confronti di ogni parcella dei suoi 17ha di vigna (soglia oltre la quale difficilmente andrà se non di poco, al fine di poter continuare a gestire tutto in prima persona) e di ogni vasca o botte contenente i suoi vini in divenire; la volontà di mettersi in gioco, di sperimentare e, soprattutto, di comprendere dinamiche di campo e di cantina senza mai dar nulla per scontato. Questo è il piglio dei pionieri e dei saggi di ieri, di oggi e di domani. I progetti condivisi con gli amici vignaioli (vi consiglio di seguire con attenzione le evoluzioni del progetto Halarà portato avanti con gli amici Stefano Amerighi, Francesco De Franco, Corrado Dottori, Francesco Ferreri e Giovanni Scarfone), i vini senza solfiti, le macerazioni ben ponderate, la convinzione che gli ossidativi debbano tornare ad essere la vera e più sincera traduzione di un territorio tanto vocato e generoso quanto fuorviato da scelte inopportune e da opportunità non colte. Tanti spunti sui quali riflettere stappando bottiglie che sanno di territorio e che nulla hanno a che fare con negligenza e improvvisazione.

    nino barraco

    Nino i suoi vini continua a farli e a farli bene e non c’è stasi nel suo pensiero come non ce n’è nel risultato nel calice che colpisce per identità e nitidezza espressiva.

    Tra i vini che ho avuto modo di assaggiare durante la mia visita a Nino vi segnalo quelli che mi hanno colpito di più:

    vino barraco

    Catarratto Terre Siciliane Igp 2020 – Barraco: nitido nell’esposizione varietale con palesi note agrumate e iodate ad arricchire di connotazioni territoriali frutto e fiore. Fiero nell’ingresso, concreto e materico nello sviluppo del sorso che chiude con una lieve percezione tannica e una lunga sensazione salina a tergere il palato pronto per il prossimo assaggio.

    Vignammare Terre Siciliane Igp Bianco 2017 – Barraco: un Grillo 100% (non mi addentrerò nella tematica relativa all’impossibilità di riportare il nome del vitigno in etichetta in quanto non in DOC, in quanto è già stato detto molto e io, da sempre, mi sono schierato in favore della liberalizzazione dei nomi dei vitigni). Luminoso, intenso, fresco nel frutto e nel fiore, con note mediterranee, a tratti balsamiche, ginestra e cedro. Sorso sfaccettato, integro, netto e persistente nella sua chiusura asciutta e marina. Grande equilibrio.

    AltoGrado Catarratto Terre Siciliane Igp 2015 – Barraco: l’idea che ronzava in testa da anni a Nino ha preso forma liquida in questo vino! Tornare indietro nel tempo, sino a prima della venuta dei britannici e della fortificazione (pre-british), per dar luogo a qualcosa di estremamente contemporaneo e marcatamente identitario. Sfidare quello che tecnicamente è considerato l’acerrimo nemico del vino (nelle ossidazioni non volute), ovvero l’ossigeno, come strumento per conferire carattere, complessità e longevità. Affinato in botte di castagno da 1000 l, colmata solo i primi due anni, al fine di far formare il biofilm di lieviti flor, in cui i lieviti stessi passano da un metabolismo di tipo anaerobio-fermentativo ad uno di tipo aerobio/ossidativo. Questa particolare tecnica era propria dei vini di Marsala e trova in una rinnovata consapevolezza di Nino e di altri produttori locali che ne stanno seguendo la scia un tramite per ricordare la storia di un territorio attualizzandola e rendendola apprezzabile ai palati più esigenti. L’ossidazione che non omologa, non annichilisce l’identità bensì la enfatizza, portando nel calice aromi evoluti ma vividi, vivi, vitali, in continuo divenire e per nulla decadenti, stanchi o privi di vigore. Il sorso è tonico, materico, saporitissimo, con un finale lungo e terso che sembra gridare a gran voce che questo non è un vino da relegare alla mera meditazione. E’ un vino che nelle mani giuste può far divertire i commensali per la versatilità del suo potenziale di abbinamento.

    Quando studio, esperienza e caparbietà vengono convogliati nelle mani di un rispettoso artigiano il risultato non può che appagare curiosità palatale e mentale.


    F.S.R.

    #WineIsSharing

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