Io punto sui Colli Euganei! Un areale dal potenziale inaudito solo parzialmente espresso.

Quando si parla di zone vitivinicole di matrice vulcanica spesso ci si dimentica di una delle più importanti: i Colli Euganei.
Un areale dalle origini antichissime, conformatosi ben 43 milioni di anni fa, grazie agli accumuli di colate laviche solidificate a contatto con l’acqua, ma è “solo” da 8 milioni di anni che nascono i colli così come li vediamo e viviamo ora. Oggi, i Colli Euganei sono composti da un centinaio di dolci colline, distribuite come isolotti in un’area di 200 km quadrati a Sud di Padova e a Ovest di Venezia.

“Gli Euganei sono l’unica zona delle attuali Venezie dove fuoriescono abbondanti lave acide ricche in silice e assai viscose. Dal raffreddamento nascono rocce particolari, la riolite viene seguita da trachite e latite, con filoni di basalto a chiudere il ciclo. La forte spinta dei magmi solleva e frattura nei modi più disparati gli antichi strati del fondo marino che, fino ad allora, avevano conservato la conformazione originale. Gli Euganei assumono la forma suggestiva che li contraddistingue e che ancora oggi ammiriamo.” Fonte www.collieuganeidoc.com.

vigne colli euganei

A modellare questo paesaggio saranno la successiva “ritirata” del mare dall’area e gli agenti atmosferici con la loro azione erosiva.

Terreni non solo vulcanici

Oggi, l’areale vitivinicolo dei Colli Euganei può vantare una delle pedologie più sfaccettate: dai terreni prettamente vulcanici (tipici i terreni ricchi di Riolite, Trachite e Latite), a quelli più marnosi (tipica marna euganea molto argillosa), passando per la tipica scaglia rossa e scaglia bianca (si tratta di una roccia sedimentaria marina calcarea, più o meno marnosa, ricca di fossili, che varia dal rosso al bianco, passando per colorazioni grigiastre).

Il Clima dei Colli Euganei

Il clima è generalmente più mite rispetto alla pianura e vi consiglio di visitare i Colli Euganei anche in inverno, stagione nella quale potrete assistere al fenomeno dell’inversione termica che vi permetterà di scorgere le cime dei lievi rilievi emergere dal “mare” di nuvole quasi come stiano galleggiando. Nello specifico, grazie a una mia richiesta di due anni fa di suddividere le realtà ideali “sottozone”, è stata portata avanti dal Consorzio Tutela Vini dei Colli Euganei una macro-zonazione che ha portato all’identificazione di differenti aree climatiche. La mappatura e la relativa relazione tecnica verranno presentate nei prossimi mesi dal consorzio stesso e sarà mia premura approfondire quello che sarà uno strumento utile tanto ad appassionati e addetti ai lavori quanto ai produttori stessi che vorranno comprendere al meglio le peculiarità di ciascun versante dell’areale.

I vitigni coltivati nei vigneti dell’areale dei Colli Euganei

In attesa che la zonazione “climatica” possa essere sovrapposta a quella pedologica, è importante sapere che tutti i terreni hanno dimostrato particolare attitudine a diversi varietali e, probabilmente, questo è uno dei principali motivi per cui la base ampelografica dei Colli Euganei è così variegata: è stata la prima terra ad accogliere i vitigni bordolesi in maniera importante, grazie ai Conti Corinaldi che hanno messo a dimora i primi vigneti di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc ma probabilmente anche Merlot e Carmenere (in Veneto, per anni, confuso con il Franc); tra gli autoctoni resistono il Raboso Piave e Veronese (usato per i rosati e in piccoli saldi nel Colli Euganei Rosso Doc), il Serprino (biotipo locale della Glera), il Pinello, la Garganega, il Tai bianco e i Moscati (Giallo e Bianco) con il Moscato Giallo bandiera della docg locale Fior d’Arancio. Non trascurabile la presenza dell’Incrocio Manzoni 6.0.13 (Incrocio fra Riesling Renano e Pinot Bianco) e degli internazionali Chardonnay e Pinot Bianco, con qualche parcella di Sauvignon Blanc. Durante i miei ultimi viaggi sul territorio ho potuto riscontrare da parte di alcuni virtuosi vignaioli la voglia di riscoprire i “vecchi” vitigni tipici dell’areale, ormai quasi del tutto abbandonati, come la Marzemina Bastarda, la Turchetta e la Corbina (dai quali scaturiscono alcuni interessanti uvaggi e blend che mostrano e dimostrano quanto quei varietali avessero un senso in quest’area. Varietà che, come spesso accade con i vitigni “reliquia”, rispondono bene ai cambiamenti climatici). Di “contro” è indubbio che l’enologia contemporanea di questo areale abbia trasceso, almeno in parte, la tradizione rurale orientando le più alte espressioni enoiche verso vini prodotti con varietà alloctone ma non per questo povere di identità. E’ didattico, infatti, poter approcciare le espressioni locali di vitigni considerati “internazionali”, ma – come detto poc’anzi – qui di casa da ben più di un secolo, ricercandone e percependone peculiarità prettamente territoriali. Il territorio prima del varietale, quindi… proprio come nelle grandi terre del vino. Un processo che è dovuto per forza di cose passare per vari stadi, compreso quello di un’iniziale emulazione delle più note zone che con i Colli Euganei condividono la componente “francofona” della base ampelografica, per poi maturare e prendere coscienza della forza espressiva dei pedoclimi di un’area ad alta vocazione per la produzione di vini contemporanei. Se per quanto concerne la componente tipica della lunga lista di vitigni impiantati nell’areale l’identità è dettata anche dalle poche possibilità di comparazione con interpretazioni di altre denominazioni, è interessante evidenziare quanto le diverse sfaccettature di queste zone emergano sia nei confronti interni che e ancor più nei raffronti con vini in purezza base Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Carmenere e/o tagli di stampo bordolese prodotti nei più svariati territori italiani o oltre i confini nazionali. Ecco che lo spauracchio dell’omologazione viene allontanato dall’identità di un’area vitivinicola che sa imprimere nei vini ivi prodotti connotazioni definite e riconoscibili indipendentemente dal varietale preso in oggetto. E’, quindi, solo una questione di preconcetto e di forma mentis quella che vuole relegare il vino prodotto da varietà alloctone (tra le quali, è giusto evidenziare, figurerebbe gran parte dei vitigni considerati autoctoni se andassimo più addietro nel tempo) .

I vini dei Colli Euganei

Per darvi un’idea della varietà delle opzioni interpretative che i disciplinari Docg e Doc dei Colli Euganei mettono a disposizione dei produttori eccovi le varie denominazioni:

Fior d’Arancio Docg (Spumante dolce, fermo Secco e Passito)

Colli Euganei Serprino (frizzante e spumante)

Colli Euganei Moscato (nei vini base Moscato Bianco)

Colli Euganei Bianco (Garganega min. 30%, Tocai friulano.e/o Sauvignon min. 30%, Moscato bianco e/o Moscato giallo 5-10%)

Colli Euganei Pinot Bianco

Colli Euganei Chardonnay

Colli Euganei Merlot

Colli Euganei Cabernet

Colli Euganei Pinello

Colli Euganei Manzoni Bianco

Colli Euganei Garganega

Colli Euganei Carmenere

Colli Euganei Rosso (Merlot 40-80%, Cabernet Sauvignon e/o Carmenère 20-60%, Raboso Piave e/o Raboso Veronese max 10%)

Tra tutti i territori italiani quello dei Colli Euganei è, senza dubbio, il territorio più difficile da imbrigliare e da sintetizzare in poche e rappresentative espressioni enoiche e per quanto si possa pensare a questo aspetto come a un limite, credo che per tutti gli appassionati e per gli addetti ai lavori questa terra rappresenti un’occasione! Sì, l’occasione di assaggiare tante singolarità varietali ed enologiche (sono molte e diverse le “filosofie” produttive che insistono sul territorio) frutto di diverse matrici pedologiche e climatiche, capaci di delineare i profili di singoli micro-terroir nel calice: dai vini più strutturati e profondi a quelli più agili e minerali. Nonostante si tratti di un territorio abbastanza caldo e asciutto nel quale non ci si spinge di molto oltre ai 300m slm il connubio fra varietali, terreni, micro-climi e fattore umano portano i vini di quest’area a manifestare “dotazioni di serie” in linea con gli standard di contemporaneità che sono sempre più difficili e rari da trovare: profumi varietali nitidi, difficilmente opacizzati da eccessi di caldo e/o di legno; pH tendenzialmente bassi e grado alcolico non eccessivo, per vini con una buona percezione di freschezza e grande agilità di beva; mineralità reale e percettibile più sapida nei bianchi ed ematica nei rossi.

colli euganei cantine

Fiducia, auspici e scommesse

Concludo con uno stimolo ai produttori e con un tentativo di sensibilizzazione di chi andrà alla ricerca dei vini dei Colli Euganei o, magari, di chi già ne è un estimatore e ne acquista sovente. Lo stimolo riguarda la necessita dei produttori locali di valorizzazione maggiormente il proprio territorio attraverso un innalzamento della percezione del risultato del proprio virtuoso lavoro, ovvero posizionando i propri vini in fasce di prezzo e di merito che meritano. So che per molti appassionati (sempre meno, per fortuna, per gli addetti ai lavori che comprendono il valore del vino e le potenzialità dello stesso indipendentemente dal prezzo) il concetto del buon “rapporto qualità-prezzo” è qualcosa di positivo ma per i produttori questo può essere motivo di poca gratificazione e, dunque, un freno alla crescita di una indispensabile consapevolezza personale e, più in generale, di una rinnovata consapevolezza territoriale. Per questo l’auspicio è che molte delle realtà che ho avuto modo di visitare, lavorino nei prossimi anni per mantenere la qualità e la competitività dei vini “classici”, che vantano prezzi a dir poco appetibili (in alcuni casi sin troppo competitivi a causa di un forte ancoraggio al mercato locale che, come accade anche in altre aree, tende a livellare verso il basso i costi dei vini), per poi aumentare la presenza sul territorio di vini di fascia più alta che possano rappresentare un termine di raffronto non solo qualitativo (quello lo fanno già egregiamente!) ma anche commerciale con le più note e riconosciute espressioni enoiche italiane e mondiali. In pochi altri territori vitivinicoli italiani ho riposto la fiducia che ripongo da anni nei Colli Euganei dei quali è palese a tutti il potenziale. Un potenziale che è giunta l’ora di esprimere e mostrare con fierezza e orgoglio, con rispetto ma senza timori reverenziali, in quanto è proprio in questo angolo di Veneto così forte della propria identità che ho avuto modo di assaggiare alcuni dei migliori vini da varietà bordolesi (con il Merlot e il Franc sugli scudi) e tra i più equilibrati e sapidi moscato secco. Sicuramente le due punte di diamante di una terra che nei prossimi anni farà molto parlare di sè e non solo attraverso le eccellenze di due o tre cantine di riferimento, bensì tramite un movimento coeso e lungimirante in cui “vecchie” e “nuove” generazioni affronteranno il futuro con il piglio di chi sa quanto vale e vuole, finalmente, farlo sapere anche a chi stappa una bottiglia di vino dei Colli Euganei.

Va da sè che una così ampia base ampelografica e un novero di denominazioni tanto vasto possa creare confusione in termini commerciali, ma per quanto io veda – come accennato poc’anzi – nei rossi e nel moscato secco fermo i vini dal più grande potenziale, ciò che conta è trascendere il varietale in favore della valorizzazione liquida del territorio. Un territorio che ha un’identità che è difficilissimo snaturare e che può fare da trait d’union fra le varie referenze “di punta” che, confido, verranno prodotte da un numero sempre maggiore di realtà locali. Io, da par mio, ho lanciato una vera e propria scommessa ai nutriti gruppi di produttori che ho avuto modo di incontrare nei miei ultimi due tour di territorio. Ora non mi resta che attendere almeno un paio d’anni per comprendere se la “sfida” è stata colta o meno.

La scommessa che faccio con voi invece è quella di prendere alcuni dei rossi di quest’area e di inserirli in batterie alla cieca con Merlot di altre aree italiane e non solo. Le sorprese non mancheranno!

F.S.R.

#WineIsSharing

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