La mia malcelata passione per i Moscati per mi ha spinto a ricercare le più svariate espressioni delle varietà di questa grande famiglia di uve, ma ce n’è una che, negli ultimi anni, ha saputo catturare la mia attenzione più di altre per la sua complessità (sia organolettica che produttiva) e contemporaneità: il Moscato Secco.
Proprio per questo ho accolto di buon grado l’invito a moderare una masterclass (alle h14.30) dei vini dell’associazione “Aroma di un Territorio” in occasione di quello che si prospetta un evento dinamico e intrigante legato al Moscato Secco. L’evento “Ci siamo seccati” si terrà il 15 giugno a Camo, frazione di Santo Stefano Belbo particolarmente dedita al Moscato. Trovate maggiori informazioni qui: https://www.facebook.com/events/.

Come preludio alla degustazione e ai momenti conviviali pensati dal nutrito manipolo di produttori di Moscato Secco riuniti sotto l'”egida” di esCAMOtage ho ritenuto opportuno far presentare l’associazione e tutte le singole realtà coinvolte attraverso l’intervista che segue:

Quando, come e perché nasce l’associazione “Aroma di un Territorio”?
L’associazione nasce nel 2019 da un’esigenza: riportare il moscato ad essere un prodotto artigianale, dopo anni in cui buona parte delle uve della Valle Belbo sono state destinate all’industria; con l’obbiettivo di rompere la catena che ha portato i viticoltori ad essere dipendenti di lusso dell’industria, stimolando i giovani viticoltori ad avviare la vinificazione delle proprie uve con un investimento irrisorio (due vasche e una pompa) rispetto a quello necessario per produrre moscato d’Asti.
L’inizio è stato convivialità, il ritrovo di 6 giovani, diventati amici tra loro che ritrovandosi a cene di confronto sul futuro del moscato hanno capito come l’unica via fosse fare squadra, per promuovere una visione nuova di un vitigno troppo spesso associato al panettone e alla bassa qualità.
Gettate le basi, per dare rilevanza alla cosa serviva un nome che fosse identificativo di un progetto di ben più ampio spettro che qualche cena, dunque dopo vari ragionamenti si arrivò a ESCAMOTAGE che racchiude due significati:
– aggirare un ostacolo, quello di non poter fare un vino bianco secco a denominazione (vietato l’utilizzo di varietà aromatiche da ogni disciplinare DOC)
– Camo al centro della parola esCAMOtage, come al centro della mappa dei 51 comuni del Moscato d’Asti, luogo che abbiamo scelto come centro della nostra zone e sede dell’associazione. Un modo per mantenere vivo un ex comune che ha ancora tanta voglia di vitalità con il museo a cielo aperto.
A fare da fil rouge oltre al marchio Escamotage, anzi, proprio per poterlo apporre sulle bottiglie un regolamento interno che al pari di un disciplinare di produzione limita e regola tutti i fattori coinvolti nella produzione di un vino: dalla vigna con il divieto di utilizzo di diserbo chimico (ampiamente utilizzato in una dinamica industriale) al periodo di affinamento minimo ragionando all’opposto di chi vinifica il più conosciuto vino dolce piemontese che, salvo rari casi, fa affinamenti di qualche giorno.
Il sogno è arrivare alla denominazione, ma le cose si costruiscono un mattone alla volta, oggi il nostro più grande risultato è vedere crescere il numero di aziende e il numero di bottiglie prodotte di anno in anno, dimostrando che un’ altro moscato si può ed è alla portata.
– Quali sono le principali tecniche di vinificazione adottate per la produzione dei vostri vini “moscato secco”?
Ogni produttore ha mano libera su come e perché fare moscato secco, dunque di primo acchito può sembrare che si tratti di vini differenti, invece ciò che accomuna tutti è la voglia di fare qualcosa di nuovo, dunque c’è tanta sperimentazione.
Le fermentazioni tendenzialmente sono tutte in acciaio, con o senza macerazioni . In generale tutti svolgono un affinamento di minimo 6 mesi prima dell’uscita in commercio, il materiale in cui farlo è a totale discrezione del produttore, partendo dall’acciaio fino all’anfora, l’idea è quella di avere un carattere comune ma lasciare che ognuno sviluppo un moscato che lo rappresenti, fondamentale è l’equilibro che si può raggiungere soltanto con ciò che l’industria non può avere a disposizione, ma che è lo strumento più importante di una produzione artigianale: il tempo.
– Quali sono le prospettive di questi vini?
Sono vini molto spendibili negli abbinamenti, specie con cibi molto identitari e con sapori decisi (ostriche, pane burro e acciughe, cucina asiatica o fusion) ma che si lasciano bere anche senza un accompagnamento.
Il naso porta in maniera convinta verso un territorio ben distinto, e riconoscibile: quello della Valle Belbo e del Moscato, il gusto sorprende con quasi l’opposto di ciò che ci si aspetta andando come a confondere il cervello, come a lasciarsi trascinare da ciò che il vino vuol comunicare, come essere trascinati dal messaggio di Escamotage, un territorio che ha bisogno di una rivalsa.
Si tratta di vini contemporanei, essendo vini fatti da chi prima di tutto il vino lo beve ma anche vini fatti da giovani, che conoscono il mondo e si lasciano influenzare da esso non chiudendosi in una bolla (di un metodo Martinotti).

Ecco come si presentano le realtà associate:
Tojo
Ci presentiamo: Ciao, siamo Francesco e Delia due giovani produttori di vino. L’Azienda TOJO nasce all’inizio del novecento a Santo Stefano Belbo, ora territorio dell’UNESCO, dove la coltivazione della vite è parte di una tradizione prestigiosa tramandata di padre in figlio. L’azienda è stata fondata da Vittorio il nostro bisnonno, dopo di lui nostro nonno Remo e nostro padre Vittorio hanno portato avanti l’attività di famiglia. Nel 2012, dopo aver terminato gli studi alla scuola Enologica di Alba, entro io (Francesco) al timone della cantina. Per alcuni anni ho sperimentato sia in vigna che in cantina per creare i vini che più rappresentassero. Dopo un’esperienza esterna all’azienda, nel 2021 anche io (Delia), entro a far della cantina di famiglia. Il nostro logo s’ispira al nostro bisnonno, in quanto sia d’estate che d’inverno era solito indossare un cappello e veniva soprannominato da tutti “Tojo”. Pensa che ancora oggi, a distanza di tanti anni, anche noi e mio padre veniamo riconosciuti con questo pseudonimo! La superficie coltivata si estende per circa 5 ettari, hanno esposizione ottimale rivolta a mezzogiorno. I terreni calcareo-argillosi e l’ottimo micro-clima favoriscono da secoli la coltivazione della vite. L’azienda agricola Tojo – ancora oggi – è rigorosamente a conduzione familiare e produce ogni anno piccoli quantitativi di vini scelti; il risultato di uve vinificate con la cura e la competenza che deriva dalla grande tradizione dei vignaioli piemontesi. Nascono il Moscato d’ Asti MELIS, Barbera d’Asti Ribota, Barbera d’Asti Superiore DELIANNA, il Langhe Favorita FARINELLA, Moscato Secco ESCAMOTAGE ALMA e il Moscato Passito LO SFIZIO.
Azienda Agricola Cerutti
L’Azienda Agricola Cerutti è una giovane azienda a conduzione famigliare. I due fratelli Stefano e Daniele finiti gli studi a Torino decidono di seguire la loro passione e di trasferirsi in campagna per trasformare l’ormai quasi abbandonata cascina del nonno in una vera e propria cantina. Dal 2015 ad oggi l’azienda è cresciuta molto, passando da 1 ettaro di vigneti e 2 di noccioleti, ai 14 ettari di vigneti di proprietà e 8 ettari di noccioleti.
Ci troviamo a Perletto, un piccolo ma incantevole paesino dell’Alta Langa con poco più di 300 abitanti. La zona è vocata alla produzione di Moscato Bianco, grande e nobile vitigno a cui vogliamo cercare di dare il giusto valore, ma anche alla produzione di spumanti grazie alle quote più alte e alle correnti più fresche.
L’azienda dopo i primi anni di vinificazione contoterzi ha in progetto una cantina propria, che vedrà la luce con la prima vendemmia nel 2025, andando così a completare il progetto iniziale.
Il nostro obbiettivo è quello di raccontare un territorio dalle enormi potenzialità ancora inespresse, l’Alta Langa, una zona ancora incontaminata, selvaggia, che con il cambiamento climatico in atto e la sua straordinaria bellezza siamo sicuri, avrà la sua occasione di rientrare nell’olimpo del mondo vinicolo e noi non vediamo l’ora di esserne protagonisti!
Cascina Lodola
Sono Fabio Grimaldi e sono il proprietario di Cascina Lodola a Cossano Belbo nelle Langhe.
Una piccola azienda sulla collina di santa libera a 520 metri sul livello del mare. Sono un piccolo vigneron che produce vini sani e nel rispetto dell’ambiente. Vinifico le mie uve in chiave borgognona data la mia forte passione per i cugini d’Oltrape. Produco Pinot Noir vinificato in rosso; Sauvignon blanc con leggero passaggio in barrique e non filtrato.
Inoltre, sposo insieme ai miei colleghi il progetto escamotage producendo un Moscato vinificato secco macerato e uno che affina un anno in barrique. Uve provenienti dal vecchio vigneto aziendale di circa 70 anni, il primo vigneto piantato da mio nonno.
Cascina Orizzonte
Cascina Orizzonte nasce dall’idea di due amici, Enrico Dogliotti e Riccardo Rosso, che nel 2014 provano a vinificare una piccola quantità di uva spinti dalla passione per il vino e dall’amore per il territorio.
Le uve vinificate sono di proprietà e provengono dall’azienda agricola dei genitori di Enrico, che lavorano
vigneti di Moscato d’Asti, Barbera d’Asti e Chardonnay, con l’esperienza maturata in decenni di attività.
Il risultato di quello che all’inizio è stato un gioco è la Barbera d’Asti Docg 2014. Il processo di vinificazione è avvenuto in maniera tradizionale. In seguito alla pigiatura e la diraspatura, la fermentazione alcolica è avvenuta spontaneamente e la macerazione sulle bucce è durata circa nove giorni. All’atto della svinatura il vino è stato inserito subito in una barrique di secondo passaggio. La fermentazione malolattica è avvenuta in legno nel giugno 2015 e l’affinamento è continuato in barrique fino al novembre dello stesso anno.
Nel Dicembre 2015 la Nostra Barbera d’Asti è stata imbottigliata e poi entrata in commercio nell’Aprile del 2016 dopo qualche mese di affinamento in bottiglia.
La nostra etichetta: nasce da sé, da una macchia casuale che durante la svinatura ha lasciato un segno indelebile. E’ proprio da lì che nasce l’idea della MACCHIA, che riprende il colore del vino che rappresenta.
La Nostra vision: produrre vini in maniera semplice senza alterare le caratteristiche originali dell’uva, ottenendo il miglior risultato dall’assemblaggio di diversi vitigni. L’obiettivo è ottenere un’ottima longevità del prodotto; i nostri vini devono entrare sul mercato senza fretta, al momento più opportuno.
La Nostra mission: ampliare le nostre competenze e le nostre conoscenze sperimentando, annata dopo annata, diverse tipologie di fermentazione e affinamento in legno.
Azienda Agricola Guido Vada
La nostra azienda famigliare è situata sul confine tra Langhe e Monferrato, nel cuore della Terra del Moscato d’Asti. In modo artigianale trasformiamo le nostre uve in vini che raccontano in parte il nostro territorio e in parte la nostra storia.
L’Azienda Agricola ha origine intorno al 1850 con Lorenzo Vada che, originario del paese di Neive, decide di spostarsi nella limitrofe località di Coazzolo acquistando qualche appezzamento, da quel momento inizia la coltivazione di uva e con essa la produzione di vino ad uso famigliare.
L’attività di Lorenzo viene passata al figlio Luigi, il quale da una svolta all’azienda iniziando la vinificazione del Moscato d’Asti, trovando un discreto successo sul mercato albese.
Negli anni ’80 il figlio di Luigi, Sergio Vada, costruisce la nuova cantina poco più avanti la cascina di famiglia e continua la vinificazione delle uve, producendo principalmente barbera per clienti privati.
Agli inizi degli anni 2000, Guido , poco più ventenne, decide di iscriversi alla Facoltà di Viticultura di Torino e coadiuvato dalla sorella Serena, da il suo tocco all’azienda convertendo la produzione di vino sfuso in bottiglia.
Nel 2008 inizia a sperimentare nuove vinificazioni con il Moscato in versione secca, dando origine ad un nuovo modo di interpretare il moscato
Oggi l’azienda continua la sua attività rispettando prima di tutto il territorio che la circonda, non utilizzando più pesticidi ed erbicidi; la vite non viene sfruttata oltre misura, ma lasciata alla sua naturale resa. Con questi presupposti siamo felici di accogliervi nella nostra azienda per vivere direttamente il frutto del nostro lavoro. Oltre a visitare la nostra azienda è possibile soggiornare sul territorio per godere del nostro clima, paesaggio e cultura gastronomica.
Quila
Quila è un progetto sperimentale di Bisso A., ex-enologo e dirigente de La Biòca di Serralunga d’Alba. L’azienda coltiva ca 2,0 ha, divisi fra Roero (Guarene) e Cossano Belbo (Rovere). L’azienda è certificata bio. La vigna a Guarene è certificata “vigneto storico, vigneto eroico”, mentre quella a Cossano è certificata come “Sorì Eroici”. Bisso punta sullo studio e la coltivazione di varietà autoctone quasi perse o riscoperte recentemente, come il Moretto, l’Uvalino, la Brunetta di Rivoli ed il Tenjurìn all’acino rotondo. Oltre la serie di vini classici che produce Quila (Roero, Barbaresco, Langhe Nebbiolo) c’è spazio anche per le sperimentazioni, come la Favorita “orange” in anfora, due pet.nat, un “field blend” Langhe Rosso e un Moscato Secco. Bisso racconta il suo legame con il Moscato e come gli è venuta l’idea di produrre Moscato Secco: «sono nato e cresciuto in un paese dove il Moscato “in forma liquida” si consuma prevalentemente come acquavite. Per molto tempo l’avevo considerato un vitigno incapace di produrre vini interessanti. Fino al 2017 quando, con un gruppo di amici, abbiamo visitato Lemno, una delle 6 isole greche che producono quasi esclusivamente vini di Moscato e l’unica che ha una DOC per il Moscato Secco. Dopo aver assaggiato una vasta selezione di Moscati secchi locali e soprattutto dopo averli abbinati a pranzo e cena ad una miriade di piatti tipici greci, sia di mare sia di terra (incluso con agnello!) la mia opinione è cambiata. Nel 2019, quando ho preso la vigna a Cossano Belbo, la maggior parte dei 2 ha erano a Moscato e ho subito capito che avrei prodotto una versione secca di questo vino. Anche perché mi dava fastidio (ma anche finora) che la maggior parte dell’uva dei vigneti, coltivati con tanto amore ma anche tanto sudore sulle nostre bellissime colline, non per caso patrimonio dell’umanità di UNESCO, finisce dai grandi imbottigliatori per fare vini di qualità ma di un prezzo così basso che non rispecchia la sua provenienza».
Cantina Taverna
La storia di questa piccola azienda famigliare inizia negli anni 1930 con il nonno dell’attuale proprietario, aiutato dalla sua moglie Ludovina Versio. Rimasta vedova a 30 anni lei continua a gestire i vigneti e la produzione di vino. Nonostante che in quei tempi la maggior parte del commercio consisteva nella vendita di uve o vino sfuso, Vina è fra i primi da imbottigliare il proprio vino ed anche di produrre dei cru. Finora in cantina si trovano delle bottiglie della magnifica annata 1974 con il suo nome sull’etichetta e l’indicazione Cascina Slizza, una vigna nell’attuale MGA Gaia-Principe. Negli anni 1980 la gestione viene ripresa dal marito dell’unica figlia Luciana – Piero Taverna e nel 1998 passa al loro figlio Roberto. Dal 2016 si riprende una nuova strada – quella della vinificazione e l’imbottigliamento della maggior parte dell’uva aziendale, rinforzata nel 2019 con l’arrivo del nuovo enologo e la prima “grande pigiatura” di ca 150 qli. Tutte le vigne dell’azienda si trovano a Neive, divise in tre cru: Gaia-Principe, Cottà e Marcorino. Due dei 5 ettari coltivati sono piantati a Nebbiolo da Barbaresco, 0,7 – a Nebbiolo Langhe, 0,7 – a Moscato e l’altra superficie è occupata da Chardonnay, Barbera, Dolcetto e Pinot Nero. La produzione principale dell’azienda è il Barbaresco e il Nebbiolo, fra le curiosità c’è un Barbaresco cru Cottà fatto di 100% Nebbiolo Rosé, un cru Chardonnay (la seconda vigna più vecchia di Chardonnay nelle Langhe, piantata nel 1985) e tre spumanti (a base di Chardonnay, Pinot Nero e Nebbiolo). Il Moscato Secco è stato prodotto per la prima volta nel 2022.
Az. Agr. Emanuele Gambino
Mi chiamo Emanuele Gambino e sono nato e cresciuto tra le Langhe e il Monferrato, territori e luoghi in cui ho le mie radici e di cui amo paesaggi, persone e tradizioni.
Sulle orme dei miei nonni, dal 2020 produco i miei vini esclusivamente dalle mie uve in regime di agricoltura biologica.
L’azienda agricola è situata nelle zone più vocate per la produzione dei nostri vini. Costigliole D’Asti è una delle patrie della Barbera D’Asti, mentre Santo Stefano Belbo è da sempre la patria del Moscato D’Asti.
Dispongo di circa 12 ettari situati in questi due comuni, vitati con varietà autoctone – barbera, nebbiolo, grignolino, moscato – e internazionali – sauvignon, merlot, chardonnay – che seguo e accudisco personalmente.
La Barbera per realizzare il mio Nizza DOCG proviene dalla Tenuta della mia famiglia in Nizza Monferrato.
Nella mia azienda agricola di Costigliole D’Asti, sede dal 2023, anche di un prestigioso relais, realizzo piccole produzioni di nicchia con un totale di c.a. 25.000/anno – con attenzione alla tradizione e al legame con il nostro territorio, ma anche con un occhio sul futuro e sull’innovazione.
L’attività di vinificazione avviene in vasche di acciaio. Gli affinamenti vengono svolti in botti, tonneaux e barriques di rovere francese e austrico, e in anfore di terracotta.
Mongioia
Produciamo unicamente Moscato perché ci piace fare questo!
“La follia è superiore alla sapienza, poiché quest’ultima è di origine umana, mentre la prima è di origine divina” (Platone, “Fedro”).
Anche noi siamo stati ritenuti folli quando, a partire dal 1998, abbiamo iniziato ad invecchiare il Moscato in bottiglia, andando contro la comune convinzione che riteneva già “vecchio” un Moscato di soli sei mesi o un anno. Questo è stato possibile perché abbiamo scelto, anche qui controcorrente, di effettuare il diradamento dei grappoli, cioè di toglierne alcuni per consentire la migliore maturazione dei rimanenti e avere così un ottimo equilibrio, presupposto irrinunciabile per un invecchiamento d’eccellenza, come dimostrano i nostri Moscati del 1998 e del 1999, che regalano ancora grandi emozioni. E non ci siamo fermati qui: abbiamo osato dove altri non si erano mai spinti, brevettando la vinificazione del Moscato dolce in anfora e riprendendo l’antico sistema della filtrazione goccia a goccia in sacchi di tela d’Olanda. Abbiamo inoltre esplorato il Moscato nella sue veste secca, in versione secca ferma e in una versione spumante metodo classico affinato sui lieviti 30 e 72 mesi.
L’anima di Mongioia è Riccardo Bianco: enologo e agronomo, ma soprattutto un uomo audace, un visionario dal cuore antico, custode delle tradizioni.
Az. Agr. Sant’Anna dei Bricchetti
Ruggero e Orsetta Lenti sono sposati da oltre trent’anni e la passione per il vino, così come l’amore per le colline del Monferrato, li ha sempre accomunati. Nel 2012, dopo una lunga ricerca, scoprono la collina di Sant’Anna, le sue vigne e la cascina sul bricco: nasce così Sant’Anna dei Bricchetti e il sogno diventa realtà. Lo sguardo abbraccia l’arco alpino, spaziando dal Monte Rosa al Monviso. Le vigne circondano la cascina e si snodano ordinate lungo le pendici del bricco. Ad affiancare Ruggero e Orsetta, oltre a uno staff tecnico, ci sono anche i figli Giulia e Giacomo.
La viticoltura è di tipo convenzionale ma attenta all’ambiente circostante: la conduzione dei vigneti avviene utilizzando la lotta integrata e i trattamenti vengono ottimizzati al massimo grazie alla presenza di una centralina meteorologica che monitora in tempo reale umidità e temperatura permettendo così di focalizzare gli interventi e di minimizzare l’impatto ambientale. Il sistema di allevamento è il Guyot classico con sesto medio di impianto di mq. 2,5 ca. per pianta. Barbera e Moscato sono alla base di tutti i vini proposti oggi e prodotti unicamente con uve di proprietà vendemmiate a mano dopo accurata selezione. Vini che sono espressione purissima del territorio come Ricordi, la classica Barbera d’Asti profumata e beverina o Vigna dei Bricchetti, una Barbera Superiore, ricca di corpo e di frutto, con note speziate, un vino che ben rappresenta la forza e la personalità del terroir.
Accanto ai vini della tradizione l’azienda propone oggi alcuni prodotti che tendono all’innovazione. Sorsi di Emozione, spumante brut da uva barbera in purezza secondo il metodo Martinotti oppure Incanto, spumante metodo classico le cui uve sono barbera e una piccolissima percentuale di mosto di moscato che viene aggiunto durante la fase di presa di spuma al posto dello zucchero. E ancora Suggestioni, un moscato in purezza, secco dai profumi intensi, ricco di sapidità e freschezza, affinato sei mesi in barrique di rovere francese in un locale termocondizionato a 15° C. E per terminare Destino, nato per caso da una manciata di filari di moscato non vendemmiati, un vino da uve stramature lasciate ad appassire sulla pianta.
Tutti i vini sono un’evoluzione e un’interpretazione dell’anima monferrina, vini che esprimono e declinano le potenzialità del terroir all’insegna dell’eleganza e della bevibilità. Caratteristiche dovute in parte all’esposizione dei vigneti e alla peculiarità del suolo della collina di Sant’Anna, prevalentemente argilloso e solcato da venature di sabbia e gesso. Partendo da questo terreno e con un unico corpo vitato di soli cinque ettari, si è scelto fin da subito di puntare sulla qualità a discapito della quantità.
I nostri vini sono anche sorsi di emozione, stati d’animo che si rinnovano di vendemmia in vendemmia assaggiando le uve in vigna e i vini in cantina per approdare poi all’ultimo assaggio, prima di presentarli ai nostri amici clienti
Mattia Rivetti
Ciao a tutti sono Mattia, sono un vignaiolo Enologo e da qualche anno sono subentrato nell’azienda agricola di famiglia, dopo aver finito gli studi in enologia e aver fatto un po’ di pratica in diverse cantine sia in Italia che all’estero. Ho deciso di intraprendere questa strada principalmente per il rispetto del lavoro di chi è passato prima di me e ha creato e mantenuto con enormi fatiche il paesaggio di Langa e Monferrato come lo conosciamo oggi e soprattutto per la grande passione che ho nell’agricoltura in generale. Amo definirmi un vignaiolo prima che un enologo in quanto la mia azienda è sempre stata storicamente azienda produttrice di uva ed è questo il contesto in cui sono cresciuto. Quando ho deciso di fermarmi a casa ho voluto intraprendere (pur mantenendo sempre la parte di vendita uve) la strada della produzione di vino, ritagliando in uno spazio dismesso dell’azienda un piccolo locale da adibire a cantina per una micro produzione, ovvero 4 vini con circa 600 bottiglie per tipo. Pochissime bottiglie quindi, questo per due motivi principali: il primo perché per me è tutto nuovo e quindi “cun calma” (in piemontese con calma) e il secondo è perché ho voluto ricercare all’interno del mio “parco vigneti” (mi piace definire così le vigne che lavoro, all’incirca 15 ettari) delle situazioni particolari di esposizione, età delle piante e altro (Terroir nel vero senso della parola) che mi potessero dare delle uve eccellenti per la vinificazione, in quanto il vino, per ben che si dica, si fa in campo. Per le peculiarità dei singoli vini vi lascio alle schede tecniche dove troverete tutto descritto. La mia azienda è situata nel comune di Coazzolo, un piccolo paese di 300 abitanti in provincia di Asti. Se lo guardiamo su una cartina praticamente è una lingua di terra che si protrae nella provincia di Cuneo (infatti dei 5 paesi con cui confiniamo, 4 sono in provincia di Cuneo). Sulla stesso confine passa anche la famigerata linea che divide Langhe dal Monferrato, e fa sì che nel nostro piccolo villaggio si possa produrre Barbera d’Asti e Dolcetto d’Alba (una doc langhetta in provincia di Asti, è l’unica eccezione in tutto il Piemonte!!), anche se in realtà la coltivazione principe è quella del Moscato, atto a produrre Moscato d’Asti DOCG, in quanto siamo nel cuore della zona di produzione classica. Oltre a Coazzolo, all’interno dell’azienda troviamo anche una parte di terreni e boschi nel comune di Borgomale (in Alta Langa) dove recentemente sono stati impiantati nuovi vigneti di Pinot Nero e Chardonnay ad un altezza considerevole (650 metri sul livello del mare).
Tenuta il Nespolo
Piedi ben piantati a terra, sguardo al futuro; questo è Luca, che oggi, con il padre Domenico, scrive i nuovi capitoli della storia dell’azienda. La terra dove hanno radici Luca e le vigne che coltiva con dedizione, è quella di Moasca, nell’astigiano, dove dai primi anni ‘60 nonno Giovanni si dedica alla trasformazione dell’uva; all’inizio solo in piccole quantità per un vino destinato al commercio in damigiana, talmente pochi erano i vigneti a disposizione. Quelli di nonno Giovanni erano anni in cui la monocoltura non aveva ancora preso la ribalta, anni in cui le aziende agricole destinavano gli appezzamenti a produzioni eterogenee: dai meleti all’allevamento di bovini e maiali. Passano gli anni, le superfici vitate aumentano, si smette gradualmente di allevare gli animi; a questo punto nonno Giovanni decide di lasciare il timone ai due figli, Domenico ed Enzo, che di comune accordo, decidono di dare all’azienda un taglio totalmente vitivinicolo, espandendone i canali di vendita – ed estirpando gli ultimi meleti rimasti, primo ricordo vivido di Luca, che si racconta da bambino, in braccio al papà, alla guida del trattore. Forse è stata proprio la vividezza di questi ricordi ad accrescere in Luca la volontà di studiare per poter essere la terza generazione alla guida dell’azienda; prima la scuola enologica di Alba, poi la facoltà di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Torino, dove prova il test d’ingresso quasi per gioco. Viene preso, accetta la sfida e lascia il lavoro che aveva trovato dopo i sei anni di scuola enologica. Oggi Luca a Tenuta Il Nespolo applica quella che lui definisce “viticoltura di cognizione”, prendendosi cura degli ormai 12 ettari vitati, dove a farla da padrona è la Barbera, affiancata da Dolcetto, Favorita, Chardonnay e Moscato (con quest’ultimo la scintilla è scattata tardi – ci racconta Luca – nel 2016). La combinazione degli studi di Luca con l’esperienza di Domenico, la volontà di mantenere sempre in salute i terreni rispettando i cicli della natura, la produzione in continua evoluzione: questi sono i punti di forza di Tenuta Il Nespolo, grazie ai quali i vini diventano prodotti unici, identitari e caratterizzanti di un’ideologia vitivinicola ben precisa.
Az. Agr. Ugo Balocco
Tre sono le generazioni che danno il proprio contributo: la conduzione familiare è fondamentale per svolgere ogni fase del processo produttivo, tutto comincia dal massimo rispetto del territorio, della natura, della biodiversità, dell’ambiente e dell’ecosistema, per poi proseguire con la costante e continua ricerca della massima qualità possibile. Partendo dalla materia prima, scrupolosamente selezionata, i successivi passaggi produttivi sono orientati proprio nell’esaltare la stessa materia prima, valorizzandone tutte le sfumature più caratteristiche e i tratti più peculiari con un unico obbiettivo, quello di produrre vini di qualità. Oggi l’azienda è costituita da 16ha di cui 9 a vigneto, prevalentemente vicini al cuore produttivo, i vitigni coltivati sono Barbera, Dolcetto e Moscato. La qualità si ottiene in vigna dove molta cura viene riservata ala gestione del vigneto in ogni sua fase. Tre generazioni a confronto nel lavoro quotidiano, come tre sono le sensazioni che percepiamo bevendo un calice di vino. Un paragone forse azzardato ma con lo stesso obbiettivo finale: trasmettere emozioni.

Ringrazio tutti i membri dell’associazione “Aroma di un territorio” e rinnovo l’invito all’evento “Ci siamo seccati” del 15 giugno a Camo.
F.S.R.
#WineIsSharing
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.