Anteprima Benvenuto Brunello 2023 – I migliori vini Brunello Montalcino 2019, Riserva 2018, Rosso 2021/2022 e alcune considerazioni sull’annata 2019 e sulla manifestazione.
Si è da poco concluso Benvenuto Brunello 2023, sessione dedicata alla stampa nazionale e internazionale, nonché agli operatori del settore (wine buyer, ristoratori, enotecari, sommelier ecc…), dell’anteprima del Brunello di Montalcino, del Rosso e degli altri vini dell’areale. Anteprima che, da un paio d’anni, può considerarsi tale a tutti gli effetti, in quanto l’anticipo a novembre permette l’assaggio delle nuove annate di Brunello di Montalcino non ancora in commercio (l’annata 2019 sarà sul mercato dal primo gennaio 2023).
Per quanto concerne il novero delle realtà presenti, purtroppo, va subito segnalata una minore rappresentanza delle cantine del territorio che scendono dalle 137 dello scorso anno alle 118 di questa edizione. Salgono, invece, da 300 a 310 le referenze in degustazione fra: Brunello di Montalcino Docg 2019 “annata”, selezione vigna, selezioni con “altra etichetta”; Brunello di Montalcino Docg Riserva 2018; Rosso di Montalcino Doc 2022 e uscita ritardata 2021; Sant’Antimo; Moscadello di Montalcino Doc. Defezioni che secondo i rumors ilcinesi sembrano derivare dalla scelta di non reintrodurre un momento di coinvolgimento maggiore dei produttori come quello dei banchi d’assaggio. La speranza è che la prossima edizione riesca a garantire un numero maggiore di realtà aderenti, come si confà a quella che resta l’anteprima di riferimento per il mondo del vino italiano.
La tanto attesa annata 2019
Per quanto riguarda la tanto attesa annata 2019 quello che segue è il report consortile dell’andamento stagionale riscontrato in quella che può essere annoverata fra le più equilibrate annate del nuovo millennio.
“Inverno con temperature leggermente sopra alla media deli ultimi anni, con temperature minime sotto lo zero rilevate soprattutto nella prima metà del mese di gennaio. Piovosità concentrata tra il 18 ed il 25 gennaio e nei primi 5 giorni di febbraio, per un totale nei due mesi di circa 70 mm.
Il germogliamento è avvenuto nei tempi consueti, con precipitazioni attorno ai 100 mm e temperature medie sui 10 C° nei mesi di marzo, aprile e maggio. L’andamento stagionale di questi mesi ha portato a un rallentamento vegetativo di circa due settimane.
Nei mesi di giugno e luglio non si sono registrati eventi piovosi di rilievo, ad esclusione di un importante fenomeno alla fine del mese di luglio: circa 70 mm in due giorni.
Le temperature medie in questi due mesi si sono mantenute tra i 20 C° ed i 25 C°, con picchi a 35 C° in sole due giornate.
Il mese di agosto non ha registrato precipitazioni, se non attorno al 25 con 20 mm totali, mentre le temperature registrate sono state nella media consueta, con massime tra i 30 C° e i 35 C°.
Grazie alle riserve idriche accumulate e alle temperature che non hanno raggiunto picchi eccessivamente elevati, l’apparato fogliare è rimasto pressoché intatto ed efficiente. Tutto ciò ha permesso una lenta ed omogenea maturazione delle uve, ottimale per l’ottenimento di una perfetta maturità fenolica e tecnologica.
Gli eventi piovosi della prima settimana di settembre hanno consentito di posticipare i tempi della raccolta e un contenimento del tenore alcolico delle uve.
Caratteristiche del prodotto: le uve Sangiovese si sono presentate in ottimale stato fitosanitario. I vini prodotti presentano caratteristiche di eleganza e finezza, con tannini equilibrati, profumi ben definiti e spiccati aromi primari.“
Prima di passare alla selezione dei Brunello di Montalcino 2019 che mi hanno colpito di più condivido una riflessione riguardo l’interpretazione di un’annata che ha diviso l’opinione degli addetti ai lavori per via della sua “prontezza“. Per quanto mi riguarda, mi sono già espresso relativamente a quella che viene, spesso, erroneamente definita “prontezza” in vini che – il Brunello in primis – hanno alle spalle un lungo affinamento, dapprima in legno e poi in bottiglia (sarà sempre più al centro del dibattito il tema relativo a quanto l’affinamento dovrebbe poter essere sempre più appannaggio della vetro, piuttosto che del legno per evitare che la “prontezza” si tramuti in “stanchezza”). Cambiamenti climatici, aumento della consapevolezza tecnica e maggior sensibilità interpretativa dei produttori di Montalcino hanno portato, specie in annate così equilibrate, a rendere i Sangiovesi ivi prodotti molto meno scontrosi in termini di durezze e asperità, privilegiando una buona percezione di freschezza, una dinamica di beva più agile e trame tanniche più fini, ma egualmente fitte. Il fatto che questi vini (che – ricordo – nel giro di poche settimane saranno acquistabili, ergo stappabili e fruibili) manifestino una piacevolezza maggiore di quanto ci si potesse aspettare qualche lustro fa da un Brunello, non può essere uno svantaggio né organolettico né commerciale, a patto che questa maggior affabilità di alcuni campioni non ne leda il potenziale evolutivo. Potenziale che, analiticamente parlando, si sta riducendo per via di valori meno propensi alla longevità (anch’essi derivanti dagli esiti dei cambiamenti climatici) ma che, al contempo, non è inversamente proporzionale alla minore “prontezza” dei vini presentati in anteprima, specie per quanto concerne i tannini che – in un’epoca di sempre più vistose asincronie fra maturazione tecnologica e fenolica e con sempre più frequenti arresti vegetativi nei periodi cruciali del ciclo della vite – se evidenziano sgranature e tessiture particolarmente ruvide in “partenza” difficilmente riescono a r-affinarsi in bottiglia. Altro fattore determinante è la maturazione aromatica, della quale si tiene meno conto nei rossi, ma che è fondamentale per agevolare la percezione di finezza ed eleganza, nonché per definire in maniera nitida l’identità e la riconducibilità territoriale di un vino come il Brunello. Ecco, quindi che un’annata luminosa e completa come la 2019, in cui lo spettro floreale e la speziatura naturale (che, in varietà come il Sangiovese, tendono a depauperarsi con l’eccessiva irradiazione e le scarse escursioni termiche) non sono surclassati dal frutto e tutte le maturazioni sembrano aver raggiunto una buona sincronia, dovrebbe essere percepita come un’annata contemporanea di notevole pregio, in quanto proiettata verso un’eleganza garbata, dinamica e saporita non comune (specie nelle annate più calde e siccitose o in quelle che hanno presentato particolari scompensi vegeto-produttivi dovuti a gelate tardive, grandinate e bombe d’acqua) e un’espressività territoriale più definita e percettibile. Espressività territoriale legata al contesto dell’intero areale e meno sfaccettata che in annate di più complessa gestione, dove i versanti e le singole unità zonali tendono a manifestare le proprie peculiarità in maniera più evidente, nel bene e nel male. Pochi ma da segnalare (era auspicabile, visto che, nonostante l’equilibrio, anche la 2019 ha registrato alcuni picchi di caldo importanti) alcuni campioni più maturi e al limite del surmaturo. Espressioni, però, ben limitate da una sempre più accorta conduzione agronomiche, con un particolare riguardo nella gestione della parete fogliare, divenuto uno dei temi focali della viticoltura odierna. Per assurdo, ciò che mi ha lasciato più perplesso è l’aver rilevato in alcune referenze un’eccessiva esilità (più comprensibile nell’annata 2018), frutto di una tendenza (che da un alto apprezzo in vini e annate che peccavano di eccessiva opulenza e di sovrastrutture capaci di offuscare l’identità e di limitare la dinamica di beva di alcune tipologie) che non può e non deve confondere la magrezza con l’eleganza, l’assenza di centro bocca e di persistenza con la finezza. Parliamo pur sempre di Brunello e la “ciccia attorno all’osso” deve necessariamente esserci, senza eccedere e mantenendo freschezza e nerbo acido in grado di tendere il sorso e dare slancio alla beva.
In conclusione, trovo l’annata 2019 tra le più eleganti del nuovi millennio con una buona omogeneità e come spesso accade in annata così livellate verso l’alto i picchi espressivi sono meno percettibili in quanto vantano un minor gap con la media, ma è evidente che alcuni campioni in degustazione si siano dimostrati più performanti degli altri al momento dell’anteprima. Cosa che, come sempre, non definisce in maniera assoluta la superiorità di tali vini ma che fornisce un’istantanea della stato delle referenze che andrò a segnalare in anteprima.
I MIGLIORI BRUNELLO DI MONTALCINO 2019 (Annata)- Degustati a Benvenuto Brunello 2023
N.B.: I vini segnalati seguono l’ordine alfabetico, nonché l’ordine di servizio e la lista non vuole in alcun modo assumere le sembianze di una classifica di gradimento, bensì di una mera selezione degli assaggi più convincenti fatti solo nel contesto dell’anteprima, ergo non in cantina o durante le occasioni di confronto e assaggio avute al di fuori dalle sessioni di degustazione.


Argiano – Brunello di Montalcino Docg 2019: un compendio dell’aspettativa aromatica varietale per nulla ostacolato dal tempo e dall’affinamento. Sorso che entra ampio per poi lasciarsi andare con inattesa disinvoltura. L’affondo e sicuro ed ematico, senza particolari ostacoli tannici a frenarne l’abbrivio. Inerziale.
Capanna – Brunello di Montalcino Docg 2019: nitido, aderente all’annata nella finezza e nella dinamica di beva. Tannini fitti ma fini. Finale ematico. Classico.
Casanova di Neri – Brunello di Montalcino Docg 2019: spettro olfattivo tra i più armonici. Sorso integro, dal buon affondo. Tannini ben definiti e chiusa saporita. Completo.
Celestino Pecci – Brunello di Montalcino Docg 2019: generoso nell’apertura del frutto, fragrante nel fiore e intrigante nella lieve speziatura. Sorso equilibrato, buona tensione, texture tannica cesellata e deciso finale sanguigno. Sorprendente!
Cerbaia – Brunello di Montalcino Docg 2019: il miglior Brunello prodotto da questa realtà – a mio parere – dacché ho modo di degustarne i vini. Vino netto, nitido, di grande rispondenza olfattiva e palatale. Tannini ben gestiti e finale di grande piacevolezza. Finalmente!
Corte dei Venti – Brunello di Montalcino Docg 2019: fiero, ma non eccessivo nel frutto, con fiore, spezia e accenni balsamici a dare complessità e anelare a un eleganza che il sorso sembra confermare nella proiezione a breve termine. Concreto.
Cortonesi “La Mannella” – Brunello di Montalcino Docg 2019: frutto ben maturo, buona finezza floreale e intrigante la speziatura nera e dolce. Entra ampio e avvolgente, senza lesinare tensione. Tannini ben domati e chiusa persistentemente saporita. Full optional.
Gianni Brunelli – Brunello di Montalcino Docg 2019: tra i più fini, ma non povero di carattere. Longilineo ma tonico e profondo. Chiude ematico. Gran bel portamento!
La Casaccia – Brunello di Montalcino Docg 2019: siamo alle prime annate per questa giovane realtà, ma la sensibilità interpretativa palese un bagaglio di esperienza notevole alle spalle. Vino completo nello spettro aromatico, senza particolari incidenze del legno e una finezza inattesa. Sorso generoso in ingresso e disinvolto nella progressione fresca saporita. Texture tannica garbata. Centrato.
La Fornace – Brunello di Montalcino Docg 2019: frutto maturo ma non troppo, intenso e intrigante al naso. Sorso ampio, sfaccettato, dall’incedere deciso e sicuro. Tannini fitti e chiusura lungamente saporita. Muscolare.
La Fortuna – Brunello di Montalcino Docg 2019: naso armonico, pulito, con accenni boisé già ben integrati. Sorso materico, sfaccettato, di buona profondità ematica. Coerente.
La Palazzetta – Brunello di Montalcino Docg 2019: buona maturità di frutto, fiore fine e spezia nera in evidenza. Sorso che entra ampio, per poi distendersi con notevole agilità. Tannini fitti e chiusura saporita. Ritmato.
Padelletti – Brunello di Montalcino Docg 2019: realtà che prosegue nella crescita interpretativa evidenziata nelle ultime 4 annate. Naso tra i più coerenti con annata e territorio. Sorso pieno, deciso nell’allungo e decisamente saporito. Trama tannica già ben definita. Impeccabile.
Pietroso – Brunello di Montalcino Docg 2019: con questa 2019 Pietroso, a mio modo di vedere, entra definitivamente a far parte dei “grandi” di Montalcino, avendo inanellato un filotto di annate di rara coerenza. Vino fiero nell’esposizione del frutto, fine nel fiore e caldo nella spezia. Il sorso mantiene dritta la barra dell’acidità ma non lesina materia e tridimensionalità. Tannini cesellati e chiusa saporita. Il vino della consacrazione.
Ridolfi – Brunello di Montalcino Docg 2019: frutto, fiore e spezia ben coesi, con accenni balsamici e di sottobosco tipici. Buona matericità e concretezza di sorso. Non manca di spina dorsale e di persistenza. Senza fronzoli.
Salvioni – Brunello di Montalcino Docg 2019: si conferma un riferimento per la definizione dei caratteri tipici dell’annata, ma lo fa con maggior austerità del solito. Sorso dal grande equilibrio fra struttura e acidità, fra materia e slancio. Tannini ancora da definire ma dal tratto ben distinto. Lungamente ematico il finale. Benchmark.
Sanlorenzo – Brunello di Montalcino Docg 2019: frutto nitido, fiore fresco e lievi note pepate. Sorso integro, di buona tensione e dall’affondo deciso e saporito. Grip tannico tipico che di certo andrà a definirsi con qualche mese di bottiglia. Riconoscibile.
Sesti “Castello di Argiano” – Brunello di Montalcino Docg 2019: complesso e intrigante, intenso e profondo. Vino sicuro di sé ma senza forzature di sorta. Tannini fitti. Finale lungo ed ematico. Lampante.
BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2019 (Selezione/Vigna e “altra tipologia”) – Degustati a Benvenuto Brunello 2023

Banfi – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Vigna Marrucheto”: un esempio una realtà come questa possa mantenere alto lo standard del percepito di un’intera denominazione attraverso interpretazioni di palese equilibrio e riconducibilità territoriale, senza essere necessariamente ammiccanti nei confronti del mercato. Complesso, intrigante, integro e saporito. Non scontato.
Canalicchio di Sopra – Brunello di Montalcino Docg 2019 “La Casaccia”: armonico, fiero, dallo spettro olfattivo ben scandito. Sorso pieno e di buon nerbo, dotato di slancio e profondità ematica. Tannini ben delineati. Ben concepito.
Cava d’Onice – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Colombaio”: spettro olfattivo completo e già complesso, legno ben integrato. Sorso integro, concreto e deciso. Chiusura persistente e saporita. Trama tannica fitta ma fine. Ponderato.
Ciacci Piccolomini d’Aragona – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Pianrosso”: buona maturità di frutto, spezia calda e lievi accenni balsamici di menta e liquirizia. Sorso ampio, suadente, ma non opulento. Tannini soft e chiusura umami. Avvolgente.
Fanti – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Vallocchio”: un esempio di quanto le selezioni abbiano se motivate da effettive e percettibili differenze con il Brunello “annata”. Il Vallocchio, quando viene prodotto, è più ricco, generoso ma, al contempo, elegante e sinuoso, persistente e saporito. Energico.
Franco Pacenti Canalicchio – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Rosildo”: spettro olfattivo ampio, generoso, con legno ben integrato. Sorso di buona materia ma che non lesina slancio nell’affondo rigoroso e saporito. Trama tannica fitta e ben definita. Netto.
La Magia – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Ciliegio”: fragrante, fine e intrigante. Sorso integro, sicuro nell’incidere e netto nell’affondo. La grana tannica è già fine e il finale ematico e succoso. Nonostante la materia, vanta grande abbrivio all’inerzia di beva. Dinamico.
Tiezzi – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Vigna Soccorso”: intenso ma non eccessivo. Materico e sfaccettato, deciso e profondo. Trama tannica già ben delineata. Chiude umami. Identitario.
Val di Suga – Brunello di Montalcino Docg 2019 “Poggio al Granchio”: intenso, scuro ma non cupo nell’esposizione varietale. Sorso coerente, ampio ma ben teso dal deciso nerbo acido. Succoso e sanguigno il finale, che non presenta particolari ostacoli tannici. Corroborante.
I MIGLIORI BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA DOCG 2018 – Degustati a Benvenuto Brunello 2023

Premessa: l’annata 2018, rivelatasi lo scorso anno al di sopra delle aspettative, per molti produttori (com’era prevedibile e parzialmente auspicabile) non vantava prerogative utili alla produzione di una Riserva. Eppure, se dovessimo valutare i parametri analitici di un’annata come la 2018 comparandoli a quelli di annata pre-cambiamento climatico riconosciute come “grandi”, ergo più predisposte a reggere un più lungo affinamento in legno e in bottiglia, ci renderemmo conto di quanto in termini di equilibrio fra struttura e acidità non fosse poi così assurdo pensare di poter selezionare uve e masse atte a divenire Brunello Riserva. Detto questo, i campioni presenti erano davvero poco e qui di seguito segnalo quelli più convincenti.
Fattoi – Brunello di Montalcino Docg Riserva 2018: classico, armonico, trasuda identità territoriale portando il concetto di Riserva tradizionale a una più contemporanea e netta nitidezza espressiva. Sorso fiero, dalla falcata ampia e decisa. Tannini fitti ma lavorati di cesello dall’estrazione garbata e dal supporto del legno e del tempo. Chiude lungo ed ematico. Ritorno al futuro!
Patrizia Cencioni – Brunello di Montalcino Docg Riserva 2018 “123”: intenso ma senza cenni di eccessiva maturità. Legno ben gestito e balsamicità che fa da fresco preludio a un sorso integro, materico ma non povero di nerbo acido. Tannini ben definiti. Persistente il finale umami. Una Riserva che fa la Riserva!
Poggio di Sotto – Brunello di Montalcino Docg Riserva 2018: elegante, fine ma a suo modo introverso e austero. Un vino complesso, intimista, giocato su trame sottili ma dai tratti ben scanditi e percettibili. Proverbiale nell’affondo sapido/ematico. Tannini già di grande finezza. Notevole.
Tenuta di Sesta – Brunello di Montalcino Docg Riserva 2018 “Duelecci Est”: approccio classico, ma non d’antan. Vino nitido, netto, sicuro di sè ma non superbo. Buon grip tannico e finale persistente e umami. Ben fatto!
Extra:
Col d’Orcia – Brunello di Montalcino Docg Riserva 2016 “Poggio al Vento”: fuori concorso per l’annata, ma decisamente dentro per complessità ed eleganza. Vino che assume il tempo come fattore determinante per manifestare le proprie peculiarità. Frutto ancora integro e terziari appena accennati fanno da preludio a un sorso equilibrato e profondo. Tannini ben levigati e chiusa saporita. Aulico.
I MIGLIORI ROSSO DI MONTALCINO DOC 2022 E 2021 (USCITA RITARDATA) – Degustati a Benvenuto Brunello 2023

Come anticipato lo scorso anno, la tendenza auspicata per la presentazione dei Rosso di Montalcino con qualche mese in più di bottiglia si è palesata in maniera importante in questa edizione, con molte realtà che hanno preferito portare in anteprima l’annata 2021 (uscita ritardata), piuttosto che la 2022. Detto questo, anche i campioni 2022, portati in degustazione, hanno evidenziato l’attenzione crescente nella produzione di un Rosso di Montalcino sempre più contemporaneo, dinamico, agile e aderente alla più nitida e diretta espressione dell’identità varietale e territoriale. La speranza è che il mercato e le iniziative consortili permettano al Rosso di Montalcino di acquisire uno spazio sempre più importante e il rispetto che merita in quanto biglietto da visita primario dell’intero areale.
Annata 2022
Caprili – Rosso di Montalcino Doc 2022: frutto croccante, fiore fresco e lieve nota speziate. Legno ben integrato e palese equilibrio fra materia e slancio. Tannini succosi e chiusura saporita. Gastronomico.
Il Poggione – Rosso di Montalcino Doc 2022: nitido, fragrante e fine. Sorso ben bilanciato, senza eccessi di sorta, con una notevole dinamica di beva. Tannini soft e chiusa ematica. Preciso.
San Polino – Rosso di Montalcino Doc 2022: impeccabile al naso, vanta freschezza di frutto e fiore non comuni, con un lieve accenno speziato e balsamico. Sorso abile, sicuro nell’incedere ma non esile e per nulla banale. Lodevole la definizione tannica e fine la chiusura ematica. Contemporaneo.
Talenti – Rosso di Montalcino Doc 2022: inopinabile aderenza varietale e territoriale, per un Rosso che anche in quest’annata funge da benchmark. Grande armonia fra frutto, fiore e spezia, con lievi note boisé ben integrate. Sorso pieno, gustoso, ritmato e dal buon affondo saporito. Buon grip tannico, quasi a voler ribadire che questo vino può essere buono oggi ma ancor più domani. Paradigmatico.
Tornesi – Rosso di Montalcino Doc 2022: giusta maturità di frutto, corredo aromatico completo, fresco e fragrante. Sorso gustoso, ampio in ingresso e disinvolto nel distendersi con un buon allungo saporito, non ostacolato dai tannici, già ben definiti nonostante la palese gioventù. Esplicito.
Annata 2021 (uscita ritardata)
Casisano – Rosso di Montalcino Doc 2021: naso esemplare per riconducibilità zonale e stilistica. Dotato di notevole equilibrio fra struttura e acidità, si lascia bere con agilità senza lesinare, però, materia e avvolgenza. Tannini cesellati e finale piacevolmente lungo e saporito. Equilibrato.
Fattoria dei Barbi – Rosso di Montalcino Doc 2021: frutto fresco, fiore fragrante e spezia nera, con lievi accenni agrumati fanno da prefazione a un sorso tra i più agili e vibranti. Tannini soft e finale con un ritorno di sanguinella che da abbrivio all’inerzia di beva. Neoclassico.
Le Gode – Rosso di Montalcino Doc 2021: fedele alla tipologia e al territorio in ogni sua componente olfattiva e strutturale. Vino che accomuna consistenza e concretezza di sorso ad agilità e versatilità di fruizione. Fine e saporito in chiusura. Rispettoso.
Piombaia – Rosso di Montalcino Doc 2021: sui generis? Non direi! Vino giocato tanto sul frutto quanto sullo spettro floreale e sulla spezia, con un fare gioviale ma affatto scontato. Sorso integro, cadenzato e lungamente saporito. Buon grip tannico. Spigliato.
Poggio il Castellare – Rosso di Montalcino Doc 2021: probabilmente quello che ha manifestato più necessità di bottiglia tra i campioni degustati, ma la prospettiva è chiara per questo Rosso che ha materia e nerbo da vendere, con un grip tannico ancora in divenire e lunghezza non comune. Scommessa.
Roberto Cipresso – Rosso di Montalcino Doc 2021: naso che scomoda comparazioni d’Oltralpe, per poi ri-catapultarci con la precisione di un gps nel territorio ilcinese, dove nasce questo Rosso tra i più fragranti e tonici mai assaggiati. Struttura e acidità in perfetta armonia, ritmo, succosità e sapore, con tannini cesellati a chiudere il cerchio. Per me la vera sorpresa dell’anteprima in quanto a Rosso. Luminoso!
Ventolaio – Rosso di Montalcino Doc 2021: nitido nell’esposizione del frutto e del fiore, lieve speziatura nera e accenni linfatici ad alimentare la percezione di freschezza che viene confermata da un sorso teso, longilineo ma di buona tonicità muscolare. Tannini ben delineati e chiusa tra ferro e sale. Slanciato.



Questi sono, come già accennato, gli assaggi più convincenti fatti durante le tre sessioni di degustazione a Benvenuto Brunello 2023 e, per correttezza, non tengono conto dei vini degustati in altri contesti, quali quelli di cantina. Sarà mia premura segnalare, qualora ci siano altri vini meritevoli nella denominazione, nelle mie consuete selezioni di fine anno.
F.S.R.
#WineIsSharing
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