Il mondo del vino è fatto di mappe e cartine, ma spesso questi strumenti grafici confondono ancor più che accompagnare alla scoperta di un territorio. Ci sono mappe, dunque, che servono a definire confini, cru, parcelle, zone e mappe che, invece, chiedono di essere attraversate, aiutandoci ad orientarci e ad andare oltre la mera enografia.
La nuova mappa del Mandrolisai nasce proprio da questa seconda intenzione: non essere soltanto un apparato geografico, ma un racconto visivo. Una rappresentazione grafica che invita a fermarsi, osservare, leggere, scoprire. Di sguardo in sguardo, di centimetro in centimetro. Come accade davanti a un murale, a un paesaggio, a un monumento, a un’opera d’arte e, ancor più, a un vigneto che conserva memoria e la restituisce in maniera soggettiva, in base alla sensibilità dell’osservatore. La mappa non si esaurisce in una prima visione: chiede tempo, attenzione, prossimità.
È un modo diverso per orientarsi, certo. Ma è soprattutto un invito ad approfondire ciò che spesso resta nascosto nella biodiversità integrale fatta di boschi e colline, vigne e pascoli e nella storia narrata da chiese e nuraghi; fra le pieghe di un territorio che non ama semplificarsi e che, proprio per questo, ha bisogno di essere raccontato attraverso più linguaggi.
La prima interpretazione grafica del Mandrolisai è stata realizzata grazie allo sguardo e alla mano di Mauro Patta, artista e muralista originario di Atzara, tra le voci più riconoscibili del muralismo contemporaneo sardo. Patta si definisce “un ponte tra il muralismo classico sardo e la street art contemporanea”, con l’obiettivo di far riaffiorare le radici dei luoghi, stimolare la memoria degli anziani, avvicinare i giovani alla propria storia e offrire ai visitatori una chiave di lettura delle tradizioni locali. La sua vicenda artistica nasce anche da un ritorno: dopo gli studi e l’esperienza a Firenze, dove ha lavorato come pittore di porcellana alla Richard Ginori/Gucci Richard-Ginori, Patta è rientrato in Sardegna per portare la propria arte nei paesi, sui muri, dentro i paesaggi della sua isola.
“Abbiamo voluto raccontare il Mandrolisai come un territorio da esplorare: una mappa illustrata che intreccia la nostra vocazione viticola con il patrimonio storico e paesaggistico, e invita chi la osserva a scoprirne tutti i segreti.” M. Patta
Per questo la sua presenza nel progetto non è accessoria. La mappa del Mandrolisai non è pensata come un’elaborazione fredda, tecnica, puramente funzionale. È piuttosto un gesto di restituzione: un territorio che si guarda, si riconosce e prova a raccontarsi attraverso segni, colori, relazioni, pieni e vuoti. Il tratto grafico diventa così una forma di narrazione identitaria, capace di tenere insieme natura e presenza umana, paesaggio e lavoro, memoria e contemporaneità.







Un territorio antico che apre un nuovo capitolo
Il Mandrolisai è un territorio antico, ma oggi vive una fase nuova. Il Consorzio Vini Mandrolisai è stato fondato il 5 febbraio 2024 a Sorgono, con 18 soci tra cantine e viticoltori, e nasce con obiettivi chiari: valorizzare la DOC Mandrolisai, promuovere il marchio territoriale in Italia e all’estero, coordinare il lavoro tecnico e comunicativo dei produttori, stimolare il recupero e la salvaguardia dei vigneti storici e dell’alberello tradizionale, favorire la formazione interna aperta ai consorziati. Nella presentazione del Consorzio emerge una definizione significativa: “non un semplice consorzio, ma una comunità del vino nel cuore dell’isola”.
Questa idea di comunità è fondamentale per comprendere il senso della mappa. Non una carta muta, ma una trama. Non un elenco di luoghi, ma una relazione fra luoghi. Il Mandrolisai non si lascia raccontare soltanto attraverso confini amministrativi o dati agronomici: va letto come un sistema vivo, dove ogni paese, ogni vigna, ogni bosco, ogni pascolo e ogni testimonianza archeologica partecipa a un’identità collettiva.
L’areale della DOC interessa le province di Nuoro e Oristano e comprende comuni come Atzara, Meana Sardo, Sorgono, Ortueri, Desulo, Tonara e Samugheo. È una Sardegna interna, montana, centrale, lontana dagli stereotipi costieri e proprio per questo profondamente mediterranea nella sua essenza più arcaica. Le altitudini si collocano indicativamente fra i 300 e i 750 metri sul livello del mare, con vigneti presenti anche a quote superiori; i suoli derivano dal disfacimento di graniti e scisti, sono sabbiosi, sciolti, ben strutturati e acidi, ma poveri di azoto e fosforo; il clima è continentale, segnato da forti escursioni termiche.
“Una viticoltura di montagna nel cuore del Mediterraneo”. In questa apparente tensione — montagna e Mediterraneo, severità e luce, isolamento e apertura — si colloca gran parte del fascino del Mandrolisai.
La mappa come paesaggio narrativo
Guardare la nuova mappa significa entrare in un racconto stratificato. Il contesto naturale si interseca con quello antropizzato senza prevaricazioni: boschi, macchia mediterranea, pascoli, vigne, muretti a secco, paesi, chiese, nuraghi e segni del lavoro umano compongono un insieme in cui la presenza dell’uomo non cancella il paesaggio, ma lo interpreta.
È qui che la mappa diventa più di una mappa. Diventa racconto grafico territoriale.
Ogni elemento può essere letto come una soglia: il bosco che protegge, la collina che apre lo sguardo, il vigneto che testimonia continuità, il pascolo che ricorda la natura policolturale dell’area, il nuraghe che rimanda a una profondità storica millenaria, la chiesa che segna il legame fra comunità e spiritualità, il paese che custodisce nomi, volti, famiglie, memorie.
Il Mandrolisai, infatti, non è un territorio viticolo nato da una specializzazione recente. È un paesaggio agricolo complesso, dove la vite convive storicamente con cereali, orti, frutteti, pascoli arborati, querce, filiere della legna e del sughero. Non a caso è inserito nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici curato dal Masaf, che ne ha riconosciuto il valore di agricoltura policolturale e multifunzionale.
La mappa, allora, non si limita a indicare dove siamo. Suggerisce come guardare. Invita a riconoscere la complessità di un paesaggio che non è scenografia, ma organismo. Un paesaggio in cui biodiversità, agricoltura, architettura rurale, storia e vita quotidiana sono parti di una stessa grammatica.
Mappa che si va ad aggiungere, nel percorso di rinnovamento della narrazione grafica, al logo da poco presentato dal Consorzio Vini Mandrolisai.

Biodiversità tangibile, non millantata
Nel Mandrolisai la biodiversità non è uno slogan. È una condizione concreta.
I vigneti sono spesso circondati da boschi, macchia mediterranea, pascoli e muretti a secco, elementi che favoriscono la biodiversità naturale e la resilienza climatica. Molte vigne sono vecchie o centenarie, talvolta a piede franco, frutto di generazioni di vignaioli che hanno conservato biotipi ed ecotipi locali adattati alla peculiare pedologia e ai diversi microclimi del territorio.
Questa biodiversità si esprime anche nella forma dei vigneti: alberelli tradizionali, spalliere basse, impianti promiscui, varietà coplantate. L’età media delle vigne è spesso compresa fra 50 e 60 anni, con picchi ben oltre il secolo; gli alberelli a piede franco sono talvolta propagati per propaggine, segno di una continuità agricola che precede la logica della standardizzazione.
La mappa restituisce questa idea di pluralità. Non un territorio ordinato secondo una geometria industriale, ma un mosaico. Un mosaico vivo, dove la frammentazione non è debolezza, bensì ricchezza: micro-parcelle, differenze altimetriche, esposizioni, suoli, boschi, radure, coltivi, pascoli. Tutto concorre a costruire una riconoscibilità che nasce dalla diversità.
Tre anime varietali, una sola identità
Anche il vino del Mandrolisai è figlio di una logica corale. La DOC prevede tre tipologie — Mandrolisai Rosso, Mandrolisai Rosso Superiore e Mandrolisai Rosato — e una base ampelografica fondata su Bovale Sardo, localmente Muristellu, Cannonau e Monica, con la possibilità di una piccola quota di altri vitigni a bacca nera locali.
Ma ciò che conta, oltre al dato disciplinare, è il significato culturale dell’uvaggio. La presentazione lo definisce “elogio della complementarità varietale e della saggezza contadina”: il Bovale Sardo porta struttura, tannino e longevità; il Cannonau calore, frutto e rotondità; la Monica finezza, florealità ed equilibrio.
L’uvaggio del Mandrolisai, si legge ancora, “non nasce in cantina, ma in vigna”: è un mosaico varietale frutto di secoli di selezione contadina, con risvolti epigenetici e una capacità di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
Questa frase potrebbe essere una chiave di lettura anche per la mappa. Perché, come il vino, anche il territorio non nasce da un’unica matrice. Nasce dall’incontro di elementi diversi che trovano equilibrio: varietà, altitudini, microclimi, paesi, pratiche agricole, generazioni.
Un paesaggio dove l’uomo non domina, custodisce
Uno degli aspetti più interessanti del Mandrolisai contemporaneo è la capacità di far convivere sistemi di coltura storici e impianti più moderni, calibrati sulle esigenze pedoclimatiche attuali. Le nuove generazioni di viticoltori e produttori stanno integrando tradizione e prospettiva, con un profondo rispetto per l’integrità del contesto e per la tutela dell’identità dell’areale.
Nella presentazione si parla di un adattamento antropologico — agronomico ed enologico — che segue quello epigenetico dei biotipi e degli ecotipi locali. È un passaggio importante: il Mandrolisai non è immobile. Non vive di nostalgia. La sua forza sta piuttosto nella capacità di rinnovare una storia antica senza snaturarla.
La nuova generazione di vignaioli rappresenta un ritorno alla terra e alla comunità. Alla storia e alla tradizione locali si integra una visione contemporanea e prospettica, in una coesistenza generazionale che sta già producendo esiti positivi in vigna e in cantina.
La mappa si inserisce in questa stessa dinamica. È un oggetto contemporaneo che racconta un territorio antico. Usa un linguaggio grafico attuale, ma non tradisce la profondità del luogo. Anzi, la rende più accessibile. La trasforma in esperienza visiva, in invito, in soglia narrativa.
Fare vino qui è un atto culturale
Il Mandrolisai è un territorio che non si piega alle mode, ma segue la propria storia: vigne e varietà storiche, complementarità varietale, paesaggio biodiverso ancora integro. Il vino, qui, non è soltanto prodotto, ma linguaggio condiviso: famiglie, vignaioli e paesi sono intrecciati in una trama collettiva. In un ambiente severo e montano, la viticoltura è resistenza e orgoglio; mantenere viva la terra significa custodire un patrimonio umano e ambientale.
“Fare vino qui è un atto culturale prima che produttivo.”
La nuova mappa del Mandrolisai nasce da questa consapevolezza. Non vuole soltanto mostrare un territorio: vuole renderlo leggibile nella sua complessità. Vuole dire che dietro ogni vigna c’è un paesaggio, dietro ogni paesaggio una comunità, dietro ogni comunità una memoria, dietro ogni memoria una responsabilità.
È una mappa da osservare lentamente, come si osserva un’opera murale. Una mappa che non chiude il racconto, ma lo apre. Che non pretende di spiegare tutto, ma suggerisce percorsi, connessioni, dettagli. Che invita chi la guarda a entrare nel Mandrolisai non come turista distratto, ma come lettore attento.
Perché alcuni territori non si attraversano soltanto con una strada. Si attraversano con lo sguardo. E, se lo sguardo è disposto a indugiare, il Mandrolisai comincia a raccontare.
Per questo, che siate operatori intenzionati ad approfondire l’enografia del Mandrolisai, o appassionati in procinto di pianificare il vostro prossimo viaggio in Sardegna, questa mappa è un invito a visitare il territorio, a conoscerne vigneti e contesti nei quali essi sono inseriti, ma ancor più a incontrare i vignaioli e i loro vini, certamente capaci di accompagnarvi in un viaggio che andrà ben oltre i confini di un’immagine.
Francesco Saverio Russo
#WineIsSharing
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