Regina Ribelle 2026 – Le migliori espressioni di Vernaccia di San Gimignano Docg degustate in anteprima e alcune considerazioni sulla denominazione

Il recente cambio di format dell’anteprima della Vernaccia di San Gimignano mi ha riportato, con piacere, sul territorio per la consueta degustazione tecnica delle nuove annate, un breve ma esaustivo tour per vigne e cantine dell’areale e due cene durante le quali è stato possibile confrontarsi con i produttori della denominazione presenti (purtroppo sin troppo pochi quest’anno). Ciò che mi porto a “casa” è un quadro generale decisamente più maturo e consapevole rispetto al passato.

San Gimignano resta uno dei luoghi più affascinanti del vino italiano. Un paesaggio che sembra sospeso nel tempo, dominato dalle celebri torri medievali e inserito in un contesto agricolo di rara bellezza, dove la viticoltura convive con oliveti e boschi. È un territorio naturalmente vocato all’enoturismo, capace di attrarre ogni anno centinaia di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.

Per molto tempo, però, proprio questa straordinaria vocazione turistica ha rappresentato anche una sorta di “limite” per la crescita qualitativa della Vernaccia di San Gimignano. Il continuo flusso di visitatori “mordi e fuggi” ha favorito un mercato prevalentemente locale, orientando parte della produzione verso vini di immediata piacevolezza, “prêt à boire”, più che verso una ricerca identitaria e qualitativa capace di valorizzare fino in fondo il potenziale del territorio.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. La pandemia ha certamente accelerato una riflessione già in corso, ma soprattutto è cresciuta la consapevolezza dei produttori. Oggi la Vernaccia di San Gimignano appare una denominazione più compatta, più convinta delle proprie potenzialità e maggiormente orientata alla valorizzazione del proprio patrimonio storico e territoriale. La progressiva riduzione delle rese, gli investimenti in vigneto, la maggiore attenzione alla gestione agronomica, una stilistica più votata al rispetto dell’identità zonale e varietale e la volontà di raccontare la longevità della Vernaccia stanno contribuendo a ridefinire il profilo della denominazione. Non a caso, nell’ultimo decennio si è assistito a una costante riduzione delle produzioni per ettaro, scelta perseguita deliberatamente per privilegiare la qualità, oltre che inevitabilmente influenzata dagli effetti del cambiamento climatico.

La sensazione è quella di una denominazione che sta finalmente imparando a raccontarsi per ciò che realmente è: non soltanto il vino bianco della città delle torri, ma uno dei grandi bianchi italiani da invecchiamento, capace di coniugare freschezza, profondità e quella caratteristica impronta sapida che rappresenta il tratto distintivo del territorio. Ecco perché, seppur compia quest’anno 750 anni (il nome Vernaccia compare infatti per la prima volta in un documento ufficiale nel 1276), ciò che conta maggiormente è quanto si stia facendo oggi per attestare la vocazione dell’areale e mettere in luce le qualità dei vini ivi prodotti, capaci di rispecchiare al meglio le esigenze di gusto contemporanee.

Un territorio piccolo ma estremamente diversificato

Il Comune di San Gimignano si estende per circa 13.800 ettari, dei quali circa 2.000 sono oggi vitati. La Vernaccia di San Gimignano DOCG occupa circa 750 ettari, mentre altri 450 sono destinati alla DOC San Gimignano; la restante superficie è dedicata soprattutto a Chianti, Chianti Colli Senesi e Toscana IGT.
Sebbene l’areale sia relativamente contenuto, presenta una notevole variabilità pedologica e altimetrica. I vigneti si sviluppano prevalentemente tra i 70 e i 500 metri di altitudine, su terreni di origine pliocenica costituiti principalmente da sabbie gialle (il celebre “tufo” locale), argille sabbiose e depositi calcarei. Si tratta di suoli poveri di sostanza organica, ben drenati e quasi privi di scheletro, che consentono un importante approfondimento radicale e conferiscono ai vini quella riconoscibile impronta minerale e salina che rappresenta uno dei marchi di fabbrica della Vernaccia.

Anche il clima contribuisce a definire l’identità dei vini: mediterraneo ma con marcate escursioni termiche, buona ventilazione durante tutto l’anno, precipitazioni concentrate principalmente tra primavera e autunno e una crescente esposizione agli effetti del cambiamento climatico.

Un vigneto sempre più resiliente

L’annata 2025 rappresenta un esempio concreto della capacità di adattamento raggiunta dal territorio. Dopo un germogliamento anticipato, la stagione è stata caratterizzata da un’estate calda ma mitigata da un buon accumulo idrico primaverile. Una violenta grandinata nella prima decade di luglio ha provocato perdite produttive localizzate senza compromettere la qualità delle uve. Successivamente, le piogge tra fine agosto e inizio settembre hanno reso più complessa la raccolta, imponendo una vendemmia molto selettiva.

Determinante si è rivelato il sistema di allerta agro-meteorologico sviluppato dal Consorzio attraverso sette stazioni meteorologiche distribuite sul territorio, che ha consentito ai produttori di intervenire in maniera puntuale, riducendo il numero dei trattamenti fitosanitari e migliorandone l’efficacia. Le uve sono arrivate in cantina sane, con acidità elevate, pH equilibrati e gradazioni alcoliche mediamente inferiori rispetto alle ultime vendemmie: elementi che lasciano presagire vini particolarmente freschi, equilibrati e longevi.

I numeri della denominazione

Oggi la Vernaccia di San Gimignano DOCG può contare su circa 750 ettari iscritti all’albo, con un potenziale produttivo di oltre 6,9 milioni di chilogrammi di uva. Nella vendemmia 2025 sono stati prodotti 5,57 milioni di chilogrammi di uva, equivalenti a circa 3,85 milioni di litri di vino, con un lieve calo (5,6%) rispetto alla vendemmia precedente. Le aziende che hanno rivendicato la denominazione sono state 147, delle quali 81 associate al Consorzio. Nel corso del 2025 sono state immesse sul mercato oltre 4,2 milioni di bottiglie, dato in netta crescita rispetto al 2024.

Un vino sempre più identitario

La Vernaccia di San Gimignano rimane l’unica DOCG bianca della Toscana e continua a rappresentare un caso quasi unico nel panorama italiano. Il disciplinare impone una presenza minima dell’85% di Vernaccia di San Gimignano, ammettendo soltanto vitigni bianchi non aromatici per il restante 15%, con importanti limitazioni all’utilizzo di Sauvignon e Riesling e l’esclusione di varietà aromatiche come Traminer, Moscato Bianco e Müller Thurgau. Per la tipologia Riserva è previsto un affinamento minimo di 11 mesi in cantina e almeno 3 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

Negli ultimi anni i produttori hanno progressivamente abbandonato l’idea di una Vernaccia esclusivamente fresca e immediata, valorizzandone invece la sorprendente capacità evolutiva. Le Riserve e numerose verticali storiche dimostrano infatti come questo vino sappia sviluppare nel tempo complessità, profondità aromatica e una straordinaria espressività minerale, confermando una longevità che pochi bianchi italiani possono vantare.

Quella che oggi emerge è una denominazione più consapevole della propria unicità. La sfida non sembra più essere quella di inseguire altri modelli, ma di valorizzare fino in fondo ciò che rende la Vernaccia irripetibile: una storia millenaria, un territorio unico e un’identità gustativa sempre più riconoscibile.

La mia selezione dei vini Vernaccia di San Gimignano Docg degustati all’anteprima Regina Ribelle 2026:

Cappellasantandrea – Clara Stella 2025
Profilo fragrante e luminoso, giocato su agrumi, erbe mediterranee e fiori bianchi. Sorso dinamico, teso e salino, con chiusura nitida e piacevolmente sapida. Realtà artigianale che si sta dimostrando sempre più coerente e costante di annata in annata.

Casa alle Vacche – I Macchioni 2025
Più materico e avvolgente della versione base, con richiami di frutta gialla, erbe officinali e una delicata nota speziata. Struttura piena, ben sostenuta dalla freschezza e da un finale di mandorla. Gastronomico.

Fattoria di Fugnano – Da Fugnano 2025
Vernaccia di grande precisione, espressa su note di agrumi, erbe aromatiche e leggere sfumature balsamiche. Sorso slanciato, sapido e di ottima progressione. Meno esuberante, più fine e minerale.

Il Colombaio di Santa Chiara – Selvabianca 2025
Eleganza e territorialità emergono con note di cedro, fiori di campo e pietra bagnata. Il palato è fine, vibrante e caratterizzato da una lunga scia salina. Una certezza!

La Lastra 2025
Essenziale e autentica, con profumi delicati di mela, erbe mediterranee e fiori bianchi. In bocca è lineare, fresca e ben ritmata, con finale sapido. Ben concepito.

La Roccaia 2025
Interpretazione di buona intensità, tra frutta gialla fresca, macchia mediterranea e cenni minerali. Sorso equilibrato, avvolgente e persistente. Concreto.

Podere Le Volute 2025
Naso fine, con agrumi maturi e leggere note floreali. Il sorso è agile, fresco e scorrevole, sostenuto da una piacevole vena salina. Dinamico.

Signano – Poggiarelli 2025
Più complesso e profondo, con richiami di pesca bianca, erbe aromatiche e pietra focaia. Bocca ampia ma dinamica, chiusura lungamente salina. Riconoscibile.

Tenuta Guardastelle – Consesta 2025
Vernaccia precisa e armoniosa, che unisce freschezza agrumata e delicati richiami di frutta gialla. Finale sapido e leggermente ammandorlato. Equilibrato.

Vagnoni 2025
Profilo diretto e territoriale, con note di cedro, erbe aromatiche e mandorla fresca. Bocca scattante, salina e molto piacevole nella progressione.

Cappellasantandrea – Prima Luce 2024
Maggiore profondità e complessità, con frutta matura, erbe officinali e sfumature minerali. Sorso ricco ma sempre sostenuto da una vibrante freschezza, con una trama tattile ben definita e una piacevole chiusura saporita. Ottima gestione della fermentazione sulle bucce prima e della sosta sulle fecce fini poi.

Fattoria di Fugnano – Donna Gina 2024
Affinamento ben integrato che regala complessità senza perdere identità territoriale. Agrumi canditi, erbe mediterranee e leggere note speziate accompagnano un sorso profondo e sapido.

Il Colombaio di Santa Chiara – Campo della Pieve 2024
Finezza e precisione definiscono un vino dai profumi di agrumi, pietra focaia e fiori secchi. Bocca raffinata, energica e di lunga persistenza salina. Il vero e proprio benchmark per la varietà e per il territorio.

Mormoraia – Ostrea 2024
Profilo iodato, agrumato, con note di spezia dolce e frutta secca. Il sorso è materico, ampio, ma capace di distendersi con disinvoltura, fino alla chiusa sapida e persistente. Ben fatto!

Fattoria Poggio Alloro – Le Mandorle 2024
Interpretazione ricca e strutturata, con frutta gialla, erbe aromatiche e leggere note di frutta secca. Il finale lungo e saporito.

La Roccaia – Faeta 2024
Riserva dal carattere deciso, con note di frutta matura, spezie leggere e pietra focaia. Bocca ampia, equilibrata e di ottima profondità gustativa.

Pietraserena – Cretula 2024
Grande intensità espressiva, con una marcata impronta minerale che accompagna agrumi maturi, erbe officinali e leggere sfumature fumé. Sorso suadente, profondo e decisamente persistente. Vino che chiama la tavola e si mostra capace di importanti prospettive evolutive.

Casa alle Vacche – Crocus 2023
Affinamento ben calibrato che dona complessità senza appesantire il vino. Frutta gialla matura, vaniglia appena accennata, mandorla tostata e un sorso pieno, salino e persistente.

Il Colombaio di Santa Chiara – L’Albereta 2023
Una Riserva di grande eleganza, stratificata nei profumi tra frutta matura, erbe mediterranee, accenni balsamici e polvere da sparo. Bocca ampia, vibrante e dalla lunga chiusura minerale. Integrità e prospettiva.

Casa Lucii – Mareterra 2021
Espressione autentica, intensa e ammaliante. Agrumi maturi, erbe aromatiche e richiami salmastri introducono un sorso materico, energico e di lunga persistenza, con un finale umami. Sostenibilità e visione.

Una degustazione che da ottimi segnali per il futuro della denominazione che ha ancora molte carte da giocare, ma che deve necessariamente coinvolgere un maggior numero di produttori nelle attività consortili se vuole mostrarsi ancor più forte e coesa. In un contesto in cui le chance per le denominazioni a trazione bianchista sono maggiori di quelle di cui possono disporre le aree a vocazione rossista la Vernaccia di San Gimignano può ritagliarsi uno spazio importante, specie attraverso selezioni e riserve che mostrino il reale potenziale di un connubio varietà-territorio che solo dopo almeno un anno di bottiglia inizia a rivelarsi al meglio.

Francesco Saverio Russo

#WineIsSharing

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