In un momento storico in cui il comparto vitivinicolo italiano si trova a fare i conti con un calo generalizzato dei consumi, una contrazione del potere d’acquisto e una serie di criticità legate alle complesse congiunture socio-economiche nazionali e internazionali, diventa fondamentale interrogarsi sulla capacità del settore di innovare i propri modelli commerciali. Non si tratta di cedere al racconto catastrofista della “disaffezione” nei confronti del vino – anzi, gli ultimi mesi stanno mostrando alcuni segnali di lieve ripresa – ma di riconoscere con lucidità come molti produttori, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, privi di solide reti distributive strutturate, sentano oggi la necessità di affiancare ai canali tradizionali formule alternative di vendita, più dirette, partecipate e sostenibili.
Dall’altra parte c’è un consumatore sempre più attento, sensibile tanto alla qualità e all’autenticità quanto al prezzo, interessato a esperienze di acquisto che uniscano ricerca, rapporto umano e convenienza. È in questo spazio di incontro – tra produttori in cerca di nuovi sbocchi e appassionati desiderosi di nuove modalità di relazione con il vino – che si colloca l’esperienza di Vinix.

Ne parlo in questa intervista all’ideatore Filippo Ronco, partendo proprio dalle origini: come è nata l’idea, quale problema intendeva risolvere e in che modo il modello della “cordata” stia ridisegnando la dinamica tra chi produce e chi acquista. Un modello che non sostituisce la filiera classica, ma la integra, promuovendo disintermediazione consapevole, logistica ottimizzata e un forte senso di comunità.
– Puoi raccontare brevemente la genesi di Vinix: come è nata l’idea e quale problema intendeva risolvere?
Ciao Francesco e grazie per l’opportunità di parlare alla tua community con questa intervista. L’idea di fondo era creare un sistema leale, diretto, dal basso, che consentisse alle persone di potersi approvvigionare di vino, birra e cose buone a prezzi straordinari in un modo completamente diverso rispetto a quanto avviene nei classici negozi on e offline. Qui conta molto anche la collaborazione reciproca e l’interazione tra appassionati, non solo perché siamo anche un social dove è possibile pubblicare e scambiare pensieri e opinioni ma anche perché la distribuzione finale è fatta dalle persone quindi c’è proprio un ruolo attivo sia di chi riceve la merce per il gruppo (il capocordata) che di ritira presso di lui (i compratori aderenti alle cordate, ai gruppi).


– Il concetto di “cordata” è centrale nel vostro modello: puoi spiegare come funziona concretamente – ad esempio come si forma un gruppo, come cala il prezzo, come viene gestita la logistica?
Anche se non ci siamo inventati nulla perché alla fine parliamo di acquisti di gruppo che avvengono già in via analogica da moltissimo tempo, abbiamo cercato di tradurre quell’esperienza positiva in un processo digitale curato e affinato che prendesse in esame tutte le fasi e lo migliorasse per quanto possibile. Il risultato è l’acquisto in cordata.
I gruppi di acquisto sono geolocalizzati ed hanno un’ampiezza di 50 km. I gruppi si creano in automatico attorno a chi lancia le cordate con tutti gli iscritti di zona già presenti sulla piattaforma ed ogni nuovo iscritto confluisce in tutti i gruppi di zona già attivi al momento della sua iscrizione così che la crescita sia costante per tutti i gruppi a poco a poco che cresce la piattaforma e che se qualcuno lancia una cordata per la prima volta non debba partire da zero ma possa sfruttare il bacino di utenza a lui (o lei) più vicino già presente sul network.
E’ tutto ben spiegato –>qui<– ma, sinteticamente, il lancio di una cordata avviene quando un capocordata (o potenziale tale) sceglie un produttore, configura la sua cordata con tipo, durata e dimensione e inserisce il primo ordine. In quel momento la piattaforma provvede a notificare la cordata a tutti gli iscritti di quella zona e la giostra inizia. Ogni nuovo ordine inserito contribuisce a far scendere il prezzo per tutti. Al termine della cordata vengono eseguiti i pagamenti (ognuno paga per ciò che ha ordinato), quindi l’azienda spedisce tutta la merce al capocordata che la stocca e avvisa che è pronto per il ritiro, a quel punto le persone vanno a ritirare i propri lotti nei giorni e orari previsti dal capocordata o tramite
accordi diretti. E’ molto più semplice farlo che spiegarlo.

– Quali sono i vantaggi per l’appassionato di vino nell’utilizzare Vinix rispetto a una modalità d’acquisto tradizionale? Sia in termini economici che in termini di coinvolgimento o comunità.
Indubbiamente la convenienza ma non solo. Abbiamo fatto della serietà delle scontistiche e della formazione dei prezzi una bandiera (si arriva realmente fino al 51% in meno rispetto al prezzo al dettaglio sulle cordate più grandi o – per gli addetti ai lavori – fino al 30% circa sul listino operatori Italia, quindi al prezzo distributore, circa).
Ma non c’è solo questo. Con il passare del tempo, tra le persone che partecipano alle cordate c’è un continuo scambio di pareri, confronti e opinioni ai ritiri, si creano relazioni, ci si ritrova agli eventi offline, è una vera community molto coesa.

– Dal punto di vista del produttore, cosa significa vendere tramite il vostro modello? Quali sono i vantaggi e le eventuali sfide?
Per il produttore è estremamente comodo potersi smarcare da tanti piccoli invii parcellizzati ottimizzando enormemente la logistica con singoli invii di grandi dimensioni. Questo consente di fare singole lavorazioni che viaggiano normalmente su pallet (o anche più pallet), che non si rompono e con una distribuzione finale tutta gestita dai destinatari.
Comodo no? Poi hanno pagamenti anticipati (addirittura ricevono il denaro ancor prima di spedire) quindi nessun problema o attesa per gli incassi, fanno parte di un catalogo curato e di eccellenza che li valorizza, vedono rispettata la filiera con prezzi di partenza analoghi e rispettosi della stessa, hanno un’assistenza tecnica 24/7 tutto l’anno e godono di un’infrastruttura social che gli consente un reale contatto diretto con i propri compratori.
Inoltre, possono contare su un’infrastruttura che organizza per loro diversi appuntamenti offline ogni anno con possibilità di incontro diretto clienti e capicordata.
– Parli spesso del concetto di disintermediazione e anche di un impatto ambientale ridotto grazie a consegne consolidate. Puoi chiarire questi aspetti?
Sul fronte della disintermediazione ci collochiamo come un canale nuovo e aggiuntivo rispetto alla filiera classica non alternativo. Crediamo che il canale della vendita diretta sia importantissimo per i produttori medio piccoli – il target a cui ci rivolgiamo – ma nello stesso tempo che possa essere ottimizzata con un sistema più efficiente rispetto a tante piccole spedizioni singole parcellizzate e si, anche più rispettoso dell’ambiente.
Questo sistema infatti consente una logistica ottimizzata con singola spedizione anche per decine di persone (ci sono cordate anche molto grandi) e un abbattimento enorme dei materiali riciclabili perché la merce viaggia nei propri imballi originali senza pericolo di rotture essendo su pallet, con ovvia riduzione considerevole dell’impatto ambientale.
Immaginate 1000 bottiglie di vino gestite in questo modo o con 100 o più diverse spedizioni.
Vedo spesso pubblicizzare con grande passione e trasporto questi enormi imballi antiurto per il vino che si, hanno sicuramente avuto il pregio di ridurre drasticamente le rotture ma, dico sempre, a che prezzo? Avete mai provato a confrontare la quantità di cartone necessaria per un imballo di 6 bottiglie di vino rispetto a un normale cartone classico così come viene preparato in azienda?
E’ impressionante, circa 4-5 volte la quantità di cartone. Moltiplicate questo per migliaia o decine di migliaia di cartoni e avete il quadro di quanto un sistema come questo possa fare per la riduzione dell’impatto ambientale.

– Quali criteri utilizzate per la selezione dei vini/produttori che entrano in Vinix? Come garantite la qualità e l’autenticità?
Grazie per questa domanda che per noi è cruciale. Curiamo il catalogo in modo maniacale. Non solo vino anche se è ancora prevalente su Vinix (su altri network come beersboard e specialy trattiamo invece solo birra o cibo) ma anche birra e cibo.
Lavoriamo come se fossimo un distributore di eccellenze ma per privati. La selezione è molto rigida e passa sempre per un assaggio di qualsiasi cosa sia inserita all’interno del market. Prevalentemente siamo concentrati su produzioni medio piccole o anche molto piccole, artigiane, attente al rispetto della natura e quindi che non utilizzino per esempio prodotti chimici di sintesi. Apprezziamo le certificazioni (biologiche e/o biodinamiche) pur conoscendone tutti i limiti, verifichiamo la cura completa della filiera dalla vigna alla bottiglia. Diciamo che cerchiamo di capire prima chi abbiamo di fronte e cerchiamo di lavorare solo con veri artigiani, vignaioli, produttori di qualità del nostro paese che curino personalmente tutto il processo produttivo. In rari casi abbiamo preso a bordo anche qualche micro azienda che vinifica con impianti terzi perché è talmente piccola (es. 6000 bottiglie annue) da non
poter giustificare impianti propri ma in questi casi parliamo di produzioni garagistiche di assoluto rilievo qualitativo. Sono eccezioni diciamo. Per le birre non prendiamo beerfirm ad esempio e per il cibo, nessun produttore industriale.
– Qual è il profilo dell’utente tipo di Vinix e del “capocordata”? Quali incentivi avete previsto per chi acquisisce questo ruolo?
In genere grandi appassionati di vino certo ma anche di birra o mangioni seriali di prelibatezze squisite (a catalogo ci sono chicche come la torta pistocchi per esempio, le conserve di Adelfio di Marzamemi o la pasta di Pastificio dei Campi di Gragnano, gioielleria di qualità che grazie a questo sistema riusciamo a sdoganare però a prezzi altrimenti impossibili).
Hai toccato un punto fondamentale, gli incentivi ai capocordata. E’ indubbio infatti che i capocordata siano una figura chiave del nostro sistema. Senza di loro nulla accadrebbe.
Sono persone estremamente appassionate e nella stragrande maggioranza dei casi pazienti, flessibili, disponibili. Non potrebbe essere altrimenti considerato il ruolo.
L’incentivo che offriamo loro sono i contributi di stoccaggio, in pratica ciascun partecipante mentre acquista si accolla un pezzettino degli ordini del capocordata per il favore della ricezione merce e dello stoccaggio che fa all’intero gruppo. In questo modo, sia pur senza guadagnare realmente denaro perché al massimo può andare a 0,00 di importo dovuto, ottengono merce a prezzo ancora più basso e spesso in modo del tutto gratuito.

– Guardando al futuro: quali sono i vostri progetti di sviluppo? Internazionalizzazione, nuove categorie di prodotto, miglioramento dell’applicazione, esperienze offline?
La cura della piattaforma, sia per la parte social che commerce è costante, al momento per esempio stiamo lavorando ad un nuovo adder che consentirà la pubblicazione di contenuti e il lancio di cordate o discussioni tutto da un unico posto. Al momento siamo concentrati sulla crescita della base utenti perché la piattaforma ha raggiunto un livello tecnico piuttosto alto e le app sono ormai rodate. Poi, certo, sarebbe bello espanderlo anche ad altri stati esteri anche se ci sono alcuni lacci burocratici che rendono la cosa molto complessa / onerosa. Però si, è nei progetti a lungo termine.
– Per un appassionato che oggi vuole “ottimizzare l’acquisto del vino”, che consigli gli daresti? Quali errori evitare, quali opportunità cogliere grazie anche a modelli come il vostro?
Penso che esistano molteplici tipi di appassionati. Chi acquista solo per collezionismo e chi solo per bere bene e in spensieratezza, chi cerca solo cose ricercatissime, chi i migliori rapporto “qualità/prezzo”, chi sporadicamente, solo per un’occasione speciale ma non è bevitore seriale e chi con continuità, chi solo sui grandi marchi noti e chi invece è curioso e alla continua scoperta di piccole produzioni artigiane di valore.
A tutti posso dire: divertitevi e non lasciate ammuffire il vino in cantina o per collezionismo, la vita è breve e ogni bottiglia merita di essere bevuta. Se entrate su Vinix trovate una selezione molto curata di cose al di fuori del mercato mainstream e dei nomi noti. La fiducia ce la conquistiamo sul campo con una selezione ferrea ma accettiamo ogni diffidenza e ogni pregiudizio, è normale e fisiologico. Tentare non nuoce però.

– In conclusione: cosa diresti a chi ancora è scettico rispetto all’acquisto in gruppo o al modello “social commerce” per il vino?
Direi che l’unica controindicazione è il doversi andare a prendere la merce dal capocordata ma lo spostamento grazie alla localizzazione delle cordate è contenuto e nel contempo è anche un valore aggiunto perché instauri relazioni nuove con altri appassionati, trovi prodotti di altissima qualità a prezzi assurdi ed entri a far parte di un “giro” di persone appassionate che si incontrano poi anche dal vivo nelle nostre occasioni live o anche tra di loro. E’ estremamente conveniente e su questo sono pronto a qualsiasi prova o sfida con chiunque, specie con i più scettici, numeri alla mano sono pronto a qualsiasi confronto su qualsiasi produttore a catalogo. Ma soprattutto è divertente! Peri dipanare ulteriori dubbi qui trovare la pagina del sito dedicata alle risposte alle FAQ: https://www.vinix.com/faq.

Ringrazio Filippo Ronco per aver raccontato in modo esaustivo una realtà, quella di Vinix, che può rappresentare un’integrazione importante alle vendite per i tanti piccoli produttori italiani che stanno attraversando un momento non semplice ma che meritano, sempre, grande attenzione e, ancor più, un modo conveniente, coinvolgente e stimolante per i tanti privati appassionati per rifocillare la propria cantina e la propria sete di vini in linea con lodevoli criteri di ricerca e di sostenibilità.
Per maggiori informazioni sul portale e sulle modalità di iscrizione: www.vinix.com
Qui potrete trovare le App:
Ios: ios.vinix.com
Android: android.vinix.com
F.S.R.
#WineIsSharing
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