La rinascita della Nas-cëtta (o Nascetta) di Novello

La storia della Nas-cëtta (o, italianizzata, Nascetta) è una di quelle che meritano di essere raccontate. Una vicenda fatta di memoria contadina, intuizioni pionieristiche, ostinazione e orgoglio identitario. Una storia che affonda le proprie radici nelle colline di Novello, nel cuore delle Langhe del Barolo, e che oggi trova una nuova tappa simbolica nella nascita di Nas-cëttaland, il primo festival ufficiale dedicato alla Langhe DOC Nas-cëtta del Comune di Novello, andato in scena nello straordinario scenario del Castello di Novello.

L’evento, organizzato dall’Associazione Produttori di Nas-cëtta del Comune di Novello, non rappresenta semplicemente una manifestazione enologica. È la celebrazione di oltre trent’anni di lavoro condiviso che hanno consentito a un vitigno praticamente scomparso di diventare una delle espressioni più autentiche e originali del patrimonio vitivinicolo piemontese.

La bianca delle Langhe con radici profonde

In una terra, oggi, universalmente conosciuta per il Nebbiolo da Barolo e per gli altri rossi di territorio, la Nas-cëtta rappresenta un’affascinante eccezione. È un vitigno a bacca bianca raro, semiaromatico e autoctono, strettamente legato al comune di Novello, che da secoli ne custodisce la memoria.

Le prime citazioni documentate risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Già nel 1874 Giovanni Battista Cerletti menzionava la “Nascette” di Novello negli Annali di Viticoltura ed Enologia Italiana, mentre il Conte Giuseppe di Rovasenda la definiva nel 1877 “un’uva delicatissima e vino squisito”. Pochi anni più tardi Lorenzo Fantini scriveva che l’Anascetta era “quasi esclusivamente prodotta nel territorio di Novello” e ne esaltava la finezza, paragonandola per qualità ai più prestigiosi vini bianchi europei dell’epoca.

Documenti storici e pubblicazioni ampelografiche confermano dunque un dato inequivocabile: la Nas-cëtta è sempre stata profondamente legata a Novello, unico comune costantemente citato nelle fonti storiche come luogo d’origine e principale area di coltivazione.

Eppure questo patrimonio rischiò seriamente di andare perduto.

Dal rischio di estinzione alla rinascita

Nel corso del Novecento la Nas-cëtta conobbe un lento ma inesorabile declino. La fillossera, le difficoltà economiche del dopoguerra e la crescente diffusione di varietà più produttive e remunerative portarono molti viticoltori ad abbandonarla. Alla fine degli anni Ottanta erano rimasti soltanto pochi filari sparsi nei vigneti di Novello, spesso conservati più per affetto che per convenienza economica.

La rinascita inizia nei primi anni Novanta grazie alla determinazione di alcuni produttori pionieri e alla sensibilità delle amministrazioni comunali che si susseguirono nel tempo. Tra i protagonisti di questa storia spiccano senza dubbio Elvio Cogno e Le Strette, che credettero nelle potenzialità del vitigno quando nessuno sembrava più disposto a investirvi.

Nel 1994 nasce la prima vinificazione moderna in purezza. Sono appena circa 800 bottiglie ottenute da uve recuperate nei pochi vecchi filari superstiti del territorio comunale. Da quel momento prende forma un percorso che porterà alla selezione del materiale vegetale, all’impianto di nuovi vigneti e alla costruzione dell’identità contemporanea della Nas-cëtta.

Parallelamente si sviluppa un importante lavoro istituzionale. Già nel 1991 il Comune di Novello avvia ufficialmente l’iter per il riconoscimento del vitigno. Seguono studi scientifici, censimenti, sperimentazioni e collaborazioni con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti e numerosi esperti del settore.

Il risultato arriva nel 2001 con l’iscrizione della Nascetta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite e la conseguente autorizzazione alla coltivazione. Un passaggio fondamentale che permette finalmente di uscire dalla clandestinità enologica.

La conquista della DOC e il ruolo dell’Associazione

La vera consacrazione arriva però nel 2010 con il riconoscimento della sottozona storica “Langhe DOC Nas-cëtta del Comune di Novello”. Un traguardo che sancisce ufficialmente ciò che la storia aveva sempre raccontato: Novello è la patria della Nas-cëtta.

Il disciplinare identifica una produzione unica, caratterizzata da requisiti rigorosi: uve provenienti esclusivamente dalla zona storica, vinificazione in purezza, rese contenute e un periodo minimo di affinamento. Elementi che contribuiscono a definire l’identità di uno dei bianchi più interessanti del panorama italiano. A custodire e promuovere questo patrimonio è oggi l’Associazione Produttori di Nas-cëtta del Comune di Novello, nata per valorizzare il vitigno e rafforzarne il legame con il territorio d’origine.

L’associazione rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra produttori. Attraverso attività di ricerca, divulgazione, promozione e accoglienza, ha contribuito in maniera decisiva alla crescita della notorietà della Nas-cëtta, sia in Italia che sui mercati internazionali.

Nas-cëttaland: il rilancio passa attraverso la vigna, l’enoturismo e il calice

È proprio da questa consapevolezza che nasce Nas-cëttaland. La prima edizione del festival ha trasformato il Castello di Novello in un grande luogo d’incontro tra produttori, giornalisti, operatori del settore e appassionati provenienti dall’Italia e dall’estero.

Ben 34 cantine hanno aderito all’iniziativa grazie alla collaborazione tra l’Associazione Produttori di Nas-cëtta del Comune di Novello e Indigenous Langa, offrendo una panoramica completa delle diverse interpretazioni del vitigno.

La manifestazione si è aperta con una giornata dedicata alla stampa specializzata, durante la quale sono stati presentati la fondamentale mappatura viticola del Comune di Novello realizzata da Alessandro Masnaghetti, approfondimenti storici sulla Nas-cëtta e il progetto “Local is Tasty 2.0” sviluppato con l’Enoteca Regionale del Barolo.

mappa mga novello nascetta

Attraverso la masterclass guidata da Ian D’Agata una degustazione verticale di diverse referenze, di diverse annate e stili ha dimostrato le sorprendenti capacità evolutive di questo vitigno.

degustazione nascetta

Da par mio, dopo aver degustato le 15 diverse interpretazioni della Nas-cëtta per zona, annata e stile, la sensazione è che il suo potenziale sia ancora in piena fase di scoperta. È una varietà che dà il meglio di sé quando viene interpretata per ciò che è, senza inseguire modelli o similitudini con altri vitigni e altri vini. In questi casi riesce a esprimere una forte identità varietale e una chiara appartenenza territoriale, offrendo vini di grande piacevolezza e versatilità in gioventù, capaci di accompagnare la tavola con naturalezza ed eleganza. Ma è il tempo a rivelarne forse il volto più sorprendente: con l’evoluzione in bottiglia emergono profondità, complessità e sfumature che confermano come la Nas-cëtta abbia tutte le carte in regola per ritagliarsi grande interesse fra i bianchi italiani.

Ciò che auspico, personalmente, è una maggior convergenza verso il rispetto delle peculiarità zonali e varietali, permettendo una sempre maggiore riconoscibilità dei vini prodotti da questo manipolo di virtuosi produttori (e magari da altri che si aggiungeranno in futuro), veri paladini del vitigno e custodi del territorio. In un era enoica in cui ai bianchi sembra, sin troppo spesso, essere richiesto di assomigliare ad altro per venire apprezzati o per raggiungere percezioni di posizionamento più elevate, una varietà dalla forte personalità come la Nas-cëtta non deve incorrere nell’errore (che stanno palesemente commettendo altre denominazioni anche a causa dell’interpretazione positiva di componenti olfattive e prese di posizione tecniche che tendono ad omologare e a deviare dall’identità reale l’espressività di alcuni vini) di snaturarsi ma, al contempo, può anelare a quell’eleganza che solo l’equilibrio e qualche mese in più di bottiglia (mi riferisco alle uscite “premature”) possono aiutare a raggiungere.

Il futuro passa dalle radici, attraverso le nuove generazioni

Oggi la Nas-cëtta occupa oltre sessanta ettari nelle Langhe, ma continua a riconoscere in Novello la propria casa spirituale e produttiva. I suoi profumi che spaziano dagli agrumi alle erbe aromatiche, dai fiori bianchi alle note mielate, la sua naturale sapidità e soprattutto la straordinaria capacità di evolvere nel tempo ne fanno uno dei bianchi più originali del Piemonte contemporaneo. Nas-cëttaland nasce quindi come molto più di un evento. È il simbolo di una comunità che ha saputo proteggere un patrimonio genetico, culturale e paesaggistico unico. È la dimostrazione che la collaborazione tra produttori, istituzioni e territorio può trasformare un vitigno dimenticato in un modello di valorizzazione territoriale. Un ulteriore valore aggiunto è rappresentato dall’incontro e dalla positiva e propositiva coesistenza delle generazioni più esperte con le nuove, sempre più attive e coinvolte nella valorizzazione del territorio e del vitigno, attraverso attività come questo evento e altre occasioni di divulgazione e promozione che, sono certo, faranno parlare molto e bene della Nascetta.

In un momento in cui al vino è richiesta sempre più autenticità e identità, la Nas-cëtta rappresenta una risposta concreta. Una varietà che racconta un luogo preciso, una comunità coesa e una storia vera che vi invito ad approfondire recandovi sul territorio e visitando i produttori in modo da comprendere quanto, questo vino, stia diventando importante per molti di loro.

Francesco Saverio Russo

#WineIsSharing

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