All’Anteprima di Montefalco il Sagrantino 2018 conferma le attese, ma non è l’unico protagonista: spiccano Montefalco Rosso e Trebbiano Spoletino!

Le mie considerazioni sull’Anteprima del Sagrantino 2018 e i migliori assaggi dei vini delle denominazioni Montefalco e Spoleto

Dopo l’edizione dello scorso anno (di cui potete leggere qui) anche l’anteprima Sagrantino 2022, dedicata alla presentazione “en primeur” del Montefalco Sagrantino Docg 2018 e delle annate in commercio degli altri vini dell’areale (Montefalco Bianco DOC, Montefalco Grechetto DOC, Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, Spoleto DOC Trebbiano Spoletino Superiore, Montefalco Rosso DOC, Montefalco Rosso DOC Riserva) si è tenuta in una calda primavera inoltrata. Una scelta opportuna per la possibilità di trasformare sempre di più questa occasione in un vero e proprio tour per i vigneti e le cantine della zona, andando oltre la mere sessioni di degustazione.

Per quanto concerne la protagonista dell’anteprima, ovvero l’annata 2018 del Montefalco Sagrantino Docg, le commissioni interna ed esterna hanno assegnato ben quattro stelle (annata pregevole) con un punteggio pari a 92/100 .

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Andamento stagionale e peculiarità in vinificazione dell’annata 2018 per il Sagrantino

“L’annata 2018 è stata molto più fresca e senza i picchi calorici della precedente, anche se iniziata con un mese di gennaio mite e poco piovoso. Successivamente c’è stato un leggero ritorno di freddo, durato fino alla metà di marzo, quindi le temperature si sono alzate repentinamente favorendo un germogliamento leggermente anticipato del Sagrantino. Aprile e maggio sono stati mesi piuttosto piovosi che hanno garantito una riserva idrica importante, con temperature leggermente inferiori alla media del periodo. Da giugno a metà agosto le precipitazioni sono state occasionali, senza tuttavia manifestare mai condizioni di calore estreme. A fine estate le temperature si sono abbassate, favorendo una regolare maturazione delle uve, anche grazie a un periodo asciutto e ventilato che si è protratto fino a metà ottobre.

In cantina l’annata è stata sostanzialmente regolare e piuttosto classica, almeno considerando la curva climatica che stiamo vivendo, ha garantito uno sviluppo vegetativo equilibrato che ha portato a una vendemmia graduale, pienamente soddisfacente e di ottimo livello. Le temperature fresche di fine estate, condite da piogge sporadiche e buona ventilazione, hanno permesso di portare in cantina uve mature e con buoni livelli di acidità. Tutto questo si è tradotto in vini molto equilibrati, senza eccessi aromatici, alcolici né fenolici. I Sagrantino sono a loro modo “classici”: nel solco caratteriale della varietà, mostrano intensità e dinamismo, profondità, ottima finezza tannica e propensione all’invecchiamento.”

Dato per assunto che, probabilmente il maggio di fuoco e la location non climatizzata hanno complicato non poco la degustazione dei rossi per via della temperatura di servizio (molti dei vini si sono mostrati più maturi e alcolici di quanto in realtà fossero), l’annata 2018 si è dimostrata in linea con le aspettative di maggior “prontezza” e dinamica di beva (fatta eccezione per chi ha, comunque, accusato il caldo e/o cercato maturazioni troppo spinte e/o estrazioni esagerate), con una buona qualità media ma senza particolari exploit, fatta eccezione per un paio di interpretazioni sensibilmente al di sopra della media. La percezione è che chi sta avendo più coraggio nel rivedere le proprie, talvolta anacronistiche, convinzioni dettate da una tradizione non sempre pienamente consapevole, adducendo all’interpretazione valori tecnici ed esperienziali da un lato e di sensibilità nei confronti dell’annata e dei cambiamenti climatici dalla vigna alla bottiglia dall’altro, dall’altro stia tracciando una nuova strada per il Sagrantino. Una rotta che nulla centra con la “modernità”, ma che può rendere il Sagrantino più in linea con le caratteristiche richieste di default ad ogni vino, specie quelle legate alla dinamica di beva, senza snaturare la propria identità e – analiticamente parlando – senza ledere in alcun modo la prospettiva evolutiva (anzi, aumentandone il potenziale di longevità, portando nel calice vini meno evoluti e “stanchi”). Staremo a vedere…

I MIGLIORI SAGRANTNO DOCG 2018

(Degustati alla cieca)

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Fattoria Le Mura Saracene Goretti: buona maturità di frutto, spezia e tratti balsamici a rinfrescare il naso. Sorso integro, tannino ben definito, giustamente lungo.

Carlo Re” – Le Thadee: buona apertura di frutto, maturità ben ponderata. Fiore, sottobosco, terra rossa e mirto. Un Sagrantino dal piglio “stranamente” mediterraneo con un sorso ben bilanciato e una buona profondità fresca e saporito. Tannini ben definiti e legno è ben integrato.

Bocale: uno dei più freschi al naso, eppure maturo nel frutto, indice di una raccolta accorta e di una naturale predisposizione dei vigneti a trovare buon equilibrio fra maturità tecnologica, fenolica e ph. Grande nerbo acido che fa da spina dorsale alla buona componente materica. Tannini cesellati e chiusa ematica.

Tenuta Alzatura: naso complesso, speziato, maturo ma non troppo. Sorso concreto, materico, con trama tannica fitta. Saporito il finale. Legno ancora in via di integrazione, ma non scomposto.

Campo di Raina” – Raina: tradizionale nell’approccio olfattivo, equamente maturo e buona complessità. Sorso succoso e slanciato, con tannini ancora in via di definizione ma non sgranati. Buona profondità e finale umami.

Terra San Felice: frutto pienamente maturo ma non surmaturo, viola e sottobosco, lieve speziatura dolce. Sorso integro, sicuro nell’incedere fino e oltre la soglia tannica che non rappresenta ostacoli alla beva. Saporito il finale.

Sacrantino” – Pardi: naso classico nel frutto, nel fiore e nella spezia, con lievi toni balsamici a rinfrescare e complessare il tutto. Sorso fiero ma dinamico nello sviluppo. Tannini ben delineati. Profondo ed ematico in chiusura.

Colle Grimaldesco” e “Colle alle Macchie” – Tabarrini: ormai si può parlare di cifra stilistica nel pieno rispetto dell’identità varietale e territoriale. Quando penso alle scelte odierne che potranno divenire tradizione in futuro non posso che rivolgere il pensiero ad approcci come quello di Giampaolo Tabarrini che si conferma l’interprete più centrato del Sagrantino contemporaneo. Badate bene, non ho detto “moderno”! Vini capaci di esporre frutto e fiore varietali in maniera più fresca e spigliata, di coniugare materia e agilità di beva, tannino e sapore con raro equilibrio. Entrambi i vini presentati alla cieca si sono distinti e, nelle loro diversità (più intenso nel frutto e longilineo il primo, più complesso e profondo il secondo).

IL MIGLIORE MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG PASSITO

(Degustato alla cieca)

“Cocrè” Romanelli: il Sagrantino nella sua versione più tradizionale che pur rappresentando una quota sempre più bassa della produzione totale, merita di avere attenzione e fiducia. Che il varietale si presti è risaputo, tanto che questa era la sua forma liquida più opportuna prima dell’avvento e del successo dell’interpretazione secca. In questo caso abbiamo grande bilanciamento fra struttura, acidità e residuo zuccherino. Il lieve tannino e il buon nerbo resettano il palato, lasciandolo pronto a un secondo bicchiere, che per un passito è già sinonimo di grande fruibilità!

I MIGLIORI MONTEFALCO ROSSO DOC

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Poi arriva il Rosso di Montefalco Doc (non servito alla cieca) che continua a rappresentare al meglio l’anima duttile, versatile e gastronomica dell’areale con il Sagrantino a fare da ottimo gregario alla base di Sangiovese, con altre varietà autorizzate a concorrere nel definire la cifra stilistica e l’obiettivo enologico del singolo produttore o a rispecchiare l’animo commisto dei vecchi vigneti locali, difficilmente monovarietali. Vini che nelle versioni classiche (non riserva) coincidono, spesso, con la mia idea di vino “contemporaneo” in quanto identitari, dinamici e gastronomici, ma che non per questo semplici. Segnalo gli assaggi che mi hanno convinto di più e che confermano (anche se non ce n’era di certo bisogno) la capacità del Sangiovese di tradurre questo territorio in maniera distintiva e del territorio di imprimere al Sangiovese connotazioni di tutto identitarie sempre interessanti.

“Camorata” 2018 – Cocco Ilaria: fresco, armonico. Un vino di grande predisposizione alla beva ma che non risulta scontato. Suadente il finale.

“Sallustio” 2019 – Di Filippo: frutto croccante, note di humus e ferro. Sorso longilineo ma che non manca di consistenza. Grande agilità di beva e finale lungamente ematico. Gastronomico.

“Pomontino” 2019 – Tenuta Bellafonte: fortemente connotativo della scelta a trazione Sangiovese fatta dall’azienda. Vino equilibrato, completo. Buono oggi e, potenzialmente, buonissimo domani!

I MIGLIORI SPOLETO TREBBIANO SPOLETINO DOC

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La sensazione era che fino a quest’anno avesse giocato il ruolo dell’outsider, stupendo con qualche lampo ma restando timidamente nella sua nicchia come a non voler svelare tutto il proprio potenziale non tanto in termini di qualità e identità, bensì in quanto a fiducia diffusa da parte dei produttori locali. Sì, perché la fiducia è cresciuta negli anni, come stanno crescendo i numeri delle interpretazioni prodotte (pur restando contenuti in termini di bottiglie) e, ancor prima, degli ettari impiantati. Parlo, ovviamente, dello Spoleto Trebbiano Spoletino Doc che mai come quest’anno ha goduto di attenzioni e apprezzamenti da parte di media e operatori presenti all’anteprima, almeno per quanto riguarda le mere “chiacchiere di corridoio” fatte dopo le sessioni di degustazione. Che abbia goduto anche della miglior temperatura di servizio e della contestualizzazione stagionale più opportuna?! Magari sì, ma ben venga! Qualcuno lo vedeva come un varietale sul quale non puntare ma i fatti dimostrano che il Trebbiano Spoletino c’è e si fa sentire, fiero dalla propria peculiare attitudine a ricalcare molte delle esigenze di palato contemporanee: spiccata riconoscibilità; buon bilanciamento fra struttura e acidità con un’ottima percezione di freschezza; sorsi tesi, vibranti e sapidi ma mai non poveri di materia grazie all’ottimo lavoro fatto sulle fecce fini dalla maggior parte dei produttori. Un vino che crescerà ancora e non mi meraviglierei di trovarne alcune espressioni fra i migliori bianchi italiani o, forse, è già così!

“Trebium” 2021 – Antonelli San Marco: fresco nel frutto e nel fiore giallo. erbaceo ma non vegetale, toni minerali definiti. Sorso snello e sapido.

2021 Bocale: fedele al varietale, armonico e minerale. Sorso equilibrato, energico nell’incedere. Chiude decisamente sapido e pulito.

2021 Colle Uncinano: intenso nell’esposizione di frutto e fiore, con note di agrume e pietra focaia. Bocca che entra piena per poi distendersi con agilità. Chiusa sapida.

“Fijoa” 2020 – Le Thadee: complesso ma rispettoso del varietale, forte di una buona estrazione aromatica. Bocca materica, profonda e saporita.

“+128+” 2020 – Le Thadee: intenso nel frutto, rinfrescato da note erbacee e reso intrigante dalla ponderata speziatura. Bocca di buona concentrazione, con grande nerbo acido a tendere il sorso. Chiude molto saporito e lievemente tannico.

“Le Tese” Spoleto Trebbiano Spoletino Doc 2020 – Romanelli: una gestione accorta della macerazione permette un’ottima stimolazione dei precursori aromatici presenti nelle bucce dello Spoletino donando maggior solarità e complessità a questo vino. La macerazione e l’apporto mannoproteico delle fecce fini concorrono a conferire materia che vanta, altresì buona acidità che da ritmo al sorso. Interessante la percezione tattile della tessitura tannica ben gestita. Molto sapido in chiusura. Un esempio della duttilità di quest’uva anche in termini di vinificazione.

“Poggio del Vescovo” 2020 – Cantina Ninni: identitario fino all’osso! Sa dei Trebbiano Spoletino di una volta eppure sembra il vino più contemporaneo della batteria. C’è attitudine in vigna e in cantina e si sente. Fresco e minerale ma non privo di consistenza di centro bocca. Completo.

2021 – Pardi: ancora giovanissimo nell’esposizione di frutto, zagara, agrume e iodio. Sorso agile, scattante e giustamente salino.

Montefalco Grechetto Doc e Montefalco Bianco Doc

Mi permetto di segnalare anche alcuni assaggi capaci di distinguersi in termini di armonia e di precisione interpretativa fra i vini Montefalco Grechetto Doc (purtroppo visto come un surrogato dei più noti cugini di Todi e Orvieto che si differenziano anche per clone, ma capace di raggiungere picchi qualitativi notevoli) e Montefalco Bianco Doc (al netto del piglio più internazionale di alcune interpretazioni, potrebbe rappresentare lo “strumento” ideale per bypassare il monovarietale in favore dell’identità di territorio). Eccovi, quindi, una piccola selezione che abbraccia le varie interpretazioni delle due denominazioni:

Montefalco Bianco Doc “Artemide” 2020 – Benedetti & Grigi

Montefalco Bianco Doc “Colle Soragano” 2019 – Dionigi

Montefalco Bianco Doc 2020 – Scacciadiavoli

Montefalco Bianco Doc “Aria di Casa” 2019 – Tenuta Alzatura

Montefalco Bianco Doc “Sperella” 2020 – Tenuta Bellafonte

Montefalco Grechetto Doc 2021 – La Veneranda

Montefalco Grechetto Doc “Nido del Falco” 2019 – Tenuta Baldo

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Conclusioni

In generale, va considerata la costante crescita della qualità dei vini dell’areale sotto ogni punto di vista, al netto di annate più o meno favorevoli e di interpretazioni dettate da obiettivi agronomici ed enologici ed esigenze commerciali differenti. Il panorama dei vini di Montefalco è ampio e sta dimostrando, anche grazie a questa manifestazione, di poter offrire ben più del Sagrantino e, complice il momento non felicissimo della denominazione di punta dell’areale, tutti i produttori sembrano essersi allineati nel voler elevare la percezione dei propri vini attraverso l’esaltazione plenaria del terroir. Una presa di coscienza che parte dal vigneto e dalla crescente attenzione alla sostenibilità come fattore fondamentale e trainante per la valorizzazione del territorio tutto.

vini di montefalco umbria


Nel rinnovare i complimenti all’organizzazione e al nuovo presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco per aver veicolato al meglio la forza di questa terra e per il lavoro svolto a monte dell’Anteprima Sagrantino di quest’anno, confido che da qui all’anno prossimo e negli anni ancora a venire questa propensione alla crescita comune e all’unione fra produttori continui con la freschezza e la positività viste quest’anno.


F.S.R.

#WineIsSharing

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