Elogio della vecchiaia nella vite e nella vita

In
questo periodo non è facile scrivere, manca spesso l’ispirazione e,
soprattutto, è quasi impossibile ritrovare la serenità atta a
buttar giù due righe senza farsi trasportare dal pessimismo e dalla
malinconia. Eppure, quello che ci è stato tolto da un virus infame
ci è stato ridato dal tempo: un tempo che avevamo trascurato,
vissuto con ansia, fretta e senza soffermarci a goderne a pieno e a
cercare di sfruttarlo al meglio se non per lavorare e per amare nei
suoi ritagli dai bordi, spesso, frastagliati.
Una
delle riflessioni che il Corona Virus mi ha imposto e avrà, di
certo, imposto anche a molti di voi è quella riservata al valore
della saggezza, rappresentata da quelle migliaia di anziani che
abbiamo perso e che continuiamo a perdere, giorno dopo giorno, nonno
dopo nonno, nonna dopo nonna. Nonni e Nonne che sono stati a loro
volta padri e padri ma anche figli e figlie di chi aveva vissuto gli
anni più bui del secolo scorso. Generazioni alle quali attingere per
i più giovani che sono nati in un contesto completamente differente,
lontani da guerre e da vere e proprie crisi non di quelle che
impediscono di comprarsi l’ultimo modello di telefonino ma quelle che
portano alla fame interi popoli. Anziani che, però, avevano fatto
grande il nostro paese, vivendo il boom economico che hanno saputo
cavalcare, in molti casi, con grande impeto ma senza mai abbassare la
guardia, memori dei tempi che furono. E’ quindi hanno vissuto
lavorando e risparmiando, donando e donandosi a chi veniva dopo di
loro temporalmente e gerarchicamente. Uomini e donne che, per
fortuna, avremo ancora per un po’, nonostante il corona virus, ma che
verranno seguite da generazioni più povere di quella saggezza
empirica e di quella sensibilità che solo chi ha dovuto arrovellare
sinapsi e anima, neuroni e cuore ha potuto sviluppare. E’ per questo
che continuo a sperare che tutto questo ci renda migliori; che ci
porti a rivalutare priorità e necessità in quest’era tecnologica in
cui possiamo fare molto di più di ieri, ma non sappiamo guardare al
domani con gli stessi occhi e della stessa volontà dei nostri nonni.
E’
spinto da queste riflessioni che ho ripreso in mano un vecchio
quaderno di latino e ho riletto delle versioni tratte dal “de
senectute” di Cicerone, alla ricerca di un inno alla vecchiaia
che potesse ispirare un mio pezzo sul vino.
Vini vecchi anziani corona virus

“Io
ho meno forze dell’uno e dell’altro fra voi due, Lelio e Scipione.
Neppure voi avete le forze del centurione T. Ponzio; ma forse,
perciò, egli vale di più?
La
vita ha un percorso determinato, la natura segue una via unica e
questa è semplice; ogni fase dell’esistenza ha ricevuto una
fisionomia tale che la fragilità dei bambini, la spavalderia dei
giovani, la serietà dell’età adulta e la maturità della vecchiaia
corrispondono a una predisposizione naturale da cogliersi a tempo
opportuno. Non ci sono forze in vecchiaia: ma dalla vecchiaia non si
richiede neppure la forza. L’esercizio e la temperanza però possono
anche in vecchiaia conservare qualche cosa del primitivo vigore. Come
la sfacciataggine, la passione sfrenata sono più dei giovani che dei
vecchi, e nondimeno non di tutti i giovani ma di quelli immorali,
così la stoltezza senile, che viene di solito detta delirio, è
propria dei vecchi dissennati.In particolare una vecchiaia onorata ha
ha una autorevolezza così grande che vale di più di tutte le forze
della giovinezza.”
In
realtà, leggendo quei brani e scovando elogi alla vecchiaia di
scrittori e filosofi di ogni tempo e luogo (vi consiglio di passare
attraverso questo pezzo di Masimiliano Cannata che attraverso
un’attenta analisi del libro “Il rumore delle parole” Vittorino
Andreoli” ripercorrere alcuni pensieri legati alla vecchiaia da
Pirandello a Kierkgaard), mi sono reso conto di aver già scritto
molto su quanto la saggezza concorra alla creazione di grandi vini e
ciò che vorrei fare, oggi, è riportarvi un mio pensiero che non
tratta dell’uomo anziano, seppur io sia solito tessere le lodi dei
grandi saggi del vino, bensì delle “vecchie” e sagge viti.
Se
l’uomo anziano è un esempio per le nuove generazioni e, spesso, un
pioniere del tempo in un ambito – quello vitivinicolo – che solo
di recente ha assunto dinamiche e connotazioni più atte a farne un
business in grado di mantenere, da solo, individui e famiglie, la
vite “vecchia” è un esempio di tenacia e di caparbietà ma
anche, e soprattutto, di quanto “invecchiare” possa significare
crescere e migliorare.
Vi
lascio ad un mio pensiero di qualche anno fa che parla di vino e di
viti ma che vuole rappresentare un elogio della vecchiaia in senso
stretto e in senso lato:
Oggi
ho assaggiato due vini entrambi prodotti con lo stesso vitigno, da
uno stesso pedoclima, eppure erano radicalmente diversi! Sì…
radicalmente! Mai termine fu più azzeccato, in quanto la loro
diversità risiedeva, proprio, nelle radici delle piante genitrici.
Il
primo, da vigne giovani aveva la spavalderia di chi “non sa di
non sapere”; aveva la forza di chi ha ancora davanti tanti km da
percorrere, tanta strada da fare; era sincero, schietto, vivo e di
grande impatto, ma mi ha raccontato tanto di sè e poco dei suoi
genitori, della sua terra natìa, dei suoi ricordi…
Il
secondo, da vigne “vecchie” oltre 60 anni si è presentato
con umiltà… sì, di quella che coincide, spesso, con una mai
forzata eleganza; è rimasto in silenzio, ha fatto un respiro
profondo e si è alzato in piedi; era impossibile non rispettarlo,
non aspettarlo, perché, seppur silente, era palese la sua saggezza;
così, come i ghiacciai accumulano neve di inverni passati, per poi
riversala nei fiumi quasi a voler condividere in quel fluire i propri
ricordi, le viti accumulano sapere ed esperienza, imparano ad
adattarsi ad ogni evenienza, sanno dosarsi con grande saggezza e
condividono con noi gioie e fatiche… le proprie vite…
“liquidamente”, confluendo in una bottiglia e tuffandosi in
un calice.
Oggi
ho assaggiato due ottimi vini, espressioni diverse, di una stessa
uva, di una stessa annata, di uno stesso territorio, di una stessa
mano e ho capito, ancora una volta, quanto la VIT-E sia distante
ancor meno di una semplice lettera dalla VIT-A.
In
un mondo in cui il presente impiega un sorso a diventar passato e il
futuro è un presente che ci sfugge dalle mani senza darci, spesso,
modo di goderne a pieno, spero che quelle giovani viti
invecchieranno, accumulando saggezza ed esperienza e che un giorno
potranno raccontare la loro storia, con la complessa e profonda,
eppur così comprensibile, armonia con la quale quel vecchio vigneto
continua a far delle proprie rughe e della propria fatica un inno
alla vita… un valore infinito!


Le
viti più mature sviluppano una vera e propria resilienza enoica.
C’è
chi vede nei 15 anni l’inizio della maturità di una vite, chi nei 25
o, addirittura, chi non crede che la pianta possa arrivare ad
esprimersi al meglio del suo potenziale e del suo equilibrio se non
dai 40 anni in poi ma, a prescindere dai numeri, ciò che credo sia
importante è il rispetto e la cura da rivolgere a quello che è un
vero e proprio patrimonio che abbiamo il dovere di preservare e
tramandare e là dove non sia possibile, di propagare e far rivivere
nel tempo.
Se
questo è l’aspetto più romantico del rapporto fra vecchio e giovane
nella viticoltura e nel vino, questo è ciò che è scaturito da uno
studio fatto qualche anno fa in Svizzera (fonte agroambiente):
Influenza
sulla fisiologia dei ceppi: e vigne giovani vanno prima in stress
idrico a causa delle radici poco profonde; quelle vecchie manifestano
una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e
del legno (in base al terreno) di potatura più elevato, così come
il valore dell’indice clorofilliano e il tenore di azoto delle
foglie.
Influenza
sulla qualità delle uve e dei vini: l’acidità totale e l’indice di
formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti: “il contenuto
di aminoacidi e altri composti azotati nei succhi di frutta e nei
vini è espresso come azoto assimilabile totale e viene determinato
con il metodo Formolo, utilizzando una titolazione acido-base. Il
numero di Formolo (noto anche come indice formalina) è un parametro
utilizzato per valutare la qualità di succhi di frutta e vini.
Nei
vini, la concentrazione di acido alfa-ammino nell’uva cambia in
funzione della maturità e del carico del raccolto (rapporto tra
rendimento e dimensioni del vigneto). La concentrazione aumenta con
la maturazione del frutto e diminuisce con il carico delle colture.
Nella fermentazione del vino, vi è una quantità minima di
aminoacidi e altri composti azotati (es: 150-200 mg/l di azoto
assimilabile dai lieviti) che deve essere presente nel mosto/succo.
Un apporto troppo basso si tradurrà in un arresto della
fermentazione perché la quantità di azoto non è sufficiente per
consentire ai lieviti di crescere. Data l’importanza dell’azoto
nella fermentazione, è essenziale determinare la concentrazione di
azoto prima della fermentazione.”
Il
contenuto zuccherino, invece, risulta indifferente all’età della
vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati
giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono
state osservate sui vini bianchi.
I
due vini erano figli di un’annata calda, di un’annata difficile
(almeno per la zona di riferimento) che ha evidenziato quanto la
vigna più saggia abbia maturato la capacità di trovare equilibrio
anche nelle difficoltà e di soffrire meno lo stress.
Equilibrio,
eleganza, complessità, unite alla capacità di trovare freschezza
anche quando l’annata ed il terreno farebbero fatica a concederne,
sono doti che rendono le vecchie viti, se trattate con rispetto e
premura, se custodite nel tempo con attenzione, un fattore che
dovrebbe far riflettere prima di espiantare interi vigneti, per far
spazio a giovani piante con il solo fine di produrre di più…


Il
giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la
strada.”


Un
pensiero tecnico-umanistico che prescinde l’odierna situazione e che
non tratta dei “vini vecchi” e dei “vecchi del vino”
appositamente, in quanto ho sempre trovato riduttivo valutare più
positivamente un vino o un uomo in base alla propria età, bensì ho
sempre sentito di poter valutare i grandi vini e grandi uomini a
prescindere dalla loro “vendemmia natìa in quanto capaci di esser
grandi oltre il tempo.
Un
pensiero che spero vi aiuti a ricordare che la vecchiaia non è
l’accezione più positiva del nostro futuro, perché è vita e
dobbiamo rispettarla e valorizzarla. In molti, in questo periodo,
hanno usato frasi del tipo “tanto se ne vanno solo i vecchi” e
credo che un mondo fatto solo di vigne giovani e di gente che non ha
problemi ad estirparle ancor prima di aver raggiunto la loro piena
maturità non sarebbe un mondo in cui vivrei volentieri. E voi?
F.S.R.
#WineIsSharing

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