GRASPO – La ri-scoperta di vitigni rari e dimenticati come risposta ai cambiamenti climatici e all’omologazione del gusto

Negli ultimi anni si fa molto parlare di vitigni resistenti (PIWI), di epigenetica (ne ho parlato anche io qui: wineblogroll.com/epigenetica) e addirittura di pratiche futuristiche (ma non troppo) come la cisgenesi per cercare di far fronte agli esiti dei cambiamenti climatici nei confronti della viticoltura italiana e globale. Tutte tematiche di grande interesse e degne di essere approfondite, ma come sin troppo spesso accade una potenziale risposta ad almeno alcuni “dei mali” di questa era potrebbe essere molto più vicina e più concretamente applicabile di altre: la ricerca di varietà preesistenti cadute nell’oblio viticolo ma ancora recuperabili. A tal proposito ho molto apprezzato il lavoro di Graspo, un’associazione nata con un obiettivo chiaro e appassionante: andare alla ricerca dei vitigni rari, spesso dimenticati o abbandonati, per restituire loro voce e futuro attraverso i “custodi”, viticoltori coraggiosi che scelgono di prendersene cura. In soli quattro anni di attività il gruppo ha riportato alla luce oltre un centinaio di varietà, di cui quindici totalmente nuove, mai registrate nelle banche dati genetiche internazionali. Non tutte sono storie a lieto fine, ma tutte raccontano di caparbietà, amore per la terra e per la biodiversità. Perché tra questi vitigni reliquia, apparentemente marginali, possono celarsi risorse preziose per affrontare le sfide della viticoltura contemporanea. Da qui il progetto di microvinificazioni, controlli del DNA e degustazioni condivise, affinché questi “nuovi esseri vegetali” diventino patrimonio collettivo. A testimonianza di questo percorso è nato anche il libro 100 custodi per 100 vitigni, che intreccia volti e uve, storie di uomini e di biodiversità, in un racconto in italiano e inglese pensato non solo come memoria, ma anche come strumento di valorizzazione per il futuro e per l’enoturismo. Ma andiamo per ordine… il cuore di G.R.A.S.P.O. batte grazie a un gruppo di professionisti che hanno deciso di mettere la loro esperienza al servizio della biodiversità viticola italiana. Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi, Giuseppe Carcereri de Prati e Gianmarco Guarise sono cultori della vigna e del vino, enologi e ricercatori che hanno fatto della passione per i vitigni rari e dimenticati una vera e propria missione. Con loro, nel tempo, si sono affiancati numerosi viticoltori custodi e altri esperti, creando una rete diffusa che oggi coinvolge università, enti di ricerca e consorzi di tutela. G.R.A.S.P.O. – acronimo di Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità e biodiversità viticola – nasce in Lessinia, territorio veronese dove mai prima erano state avviate indagini di questo tipo. L’idea era semplice e al tempo stesso rivoluzionaria: recuperare vitigni reliquia, spesso dimenticati o addirittura abbandonati, per verificarne le potenzialità agronomiche ed enologiche. Una sfida che guarda al futuro con la consapevolezza che la biodiversità non è solo memoria storica, ma può diventare una risorsa concreta contro il cambiamento climatico e l’omologazione del gusto. In pochi anni i risultati sono stati straordinari. Sono state riscoperte varietà in tutta Italia, sottoposte a studi ampelografici e genetici, seguite con monitoraggi fenologici e vinificate in micro-vinificazioni che hanno dato voce a un patrimonio altrimenti perduto. Più di cento uve rare sono state riportate in vita, di cui quindici completamente nuove. A queste si aggiungono collaborazioni scientifiche con università e centri di ricerca, incontri con istituzioni e produttori, e soprattutto il riconoscimento della comunità scientifica e del mondo del vino, culminato nel prestigioso OIV Award 2025 assegnato al libro 100 custodi per 100 vitigni. Ma il lavoro non si ferma.

libro graspo

L’obiettivo per i prossimi anni è ampliare ancora la mappatura, consolidare la ricerca genetica con studi di pedigree sui vitigni riscoperti, e far sì che alcune di queste varietà possano entrare stabilmente in vigneto e in cantina come strumenti di resilienza e di identità territoriale. L’importanza di questo lavoro è evidente: senza un’azione concreta, molti vitigni rischierebbero di scomparire per sempre, cancellando secoli di storia agricola e culturale. GRASPO, invece, restituisce dignità a questo tesoro nascosto, rafforzando al contempo la competitività dei vini italiani. Perché, come ricordano i fondatori, ciò che distingue il vino italiano da qualunque altro è proprio il legame inscindibile con la sua biodiversità viticola.

E tra le uve riscoperte non mancano sorprese. Alcuni vitigni riscoperti dal team di GRASPO, infatti hanno mostrato caratteristiche interessanti:

Brepona: ritrovata dopo oltre 100 anni tra vecchie vigne di Garganega nel veronese. Da vita a un Bianco moderno e vivace. E’ caratterizzata da sapidità e salinità.

Saccola Bianca: individuata in Alta Lessinia, dal profilo tagliente, con patrimonio acidico rilevante. Adatta a basi spumante.

Ottavia: anch’essa individuata in Alta Lessinia, condivide con Saccola Bianca un patrimonio acidico importante, ergo un grande potenziale per la spumantizzazione e, magari per essere utilizzata come gregario per vini che necessitano di maggiore tensione.

Leonicena: mantiene freschezza e acidità anche in pianura e nelle stagioni più calde. Diimostra resilienza alla flavescenza dorata.

Rossa Burgan: incrocio naturale tra Cavrara e Garganega. Sembra non necessitare trattamenti fitosanitari. Ha un ciclo vegetativo lungo. Da origine a un vino rosso dal colore scarico ma dal gusto intrigante e originale.

Pontedara: vitigno della Lessinia, che si traduce in un vino dal colore intenso, rustico, con complessità e potenza. Si presta a lunghi affinamenti.

Quaiara: iscritta da GRASPO nel Registro nazionale del Ministero, permette di produrre un vino rosso speziato e contemporaneo. Grande valore genetico: progenitore di vitigni celebri come Glera e Molinara.

Liseiret (Gouais Blanc): ritrovato inaspettatamente in Lessinia, è un vitigno da acidità importanti, che mantiene anche in pianura. Valore genetico straordinario: progenitore di vitigni famosissimi come Chardonnay, Gamay e Riesling Renano.

graspo aldo lorenzoni

Tutte queste scoperte, come già accennato poc’anzi, potrete trovarle nel libro 100 custodi per 100 vitigni, un viaggio che attraversa l’Italia da nord a sud, dando voce non solo alle uve ma soprattutto alle persone – quei “custodi” che hanno protetto piccoli lembi di biodiversità controcorrente. Un’opera che unisce rigore scientifico, passione e testimonianza culturale, restituendo al lettore la consapevolezza che i vitigni rari non appartengono al passato, ma sono strumenti preziosi per il futuro. E’ proprio la capacità potenziale di queste varietà di rispondere alle esigenze della vitivinicoltura odierna e futuribile che rende questa ricerca un’azione esemplare e di grande utilità collettiva che confido venga portata avanti con continuità e coerenza, come si confà ai fondatori dell’associazione. Da par mio, sono certo che alcune di queste varietà, per quanto possa sembrare astruso, potranno avere nuova vita partendo dalla loro introduzione come vitigni complementari anche solo in piccolissima percentuale in quei disciplinari di produzione che devono iniziare a precorrere i tempi e a a farsi strumento utile al raggiungimento di qualità analitiche e organolettiche ottimali a partire dall’uva. Perché è solo tornando a vedere la materia prima UVA come ingrediente primario finalizzato all’equilibrio che si potrà lavorare in “sottrazione”, riducendo le correzioni evitabili e barattando la mera addizione con contezza e una sempre maggior consapevolezza tecnica.

F.S.R.

#WineIsSharing

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