Quando si parla di pizza, il riflesso condizionato è quasi sempre lo stesso: pizza e birra. È un’abitudine radicata, popolare, immediata. La birra viene percepita come la compagna naturale della pizza perché è fresca, conviviale, semplice da ordinare e capace di accompagnare bene impasti, mozzarella e pomodoro senza troppe complicazioni. Non a caso, nell’immaginario comune, la pizzeria è ancora il regno della pinta o della chiara media.
Eppure questa associazione automatica sta diventando sempre meno scontata. Negli ultimi anni molte pizzerie hanno iniziato a investire su carte dei vini più curate, su percorsi di degustazione e su un’idea più ampia del bere a tavola. Antonella Amodio, che da tempo studia il rapporto tra pizza e calice, osserva che oggi pizza e vino “dialogano su un piano di pari dignità” e che le pizzerie stanno cambiando profondamente, con cantine più ricche e abbinamenti sempre più consapevoli. In altre parole, la birra non è sbagliata: semplicemente non è l’unica risposta. Parlare di abbinamenti tra pizza e vino significa riconoscere che la pizza non è un blocco unico, ma un universo di impasti, cotture, acidità, grassezze, aromaticità e consistenze diverse.
Il vino con la pizza: una scelta logica
La crescita qualitativa della pizza contemporanea ha reso il vino molto più credibile a tavola. Impasti più leggeri, ingredienti selezionati e topping più ragionati chiedono spesso un abbinamento meno stereotipato. Amodio sottolinea che, nel pairing contemporaneo, le bollicine occupano un ruolo centrale perché freschezza, acidità e capacità di pulire il palato si adattano bene sia alle pizze classiche sia a quelle più strutturate.
Anche Franco Pepe, uno dei nomi più influenti del settore, insiste sul fatto che in pizzeria serva una competenza specifica sul vino, al punto da parlare di un vero “sommelier da pizzeria”, con particolare attenzione proprio alle bollicine. Inoltre, nel suo locale ha costruito una proposta che affianca alle pizze vini campani e Champagne, partendo dall’idea che pizza e vino possano essere una rivelazione se si scelgono etichetta e stile corretti.
Meglio bianco, rosso, rosato o frizzante?
La risposta giusta è: dipende dalla pizza. In linea generale, i vini bianchi e i vini frizzanti sono spesso i più versatili. Funzionano bene con la Margherita, con pizze alle verdure, con fior di latte, con ingredienti delicati o con una spiccata nota di sapidità. Un Fiano, una Falanghina, un Vermentino oppure uno spumante brut possono reggere il pomodoro e alleggerire la componente lattica.
Le bollicine sono spesso la scelta più intelligente: ripuliscono la bocca, sostengono la succulenza e non appesantiscono. Per questo sono ideali con pizze fritte, con farciture ricche, con salumi o con impasti molto scioglievoli. Il rosato è una categoria da non sottovalutare. Ha freschezza da bianco, ma anche una minima struttura che gli permette di stare bene su pizze con pomodoro, salumi delicati, tonno, cipolla o ingredienti mediterranei. Non a caso Amodio lo considera sempre più presente e versatile.
I rossi vanno scelti con più attenzione. Un rosso troppo tannico o troppo alcolico rischia di schiacciare l’impasto e di litigare con il pomodoro. Però un rosso giovane, poco tannico, fresco e scorrevole può funzionare molto bene: per esempio con una pizza alla salsiccia, con funghi, con speck o con topping più intensi. Vini come Gragnano, Piedirosso o altri rossi leggeri e fragranti sono spesso più adatti di etichette potenti e barricate. Quanto ai vini dolci, in genere non sono la prima scelta con la pizza salata. Possono avere senso solo in abbinamenti particolari o con pizze da dessert, mentre sulla pizza classica rischiano di risultare fuori asse.
Qualche esempio concreto di abbinamento
Una Margherita sta bene con bollicine brut, Falanghina o rosati secchi. Una Marinara, più tesa su acidità e aromaticità, può funzionare con bianchi freschi e sapidi. Una quattro formaggi chiede acidità e slancio: meglio uno spumante secco o un bianco minerale. Una pizza con salsiccia e friarielli può reggere un rosso giovane e scattante. Una pizza con crudo e burrata preferisce rosati o bianchi profumati.
Il punto, quindi, non è scegliere tra birra e vino come in una sfida ideologica. La birra resta una compagna storica e piacevolissima, ma il vino merita molto più spazio di quanto gli sia stato concesso finora. E forse il vero salto culturale è proprio questo: smettere di pensare che la pizza “voglia solo birra” e iniziare a considerare gli abbinamenti tra pizza e vino come una possibilità concreta, moderna e spesso sorprendentemente più precisa. Anche chef stellati come Stefano Masanti, che definisce la pizza “il piatto perfetto”, mostrano quanto questo mondo sia ormai pienamente entrato nella gastronomia d’autore.
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