Merano WineFestival 2026: tutte le info e l’intervista a Helmuth Köcher

Alla vigilia della 35ª edizione del Merano WineFestival, il suo fondatore Helmuth Köcher riflette sulle trasformazioni del mondo del vino, tra cambiamento dei consumi, biodiversità, innovazione, comunicazione e valore culturale. Un confronto a tutto campo sul presente e, soprattutto, sul futuro del settore.

Di Francesco Saverio Russo

Nell’ultimo periodo ci stiamo tutti rendendo conto di quanto sia necessario interrogarsi non soltanto su ciò che si sta facendo, ma soprattutto sulla direzione che si intende prendere nel mondo del vino. Un settore che sta attraversando un passaggio complesso, in cui le dinamiche economiche e commerciali si intrecciano con profondi cambiamenti culturali, sociali, climatici e generazionali.

Da un lato, cambiamenti a livello commerciale, evoluzione degli stili di vita e una comunicazione sempre più polarizzata. Dall’altro, un patrimonio vitivinicolo straordinario che continua a esprimere valori importanti e capacità di adattamento, con una ricchezza e una varietà territoriale, ergo identitaria, che solo il nostro paese può vantare.

In questo scenario, il ruolo delle grandi manifestazioni enoiche non può più limitarsi alla selezione e alla promozione delle eccellenze. Diventa fondamentale favorire occasioni di confronto, interpretare i cambiamenti, valorizzare le differenze e, possibilmente, anticipare le traiettorie future.

È con questo spirito che si avvicina la 35ª edizione del Merano WineFestival, in programma dal 6 al 10 novembre 2026, nella splendida cornice del Kurhaus di Merano.

Presentata ufficialmente lo scorso 7 ottobre nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la manifestazione ideata da Helmuth Köcher si prepara a celebrare un traguardo significativo, confermando la propria vocazione internazionale e rilanciando un progetto che ambisce ad andare ben oltre le cinque giornate dell’evento.

Il tema scelto per l’edizione 2026 è: Eleganza e Bellezza. Due concetti che, se interpretati nella loro accezione più profonda, non riguardano soltanto il valore estetico o sensoriale del vino, ma rimandano a equilibrio, identità, consapevolezza e rispetto.

Proprio partendo da queste premesse ho voluto rivolgere a Helmuth Köcher cinque domande che toccano alcuni dei temi a mio avviso più urgenti per il comparto: la necessità di restituire valore culturale al vino, le prospettive della viticoltura dei prossimi decenni, il rapporto tra identità territoriale e mercati internazionali, i limiti del sistema Italia e la responsabilità di chi, come me, si occupa quotidianamente di divulgazione enoica.

Ne è scaturito un confronto che offre numerosi spunti di riflessione, andando oltre la presentazione di un evento per affrontare questioni che riguardano il futuro dell’intero settore.

Intervista a Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival e di The WineHunter

helmuth kocher merano wine festival

– Il Merano WineFestival arriva alla sua 35ª edizione in un momento particolarmente complesso per il vino, tra calo dei consumi, cambiamento degli stili di vita e una percezione della bevanda sempre più polarizzata. Qual è, secondo te, la sfida più importante che il mondo del vino deve affrontare oggi?

Credo che la sfida più importante sia restituire al vino il suo significato, prima ancora che difenderne il consumo.

Stiamo attraversando una trasformazione profonda, che non riguarda soltanto la diminuzione dei consumi, ma il rapporto stesso tra vino, società e nuove generazioni. Il vino rischia di essere considerato esclusivamente una bevanda alcolica, perdendo quella dimensione culturale, storica, agricola e sociale che lo accompagna da migliaia di anni.

Non dobbiamo negare i temi della salute, della moderazione e della responsabilità. Al contrario, dobbiamo affrontarli con equilibrio, conoscenza e rigore scientifico, senza contrapporre la cultura del vino alla tutela della salute.

In 35 anni di Merano WineFestival ho visto cambiare mercati, consumatori e linguaggi. Oggi più che mai sono convinto che il futuro non sia produrre e vendere semplicemente più vino, ma creare più valore attorno a ogni bottiglia.

Il vino deve tornare a essere una scelta consapevole, un’esperienza di conoscenza, di bellezza e di relazione con il territorio.

Il nostro tema 2026, Eleganza e Bellezza, vuole esprimere proprio questa visione: l’eleganza come misura, equilibrio e rispetto; la bellezza come espressione autentica della natura e del lavoro umano.

– Merano ha spesso anticipato fenomeni che solo successivamente sono diventati centrali nel dibattito enoico. Guardando ciò che state selezionando e osservando oggi, quali sono i segnali che potrebbero raccontarci il vino dei prossimi dieci anni?

Il vino del futuro, a mio avviso, nascerà dall’incontro tra biodiversità, sostenibilità, ricerca scientifica e innovazione tecnologica.

Attraverso le nostre commissioni di degustazione, i WineHunter Scouts e gli Ambassador internazionali, osserviamo un interesse crescente verso vitigni autoctoni, territori meno conosciuti, nuove interpretazioni enologiche e metodi di vinificazione che recuperano tradizioni antiche.

Penso, per esempio, al ritorno delle anfore e dei qvevri, alle sperimentazioni con materiali come gres, cemento e cocciopesto, ma anche al recupero di varietà dimenticate e alla valorizzazione di patrimoni viticoli straordinari come quelli della Georgia e dell’Azerbaigian.

Contemporaneamente, il cambiamento climatico sta modificando profondamente la geografia della viticoltura, imponendo nuove scelte agronomiche, maggiore attenzione alle risorse idriche e una ricerca sempre più avanzata.

Un altro segnale riguarda l’evoluzione dei gusti: cresce l’interesse per vini più freschi, equilibrati, con gradazioni alcoliche talvolta più contenute, capaci di accompagnare nuovi stili alimentari.

Infine, considero fondamentale l’innovazione digitale: intelligenza artificiale, tracciabilità, Digital Product Passport e nuove modalità di comunicazione possono avvicinare produttori e consumatori.

Il vino dei prossimi dieci anni sarà tanto più contemporaneo quanto più saprà conservare la propria memoria. La vera innovazione non consiste nel cancellare la tradizione, ma nel darle nuovi strumenti per esprimersi.

– Oggi si parla molto di identità, territorio e autenticità, ma contemporaneamente il mercato internazionale sembra chiedere vini sempre più immediati e trasversali. Come si può trovare un equilibrio tra riconoscibilità territoriale e capacità di dialogare con nuovi consumatori e nuovi mercati?

Sono convinto che l’identità territoriale non sia un ostacolo all’internazionalizzazione, ma il suo principale elemento distintivo.

Il rischio maggiore sarebbe cercare di adattare tutti i vini a un gusto internazionale standardizzato, perdendo proprio ciò che rende straordinario il patrimonio vitivinicolo italiano.

Un vino deve raccontare da dove proviene, quali vitigni lo caratterizzano, quale clima e quale cultura hanno contribuito a definirne la personalità. Ma questo racconto deve essere comprensibile anche a chi non possiede una conoscenza approfondita del settore.

Non possiamo pretendere che un giovane consumatore asiatico o americano conosca immediatamente la complessità delle nostre denominazioni. Dobbiamo essere noi a costruire un linguaggio capace di trasmettere autenticità senza diventare autoreferenziale.

Durante le mie esperienze internazionali ho compreso quanto sia importante collegare il vino alla gastronomia, al paesaggio, all’ospitalità e alle persone che lo producono.

Il Merano WineFestival lavora da sempre in questa direzione, mettendo in relazione produttori, buyer, giornalisti, operatori e culture differenti.

L’equilibrio si raggiunge quando il territorio rimane autentico, ma il suo racconto diventa universale.

– Il vino italiano continua ad avere una straordinaria ricchezza di territori, vitigni e piccoli produttori, ma non sempre riesce a trasformare questa complessità in valore percepito. Dal tuo osservatorio internazionale, dove pensi che il sistema vino italiano debba ancora crescere maggiormente: posizionamento, comunicazione, capacità commerciale o cultura del territorio?

L’Italia possiede probabilmente uno dei patrimoni di biodiversità vitivinicola più straordinari al mondo. È una ricchezza immensa, ma anche una complessità che non sempre sappiamo trasformare in valore economico e culturale.

Se dovessi individuare una priorità, direi che dobbiamo migliorare soprattutto la capacità di costruire valore attraverso un posizionamento coerente e una comunicazione internazionale più efficace.

Abbiamo grandi vini, produttori straordinari, territori unici e una cultura enogastronomica che rappresenta uno dei principali elementi di attrazione del nostro Paese. Tuttavia, troppo spesso continuiamo a competere sul prezzo anziché sulla distintività.

Il problema non è soltanto commerciale. È anche culturale e organizzativo.

Dobbiamo superare una certa frammentazione, favorire collaborazioni tra aziende, consorzi e istituzioni e investire maggiormente nella conoscenza dei mercati esteri.

Non basta partecipare a una fiera internazionale: occorre costruire relazioni continuative, comprendere i diversi modelli di consumo e sviluppare strategie di medio e lungo periodo.

Con The WineHunter Award cerchiamo da anni di contribuire a questo processo attraverso una selezione qualitativa rigorosa, capace di offrire riconoscibilità ai produttori e orientamento agli operatori e ai consumatori.

La qualità rappresenta il punto di partenza. La capacità di comunicarla e valorizzarla rappresenta la vera sfida.

– In un momento in cui una parte della comunicazione sul vino sembra oscillare tra semplificazione estrema e “terrorismo mediatico”, quale responsabilità hanno eventi, critica e comunicatori nel restituire al vino il suo valore culturale, agricolo e territoriale senza ignorare i cambiamenti della società?

La responsabilità è enorme. E credo che oggi chi organizza eventi, valuta vini o comunica il mondo vitivinicolo debba assumersi un ruolo che va ben oltre la semplice promozione.

Viviamo in un’epoca nella quale il dibattito sul vino rischia di essere dominato da due estremi: da una parte una comunicazione eccessivamente superficiale, dall’altra messaggi allarmistici che talvolta non distinguono adeguatamente tra evidenze scientifiche, comportamenti individuali e dimensione culturale.

Dobbiamo evitare entrambi gli errori.

La cultura del vino non può essere utilizzata per negare i rischi legati all’alcol, ma nemmeno può essere cancellata dal dibattito culturale e sociale.

Il nostro compito è creare occasioni di confronto serio, coinvolgendo scienziati, medici, ricercatori, produttori, istituzioni e comunicatori.

È anche per questo che al Merano WineFestival attribuiamo crescente importanza agli Scientific Talks: vogliamo che il Festival non sia soltanto un luogo di degustazione e di incontro commerciale, ma anche uno spazio di riflessione sui grandi cambiamenti che interessano il settore.

La critica enologica deve mantenere indipendenza, competenza e credibilità. Gli eventi devono favorire conoscenza e dialogo. La comunicazione deve essere capace di emozionare, ma senza rinunciare alla verità e alla responsabilità.

Dietro ogni grande vino troviamo una storia di generazioni, di lavoro, di scelte, di sacrifici e di ricerca della qualità.

Il nostro dovere è preservare e trasmettere questo patrimonio, soprattutto alle nuove generazioni, con un linguaggio contemporaneo, aperto e credibile.

Perché il futuro del vino non si costruisce difendendo semplicemente il passato, ma dimostrando che la sua cultura può continuare ad avere un significato nella società di domani.


Merano WineFestival 2026: cinque giorni per raccontare l’eccellenza e interpretare il cambiamento

Le parole di Helmuth Köcher restituiscono la visione di una manifestazione che, pur avendo fatto della selezione qualitativa uno dei propri tratti distintivi, intende rafforzare ulteriormente la propria dimensione culturale, scientifica e internazionale.

Una visione che si riflette nel programma della 35ª edizione, articolato in cinque giornate e caratterizzato da 810 aziende partecipanti e oltre 2.600 prodotti in degustazione, con più di 100 produttori internazionali provenienti da 12 Paesi.

Tra i momenti più significativi figura il ritorno del Summit Respiro e Grido della Terra, previsto per venerdì 6 novembre al Teatro Puccini, con approfondimenti scientifici dedicati alla viticoltura, all’enologia e alle sfide che attendono il comparto.

Sempre venerdì 6 novembre si terrà la giornata dedicata a TasteTerroir – bio&dynamica, con particolare attenzione alle produzioni biologiche, biodinamiche, naturali, ai vitigni resistenti e alle nuove interpretazioni della sostenibilità.

Dal 7 al 9 novembre, il Kurhaus ospiterà il cuore della manifestazione, con le selezioni Wine Italia e Wine International, mentre la GourmetArena offrirà un percorso tra eccellenze gastronomiche, distillati, birre, showcooking e nuove tendenze del consumo, compreso uno spazio dedicato al mondo No-Low Alcohol.

Non mancheranno le WineHunter Masterclass, i momenti di approfondimento culturale, gli incontri tra produttori e buyer internazionali e le occasioni di confronto sulle prospettive commerciali e comunicative del settore.

Martedì 10 novembre, infine, la tradizionale Catwalk Champagne&more chiuderà la manifestazione con una giornata interamente dedicata alle bollicine italiane e internazionali.

Quale futuro per il vino?

Ciò che emerge con maggiore forza da questo confronto è, a mio avviso, la necessità di superare alcune contrapposizioni che stanno progressivamente impoverendo il dibattito enoico.

Tradizione e innovazione non sono necessariamente antagoniste. Identità territoriale e internazionalizzazione possono rafforzarsi reciprocamente. Valorizzazione culturale e responsabilità nella comunicazione devono convivere, senza che l’una diventi un pretesto per trascurare l’altra.

Soprattutto, il valore del vino non può essere ridotto al suo prezzo, al punteggio ottenuto o alla sua capacità di intercettare una tendenza commerciale.

Quel valore nasce da un insieme di fattori agronomici, ambientali, culturali, storici e umani che meritano di essere compresi e trasmessi con maggiore efficacia.

Credo che proprio questa sia una delle sfide più importanti per chi, come me, dedica il proprio lavoro alla divulgazione e alla valorizzazione dei territori del vino: contribuire a creare conoscenza, stimolare il pensiero critico e favorire una lettura meno superficiale di un mondo tanto complesso quanto affascinante.

Senza nostalgie sterili, senza negare le evidenze scientifiche e senza rinunciare alla capacità di riconoscere il valore di ciò che abbiamo ereditato.

In questo senso, la 35ª edizione del Merano WineFestival rappresenta un’occasione non soltanto per degustare e incontrare produttori, ma anche per riflettere su criticità e prospettive del settore.

merano fiera vino

Merano WineFestival 2026 – Informazioni utili

Date: 6–10 novembre 2026

Luogo: Kurhaus di Merano e altre sedi cittadine, Alto Adige

Programma ufficiale: https://meranowinefestival.com/programma/

Biglietti: per chi legge questo blog, l’organizzazione ha riservato un codice sconto: FRANCESCOMWF26

Link ai ticket: https://meranowinefestival.com/tickets-merano-winefestival/

Codice da utilizzare in fase di acquisto ticket sul sito entro il 20 ottobre.

Valido solo per biglietti giornalieri e normali, selezionando la tariffa PROMO INFLUENCER e inserendo il codice sconto.

Accrediti operatori: https://meranowinefestival.com/accredito-operatori/

Instagram: https://www.instagram.com/meranowinefestival_official/

Ci vediamo a Merano!

Francesco Saverio Russo

#WineIsSharing

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